Dom. Mag 26th, 2024

Pranzo di solidarietà a Roccapiemonte (SA)

“Progetto famiglia” ha organizzato un evento per il Togo

Una giornata festosa e all’insegna della solidarietà, quella di domenica 5 marzo scorso: varie, concomitanti manifestazioni hanno reso maggiormente allegra la comunità di Roccapiemonte, cittadina in provincia di Salerno. Ne citiamo due, in particolare: l’inaugurazione del “nuovo” club Napoli (tornato attivo dopo quasi vent’anni) e il pranzo di beneficenza, a cura di svariate associazioni – rocchesi e non. Come “Progetto famiglia”; “Segnali di vita”; la struttura “Casa di Wilma”. In mattinata, ecco il taglio del nastro per quanto riguarda la nuova sede del club di tifosi. In corso Mario Pagano, civico 150. Presenti all’happening: il sindaco Carmine Pagano, il presidente Alfio Mastrangelo e numerosi tifosi. Anche la stampa era presente: ricordiamo i cronisti Peppe Della Morte; Luisa Trezza e altri. Giuseppe Della Morte ha anche tenuto una breve prolusione, prima della benedizione – a cura del parroco don Giuseppe Ferraioli. Che ha parlato, in poche parole, del tempo libero “da sapersi utilizzare bene”. E ha ricordato un aneddoto, concernente la sua passione calcistica a favore dell’attuale squadra capolista – appunto quella del “Ciuccio”.

Nella mattinata del 5 marzo, il corso di Roccapiemonte è stato addobbato a festa – tramite bandierine, con su stampato il logo del Napoli – ed è stato percorso da majorettes o cheerleader di ogni età, grazie all’impegno del sodalizio “Mente cuore forza” – di Giusy Calvanese. Le majorettes – con i colori dell’Ucraina – hanno sfilato tra tanta gente assiepata. Tra ali di folla, dalla sede del club fino a piazza Zanardelli. Qui si è tenuto un aperitivo, un momento di festa. Condito dalle simpatiche e appropriate musiche del grande Pino Daniele. Grazie anche a Remix Moscatiello e alla già citata Giusy Calvanese. In precedenza, il taglio della torta è avvenuto – invece – in sede. Ospiti di rilievo: l’ex difensore Raffaele Sergio e l’attaccante Emanuele Calaiò. Che ha fatto parte della squadra, sotto la gestione di Aurelio De Laurentiis. Inoltre, hanno partecipato esponenti e rappresentanti dei vari “Napoli club” del comprensorio: all’appello non sono mancati i supporter di Cava de’ Tirreni; Castel S. Giorgio; Mercato San Severino. Molti provenivano anche dalla U.a.n.m. – acronimo per “Unione azzurri Napoli nel mondo”.

Il clima era molto dolce, davvero una bella giornata di sole. A incorniciare e – forse – anche a voler sottolineare l’altro avvenimento del 5 marzo rocchese: “La grande famiglia del Togo”. La kermesse ha visto partecipi e/o “protagoniste” tante associazioni pullulanti nel territorio dell’Apus montem (Roccapiemonte, come descrivevano tanti storici locali – tra i quali annoveriamo mons. Mario Vassalluzzo). Tra le realtà che hanno organizzato – molto bene – la kermesse solidale ricordiamo: “Progetto famiglia Odv Cooperazione”; “Segnali di vita” e gli alacri responsabili della struttura/ricovero per anziani “Casa di Wilma”. Con tante e attive signore; con il fattivo supporto dei ragazzi della parrocchia di San Giovanni Battista – veramente educati e compiti – tra cui citiamo Vincenzo Apicella. Mentre ricordiamo anche alcuni altri organizzatori – tra moltissimi: in prima linea la professoressa Anna Laura Guarino e Loreta Ciancone. Con la sorella Antonietta. Entrambe sono molto attive in campo parrocchiale e/o sociale. L’iniziativa ha visto la celebrazione della Santa Messa nella chiesa succitata (San Giovanni Battista). Si è trattato di una concelebrazione, con don Giuseppe Ferraioli; don Karlos Kassein e don Bernard Kaporè. Dopo la liturgia eucaristica, cui ha preso parte un corposo coro – formato da tanti giovani e anche dai bambini – l’evento si è “spostato” nei locali di “Casa di Wilma”. Dove è stato preparato un pranzo; un momento di agape e di condivisione fraterna. Grazie ai volontari e alle volontarie di Rocca – che si sono prodigati al massimo, affinché tutto fosse perfetto. Nel corso della degustazione, la Guarino; Loreta Ciancone e altri hanno illustrato i progetti di “Progetto famiglia” e delle altre realtà associative rocchesi. Mediante video ed esplicazioni varie. A seguire, altri momenti di letizia – con il karaoke e una sorta di “riffa”; di lotteria. Si era in moltissimi, forse un centinaio di “ospiti” od aderenti. Ogni tavolo aveva una “denominazione”, legata a valori civici: il tavolo “Bontà”, quello “Lealtà” e così via. Nel corso della Santa Messa, don Karlos ha tenuto una significativa omelia. Incentrata sul Vangelo della seconda domenica di Quaresima: la meditazione sulla trasfigurazione di Cristo. Poi, il sacerdote ha espresso commenti su “Progetto famiglia”. “Tracciando” delle date specifiche della sua vita: tappe vissute dal prete, grazie al supporto da parte di tale sodalizio, che – tra altro – si occupa anche di sostenere gli studi seminariali di persone di colore (Togo e/o Burkina Faso, e non soltanto) senza risorse economiche. Anche questo è emerso, nel corso della presentazione da parte della Guarino – dopo pranzo. A cui ha partecipato il primo cittadino Pagano. Al taglio della torta era presente anche Aniello “Nello” Capuano – un attivissimo e generoso 19enne, affetto da Fshd (Distrofia facio-scapolo-omerale), che ha frequentato il locale liceo scientifico: l’istituto “Bonaventura Rescigno”. Un ragazzo che da poco è stato insignito del titolo onorifico di “alfiere” della Repubblica Italiana – da parte del presidente Sergio Mattarella. Questo giovane è stato reso cieco da tale patologia, ma questo non gli ha impedito (e non gli impedisce) di vivere l’esistenza al massimo – quasi senza alcun limite. Egli si è prodigato nel realizzare particolari software, pensati appositamente per migliorare le condizioni di vita di giovani come lui. Anche meno fortunati di lui. La sua grande versatilità è il risultato di un’educazione e di una sensibilità, che gli sono state trasmesse da una formidabile famiglia: il padre Marcello Bengasi e la madre Patrizia Scala più la sorella minore.

