Mer. Lug 24th, 2024

Il viaggio italiano: contributi alla storia e allo sviluppo del Cile e la volontà del ritorno

Dal periodo coloniale all’indipendenza e oltre: l’impronta italiana nella formazione e nell’evoluzione della nazione cilena – A cura di Gustavo Gabriel Gómez Barbieri, medico di origini italiane, che tornerà al paese dei suoi avi

Il Viaggio italiano

Le vite e le terre degli italiani nel mondo


Contributi alla storia e allo sviluppo del Cile e la volontà del ritorno

Dott.Gustavo Gomez Barbieri

Fin dalle sue origini, il contributo dei migranti italiani al consolidamento della nazione cilena è stato fondamentale per il suo viluppo culturale e scientifico . Fin dalla prima campagna di conquista all’interno delle schiere di Pedro de Valdivia, troviamo le figure di Pasquale Genovese, Antonio Pigafetta, Agamenón de Neli, Giovanni Battista Pastenne, Juan Ambrosio Justiniano, tra molti altri, che svolsero funzioni amministrative, evangelizzatrici e di transculturazione per gli aborigeni delle terre originarie del Cile, essendo un ponte di comunicazione tra i popoli autoctoni e i conquistatori. Molti di loro rischiarono la vita in questa nuova terra, fonte di miti e leggende come quella della cosiddetta città dei Cesari, che li portò a colonizzare terre sconosciute al mondo europeo e permise alla conoscenza dell’essere umano di estendersi oltre il paradigma cattolico-cristiano. Questo favorì il dialogo tra due mondi con visioni del mondo e costumi diversi, così come avvenne con i romani del I secolo d.C. dopo le campagne di Giulio Cesare, Augusto e Tiberio, dove i latini romanizzarono i popoli germanici nella cosiddetta romanizzazione. I primi migranti italiani, attraverso le missioni evangelizzatrici di Agamennone de Neli e Antonio Maria de Fanelli, permisero senza violenza né occupazione militarizzata di trasmettere valori, alfabetizzazione e conoscenza delle sacre scritture, generando fenomeni di transculturazione e in alcuni casi di sincretismo culturale. Questo fu necessario per fondare e creare un concetto di nazione meticcia in cui tutti potevano contribuire ed essere partecipanti alla costruzione di una società diversa, ma con scopi e obiettivi comuni.

Già avanzate nel periodo delle hacienda e lasciando il posto al periodo coloniale, appaiono nuove figure, come Juan della Croce Bernardotte, che fu tutore di Bernardo O’Higgins prima del suo viaggio in Inghilterra e che fu chiamato il rappresentante del Cile nell’antica Europa continentale. Tra le figure più rilevanti, vi è Joaquín Toesca y Ricci, che, cadetto fin da bambino nella città di Milano, iniziò gli studi di architettura e ingegneria nella bottega di Francisco Sabattini, perfezionandosi presso la Reale Accademia di Barcellona, che poi completò nella sua città natale presso l’Academia de San Lucas e a Madrid, dove incontrò un vescovo di Santiago che lo invitò a partecipare al progetto di costruzione della cattedrale di Santiago. Successivamente, partecipò attivamente alla costruzione degli argini del fiume Mapocho dopo lo straripamento del fiume nel 1783 e alla costruzione del primo conio di monete utilizzato in seguito come palazzo del governo, noto oggi in Cile come La Moneda.

Nel 1810, il vento dell’indipendenza chiamò per scuole, strade e stazioni della metropolitana il tenente e brigadiere Don José Rondizzoni, che oggi porta il suo nome. Nato a Parma nel 1788 e combattente per l’esercito francese contro il re di Spagna Fernando VII, in qualità di membro della Guardia Imperiale di Francia, fu chiamato da José Miguel Carrera nel suo viaggio diplomatico negli Stati Uniti d’America alla ricerca di aiuti e rifornimenti militari per la causa indipendentista del Cile. Venne arrestato dai leader dell’indipendenza per mano di José de San Martín e sotto l’influenza di Bernardo O’Higgins decise di unirsi alle forze transandine e contribuire all’indipendenza del Cile partecipando a varie battaglie, diventando anche luogotenente del generale Freire durante la repubblica conservatrice e combattendo contro le forze conservatrici. Venne espulso dall’esercito per diventare Capo di Stato Maggiore nel 1849. In questo periodo si consolidò l’emigrazione italiana e ondate di famiglie liguri, piemontesi e trentine entrarono nel nord e nel sud del paese, costituendo il motore dello sviluppo industriale che promosse lo sviluppo tecnologico e industriale, decentralizzando il paese nel corso del XIX secolo e generando il terreno fertile per l’arrivo di pensatori e scienziati nelle nascenti scuole di medicina, chimica, farmacia e ingegneria.

L’influenza dell’epoca giolittiana che generò un aumento della speranza di vita della popolazione italiana dal 1861 al 1877 da 30 anni a più di 80 anni e un aumento dell’1,5% annuo del PIL favorì lo sviluppo dell’industria dell’acciaio, del nichel, dei metalli meccanici e la galvanica, consentendo lo sviluppo di progressi tecnologici che furono portati dai mercanti sulle navi verso le coste argentine e alcuni attraversando lo Stretto di Magellano fino a raggiungere Valparaíso per la colonizzazione italiana. Prova di ciò è la più grande e moderna fabbrica di galvanica del Sud America di Rafael Panza, inaugurata nel 1906 nel cuore di Valparaíso, che utilizza tecniche di elettrodeposizione per la fabbricazione e la protezione di barre e oggetti decorativi utilizzati dalla Marina sulle sue navi. Tutto ciò non sarebbe stato possibile senza una politica educativa, la cosiddetta legge Coppino promulgata il 15 luglio 1877, che imponeva la costruzione e la progettazione di scuole per ogni comune creato in Italia e, allo stesso modo, in Cile, la legge sull’istruzione primaria obbligatoria promulgata nel maggio 1874 dal presidente della repubblica Don Domingo Santa María, di pensiero liberale, avviando il processo di secolarizzazione della società e di migrazione verso le campagne.

