Gio. Feb 22nd, 2024

Mostra d’arte visiva e tattile a Castellabate (Salerno) il 13 luglio prossimo

L’evento e’ stato creato dall’organizzatrice di kermesse, Marisa Russo

Nell’ambito delle celebrazioni per i novecento anni del castello di Castellabate – tipico e ameno borgo del Cilento – nonché della fondazione della cittadina, il maniero stesso ospiterà un’esposizione di arte visiva “tattile”, dedicata ai non vedenti. Il tutto è stato fortemente voluto da un nugolo di artisti, sotto la direzione artistica della giornalista e organizzatrice di eventi Marisa Russo. Molto attiva nel campo del volontariato. Perché gli ipovedenti non dovrebbero poter ammirare, almeno in maniera tattile, i capolavori di cui è “impregnata” l’Italia – particolarmente, nella fattispecie, il Sud? Rispondendo a tale interrogativo, nonché facendo propria la regola di San Benedetto (il cui incipit è “Ascolta”), ecco che la Russo e il pool di artisti sopracitato vanno incontro alle “problematiche degli altri” – dando, per l’appunto, “ascolto” al loro grido di dolore.

Abbiamo, infatti, tutti gli stessi diritti (ma anche gli stessi doveri) – seppure in un’ottica di uguaglianza sostanziale più che formale. Quindi, anche i cosiddetti ciechi devono fruire del linguaggio delle arti. E quale migliore occasione che quella – in atto il prossimo 13 luglio, vernissage alle 19 – approntata dalla Russo? Così tutti potranno scoprire le bellezze universali, mutuate dai pittori e/o dagli scultori. La kermesse si terrà – come detto – al castello, un bene architettonico ricco di fascino e di storia. La mostra avrà tema: “Piante tra poteri e simboli. Guardare con il tatto, vedere con l’odorato”. Sì, perché le opere – rigorosamente in rilievo – sono costituite anche da un impasto di essenze (oltre ai colori e agli accorgimenti più disparati), per esaltare i sensi del tatto e dell’olfatto od odorato. I manufatti esposti sono stati realizzati in e con varie tecniche. Le basi di tali espressioni artistiche sono triangoli isosceli – con due fori alla base, a richiamare la forma del naso.

Anche i titoli delle opere dedicano attenzione agli ipovedenti e/o cecuzienti – essendo scritti nel linguaggio Braille – dedicato ai non vedenti. Gli artisti coinvolti nell’encomiabile iniziativa sono: Teresa Bisogno; Franco Cortazzo; Briseide Di Biasi; Rita Lepore; Raffaele Sansone; Antonio Suriano; Maria Rosaria Verrone; Franco Vertullo. “E’ stato un impegno notevole – spiega Marisa Russo, che ha promosso l’happening – quello di effettuare le opere in rilievo; aventi a tema le piante profumate tra poteri e simboli”. All’avvenimento parteciperà l’associazione “Uici” – acronimo per “Unione italiana ciechi e ipovedenti” – della provincia di Salerno. il presidente, Raffaele Rosa, si è già complimentato per la lodevole kermesse. Ha confermato la propria presenza e ha dichiarato di voler organizzare un pullman con a bordo i soci del sodalizio. Ad essi il “compito”, certamente piacevolissimo, di esprimere le proprie sensazioni ed i consigli, affinché la “comunicazione emotiva” propugnata dall’esposizione sia realmente efficace.

All’inaugurazione: il presidente della Provincia di Salerno, Franco Alfieri; il primo cittadino di Castellabate, Marco Rizzo; il responsabile dell’ufficio Cultura e turismo Enrico Nicoletta. Si prevede che gli ospiti saranno accolti con le melodie del bel canto (anche lirico), a cura del soprano Mary Pasca, originaria del Cilento. Che sarà accompagnata dal maestro Leonardo Russo. Il borgo e il castrum di Castellabate – ridente e tranquilla cittadina cilentana (piena di eventi) – sono lieti di ospitare questa manifestazione. “E’ un paese, questo – esprime la Russo – dove le politiche sociali hanno e devono avere un ruolo essenziale”. La cittadina – poco più di 8.600 anime – si estende sul territorio del parco nazionale del Cilento. Tra colline e splendidi paesaggi. Zona turistica, marina, caratterizzata dalla presenza della macchia mediterranea: questa è la pacifica Castellabate.

Sito archeologico molto interessante, tanti i monumenti da visitare. Non solo il celebre castello, che comunque è l’attrazione principale. Il toponimo (nome del luogo) deriva l’etimo dal castello di S. Angelo, fatto costruire dall’abate benedettino Costabile Gentilcore sull’omonimo colle. Secondo la leggenda, il santo abate – nato in una famiglia umile – era di origini lucane. Entrò nell’abbazia di Cava de’ Tirreni, sempre in provincia di Salerno (come Castellabate e il Cilento stesso) e, in seguito, facendo costruire il castello “dell’abate”, protesse il borgo dalle incursioni dei Saraceni invasori. Era un uomo, un religioso, mite e dolce. Anche se, secondo alcuni, fu infangato alla sua morte. Il nome Costabile è molto noto, nel Cilento: abbiamo, ad esempio, l’eroe dei moti rivoluzionari cilentani – Costabile Carducci, nato a Capaccio (Caput aquae). Ma è anche un cognome, sempre tipico delle aree cilentane. La fortezza del 1123 ha mura perimetrali, con quattro torri angolari rotonde. All’interno, ci sono i resti delle abitazioni e delle cisterne, usate dalle popolazioni medievali. Il bene è stato oggetto di restauro da alcuni anni.

Per commemorare i novecento anni di realizzazione, ecco che il castrum si fa (ancora) più bello ed ospita l’evento rivolto ai non vedenti. Soddisfatta Marisa Russo, che ha organizzato anche altri happening – nel tempo. Tra i più recenti: la mostra tattile “Castellabate, terra di ulivi – tra mito, storia, simbologia”. Con la partecipazione del balletto “dell’Ulivo” – a cura della scuola di danza “Progetto danza”, responsabile: Marianna Lupo. Un evento interessante, previsto lo scorso maggio. Ben vengano – dunque – queste iniziative, che coniugano impegno civile e socialità. Intenti di beneficenza ed espressioni artistiche – ecumeniche e universali. In una cornice, una location suggestiva. Dallo skyline mozzafiato; entusiasmante; lussureggiante. Alla ricerca e alla (ri)scoperta delle radici meridionali. Proiettandoci nell’antichità dei luoghi – tra erbe officinali ed esperienze di gusto, ma anche “visive” – se vogliamo. Perché l’arte, come ben sa Marisa Russo, è di tutti e appartiene a tutti. Essendo figlia del Bello, ma giammai da imitarsi – secondo Platone.



Anna Maria Noia

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