Dom. Apr 14th, 2024

“Pane e Zucchero”, l’inno alla vita ed alla memoria di Pasquale Petrosino

Vivendo nell’era dell’immagine e del suono, la parola scritta e, di conseguenza, tutto ciò che è strettamente collegato all’attività sensoriale ed intellettiva perde si significato ogni giorno di più

di Stefano Pignataro

Un fenomeno intellettivo che interessa soprattutto i giovani che si sono trovati totalmente immersi in un Oceano tecnologico in cui, a dirlo con scienziati o anche con il sociologo Franco Ferrarotti, mettono in moto “la parte destra del cervello” fatta di emozioni e di sensazioni. Un pensiero che potrebbe essere subito accostata con l’annotazione di un noto informatico (un informatico, cioè per colui il quale il dinamismo tecnologico è vita e lavoro) Vint Cerf che sprona l’uomo del ventunesimo secolo a stampare le fotografie per non rischiare un deserto di recordi soltanto racchiusi negli smartphone come un novello specchio intrappola anime per alcune popolazioni africane.


L’importanza della memoria, della fotografia, del patrimonio audio-visivo corollario di ricordi e di sensazioni è il tema di un libro appena edito dalle Edizioni “Il Quaderno” diretta da Stefania Spisto intitolato “Pane e Zucchero”. Viaggio tra i ricordi di un dolce vissuto” (Prefazione di Pino Strabioli con uno scritto di Alfonso Maria Tartarone). A scriverlo Pasquale Petrosino, militare della guardia di finanza, giornalista, organizzatore culturale e teatrale, Direttore organizzativo di Scena Teatro, creatura diretta artisticamente dal suo compagno, il regista e attore teatrale Antonello De Rosa. Petrosino, le cui doti di organizzazione di eventi ed il cui gusto estetico insieme ad Antonello De Rosa erano note grazie ai molteplici spettacoli che ogni anno consegnano con successo al pubblico salernitano e non solo, si rivolge, questa volta, con la sua pubblicazione certamente al suo pubblico al corrente della sua storia familiare e dei suoi aneddoti, ma anche ad un pubblico desideroso di apprendere una storia, come scrive lui stesso nell’introduzione, di una famiglia di San Filippo D’Agira in provincia di Catania che può essere comune a molti ma, per lui, non lo è proprio perchè il bagaglio di emozioni e di sensazioni che nell’arco di una vita, breve o lunga che sia come breve o lunghe che siano la durata delle emozioni stessi, muta secondo la sensibilità di chi le vive e dalla abilità nel saperle raccontare. L’autore, dunque, adoperando uno stile colloquiale e semplice,, scorrevole ma allo stesso tempo analitico, accompagna il lettore nel suo vissuto. Punto della sua vita, come una catena che percorre parallelamente i suoi punti di riferimento, il viscerale rapporto di bene con la nonna Caterina e i bisnonni, con la madre ed il padre.

Di quella famiglia, Petrosino traccia, attraverso i suoi ricordi, un affresco di decenni, dai primi del Novecento sino alle descrizioni di una fiorente Catania degli anni cinquanta, anni ancora lontani da un boom economico che porterà, forse, a far scomparire quei profumi di quei mestieri tradizionali ed, in seguito, quelle tadizioni fatte di credenze e detti popolari tanto cari all’autore e che hanno ispirato la migliore Letteratura italiana (su questo, non manca una nota amara dell’autore verso un mondo eccessivamente globalizzato). Un periodo storico in cui l’autore vive con serenità,attorniato dal calore e dalle gioie dell’infanzia, da quel “pane e zucchero” che è più di una pietanza, quanto una dimostrazione d’amore e di affetto segno di presenza e di amorevole dedizione.

Storia di uomini andati in guerra, di donne fedeli giovani che già sentivano la responsabilità di una famiglia, donne che sembrano facciano eco alla penna di Vittorini. Una famiglia che , inevitabilmente, si scontra con l’evento luttuoso del distacco che l’autore vive, come ogni bambino-ragazzo dotato di elevata sensibilità, come trauma terribile di qualcosa che si rompe ma che perennemente unito e tenuto vivo dalla memoria. Denso ed incalzante la descrizione della propria crescita adulta,il Matrimonio, la nascita dell’amata figlia Mariagiovanna, la malattia della moglie sino alla scoperta dell’omosessualità che , se vissuta come una piacevole sensazione di autenticità della propria ricerca individuale, gli comporta terribili conseguenze (l’autore parla di conti correnti bloccati, amicizie e parenti spariti). In questo terribile periodo della sua vita, l’autore ritrova, immancabile e non poteva non essere così’,il bene mai mutato della nonna Caterina che accetta, come è normale che sia, l’amore puro e sincero per il suo compagno Antonello e la ritrovata felicità del caro nipote. Un racconto che, oltre all’entroterra culturale ed antropologico, rende importanza a piccoli gesti della nostra quotidianità e quei valori spesso dati per scontati (quale la riconoscenza per ciò che si ha avuto quale il bene di una famiglia) ma che ci rendono quello che si è.

“Pane e Zucchero” (Il Quaderno Edizioni) è stato presentato il giorno 22 Dicembre a Salerno, presso la Pinacoteca Provinciale, dalla giornalista Erminia Pellecchia, dal Presidente de “Il Quaderno Edizioni” Stefania Spisto e dal regista Antonello De Rosa. con letture di Rosanna De Bonis e Margherita Rago.

La foto dell’autore tratta da “L’Opinione delle Libertà”

Stefano Pignataro
Sezione Cultura
Vice coordinatore nazionale Polis SA magazine

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