Tornando a noi e alla giornata “pro-Togo”, occorre dire che la cittadina di Rocca è divenuta – negli ultimi anni, in particolare – una realtà densa di fermenti; intraprendente; attiva. Grazie pure a “nuove” associazioni – ad esempio “Fedora”, diretta dal professor Gaetano Fimiani. E – venendo ancora al pranzo di solidarietà, ripetiamo, molto ben congegnato – possiamo solo affermare che è stato gustoso e… “perfetto” dall’inizio alla fine. Come primo piatto, una ricetta tipica del comprensorio rocchese: pennette patate, provola, pancetta, basilico. Possibilità di effettuare il bis, più assaggi di pasta al sugo. Per secondo, broccoli e salsiccia. La carne era molto tenera e saporita. Indi, frutta a volontà e – come degna conclusione – tantissimi dolci preparati in casa. A buffet. E vai con crostate, ciambelloni, zeppole preparate al momento. Infine, la torta augurale – con l’effigie dell’associazione. Al modico prezzo di dieci euro per ciascun partecipante. Il video e le parole dei referenti hanno, poi, costituito il nocciolo dell’intera manifestazione. Sono state illustrate le finalità dell’associazione “Progetto famiglia” – i cui volontari indossavano un’apposita pettorina: la realtà si occupa di “adozione” e/o “sostegno” a distanza. Peculiarmente in Africa, soprattutto per gli Stati del Togo e del Burkina Faso. Oppure in altre zone. Ci sono varie modalità di fare “beneficenza”, diciamo così – negli intenti di tale sodalizio: si possono sostenere (e molte famiglie del circondario lo sanno bene) bambini dai primi mesi ai sei anni; dai sei ai diciotto anni; inoltre, si possono sostenere i seminaristi senza risorse o poco abbienti. Alcuni di questi, per esempio, hanno potuto concludere il percorso verso il sacerdozio grazie ai proventi giunti dai contributi di persone di buon cuore. Di benefattori, persino anonimi. In chiesa, erano presenti anche tante foto di bambini ed adulti africani – sostenuti dall’associazione. Vi erano anche delle lettere di ringraziamento, da parte dei beneficiari, ai loro “tutori” – diciamo così.

Con circa un euro al mese, è stato spiegato, si possono aiutare ai bambini ad andare a scuola. Fornendo loro pasti; materiale didattico; lampade per studiare quando è buio; persino vaccini. Oppure, appunto, i contributi vanno per i sacerdoti del futuro. Nelle parole dei responsabili emerge che con un euro, in Italia, “non si possono aiutare i migranti di colore dinanzi ai semafori; ma in Africa anche un solo euro è prezioso per assicurare mangiare ed istruzione delle persone di colore”. I referenti hanno fatto appello al nostro “essere buoni cristiani”, nel non voltare le spalle a chi è nel bisogno. Accenni lievissimi sono stati attuati anche alle attuali notizie sugli sbarchi di povera gente in Italia e alle morti in mare – dovute alla “tratta di esseri umani”; su barconi senza speranza. In preparazione, per fine mese (31 marzo), un’ulteriore serie di iniziative – nel Rocchese: stavolta, sarà la prestigiosa location di villa Ravaschieri a costituire la cornice di una degustazione. Però con chef stellati; inoltre è in programma la visita guidata della magione – un’antica villa riattata. Il ricavato andrà interamente per delle attività in Burkina Faso. Parola di “Progetto famiglia”.



Anna Maria Noia

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