Bisognerà attendere gli inizi del XX secolo con l’arrivo del medico italiano da Pavia Giovanni Battista Noé Crevanni, discepolo del grande medico e zoologo Gian Battista Grassi e vero scopritore della malaria, che riuscì a isolare e curare il protozoo Plasmodium falciparum. A metà del XIX secolo, ridisegnò il programma educativo proposto dal medico tedesco Westenhoffer, sostenendo l’educazione medica in Cile dall’inizio del XX secolo ai giorni nostri, dirigendo personalmente la campagna contro la malaria nel Nord, la cosiddetta Campagna di Arica, debellando completamente la malaria dal nord del Cile eliminando la temibile zanzara anofele, il chavalongo (tifo esantematico), la tigna e l’anchilostoma noto anche come anemia del minatore che colpiva i minatori di Lota, nel sud. Il loro contributo ha permesso a migliaia di cileni, boliviani e peruviani di vivere liberi da questa malattia, consentendo la crescita demografica e lo sviluppo industriale ed economico. Attualmente, la principale fonte economica del paese è l’estrazione di rame e litio, che avviene in queste regioni dove Juan Noé, come lo chiamiamo qui in Cile, arrivò con la sua arca di Noè alla Facoltà di Medicina dell’Università del Cile per cambiare la storia del nostro Paese.

È a questo punto che nascono la Scuola di Sanità Pubblica dell’Università del Cile e l’Istituto di Scienze Biologiche, che diventerà poi l’Istituto di Scienze Biomediche, dove si sono formati grandi professori come i Dottori e fratelli Palazzi, i Dottori Vivaldi, Walter Fernández, Ramiro Herrera e Ottmar Wilhelm, che divenne addirittura ministro della Sanità del Cile.

È in questo momento chiave della storia italiana che i loro discendenti ritornano nel Paese d’origine perché si sentono e sono italiani.

Il miglior esempio di ciò è che mio nonno Luigi Barbieri Fava non rinunciò mai alla cittadinanza italiana e quando l’immigrazione gli chiese se voleva acquisire la cittadinanza cilena, non l’accettò mai, così come tutti i suoi figli e discendenti in terre straniere, come Juan Barbieri Vera e i suoi figli che acquisirono la cittadinanza per ius sanguinis. È questa chiamata del Paese e di servire e aiutare le proprie famiglie che rende grande e prezioso il contributo dei loro discendenti; innanzitutto per il desiderio di apprendere la lingua, poi per i suoi usi e costumi, sia attraverso il folklore che le sue feste religiose e sacre. Ma soprattutto è il sostegno e l’unità familiare che trasmette di generazione in generazione i saperi e i costumi che permette questo fenomeno del ritorno dei figli in patria.

Io, Gustavo Gabriel Gómez Barbieri, medico di professione, tornerò nel mio paese, Voltri, al fine di contribuire alla comunità e al lavoro in Italia, nonché allo sviluppo della salute pubblica e occupazionale dei pazienti più disagiati. Ringrazio il contributo della mia famiglia, mio padre Gustavo Gómez Ronda, che recuperò gli atti dell’Argentina da Juan Barbieri Vera e Luigi Barbieri Fava, mia moglie Verónica Barbieri Panza, nipote di Juan Barbieri Vera, e mio fratello Gerardo Gómez Barbieri, che mi ha sostenuto in questo viaggio e le radici per essere un vero contributo nell’imperituro tempo e per poter tornare dalla nostra famiglia in Italia.

È in questa svolta storica che il Cile sta riscrivendo il modo in cui ci relazioniamo e si prepara ad avviare un nuovo ciclo di sviluppo scientifico culturale, dove i problemi di salute mentale e le malattie emergenti come le pandemie richiederanno nuovamente questa unione. E come recita il compositore operistico Verdi, “Ritorna al antico e sei moderno“. È questa forza, questa libertà e questo lavoro collaborativo in unione con l’Italia che ci permetterà di raggiungere il benessere dei nostri cittadini e il miglioramento della qualità della vita delle nostre famiglie e comunità, come recita il proclama del Risorgimento italiano: “Italia: Unione, Forza, Libertà!” Viva Chile, Viva Italia!

Dott.Gustavo Gomez Barbieri

Bibliografia

  1. Carlos Diaz Gallardo. Cenni storici: La presenza italiana in Cile, dalla Conquista alla metà dell’Ottocento.
  2. Neghme R., Professore Amador Dott. Juan Noé (1877-1947). Le sue azioni a beneficio di Arica e Tarapaca (I Regione del Cile). Azioni contro la malaria. Rev. Chil. Infectol 16(12):163165,1999.
  3. Il dottor Juan Noé (1887-1947) e l’eradicazione della malaria nel nord del Cile. Boll. Chil. Parasitol 52 (1/2): 43-44, gennaio-giugno. 1997.
  4. Archivio storico vescovalle i del comunne di Voltri., 2018.
image_printDownload in PDF