Mer. Lug 24th, 2024

Foto di Riccardo Albericci (particolare)

Nina Durazzo: la marchesina e la camelia

La marchesina Teresa Pallavicini, dopo il matrimonio, con Marcello Durazzo nel 1847, conservò il suo cognome ma firmava la corrispondenza come Nina Durazzo. La camelia “Nina Durazzo” fu creata tra il 1847 e il 1851.

Di Margherita Conrad

Visitando il Camelieto storico di Villa Durazzo Pallavicini a Pegli sono sempre stata colpita dalla bellezza dei fiori ed anche dai loro nomi.

Madame de Strekaloff, Albino Botti, Vergine di Collebeato, Eleonora Franchetti,  marchesa Teresa d’Ambra, Omer Pachà, Bella di Firenze, Nina Durazzo e molte altre.

A me piace molto la japonica Nina Durazzo, così descritta: fiore medio 9 cm., doppio perfetto, spesso imbricato, a spirale, bianco puro, ma con petali anche venati o striati di rosa oppure raramente totalmente rosa.

Nina Durazzo
Singolo fiore rosa, uno “sport” (varietà di forme e colori) abbastanza raro

Mi sono chiesta chi fosse Nina Durazzo. Il cognome appartiene ad una nobile famiglia che ha dato 8 dogi alla Repubblica di Genova più uno alla Repubblica della Liguria.

I Durazzo, così chiamati perché provenivano dalla omonima città albanese, erano arrivati sulle coste italiche alla fine del XIV secolo in fuga dal loro paese invaso dagli ottomani, erano profughi si direbbe oggi.

Il capostipite, Giorgio Durazzo, e la sua famiglia furono acquistati come schiavi dal genovese Manuele De Valente a Messina nel 1387. Giunti a Genova, liberati dalla schiavitù, iniziarono velocemente una significativa scalata sociale. Verso la metà del 400, l’attività di conciatori e mercanti permise loro di imporsi come una delle più importanti e ricche famiglie della città, tanto che nel 1573 Giovanni Durazzo fu eletto Doge.

In 200 anni erano passati da schiavi a dogi, decisamente molto motivati e dotati di grandi capacità imprenditoriali, riuscirono ad integrarsi perfettamente in una città già allora multietnica.

Nina Durazzo, chi era costei?

Tornando alla nostra Nina Durazzo chi era e da quale ramo della famiglia veniva?

Un aiuto mi è stato dato dal fatto che la camelia omonima esiste nel Parco Durazzo Pallavicini da sempre e appare per la prima volta nel Catalogo Luzzatti di Firenze nel 1851. Quindi è stata creata non dopo tale data, come fare a scoprire di più? Sicuramente doveva trovarsi traccia nell’archivio della famiglia, però questo ramo è estinto da quasi 100 anni, oggi gli eredi chi sono?

I Cattaneo Adorno Giustiniani ancora abitano nel Palazzo di via Balbi 1, essi come tutte le grandi famiglie nobili hanno conservato un importante archivio privato. Il problema era riuscire a consultare le loro carte, non è stato semplice, ma sono riuscita nel mio intento.

Da diversi mesi, aiutata dalla gentilissima e molto competente archivista, ogni martedì mattina mi reco nel grande palazzo dove, all’ultimo piano ben riposti all’interno di grandi armadi bianchi, sono registrati e conservati documenti relativi a numerose nobili famiglie tra loro imparentate: Giustiniani, Pallavicini, Cattaneo, Adorno, Sauli, Durazzo.

Ho trovato lettere ricevute, copie di lettere inviate (non esistevano le fotocopiatrici e neppure la carta carbone), libri dei conti con l’indicazione di tutte, proprio tutte le spese fatte (anche l’acquisto di carta straccia), e le entrate. Devo confessare che ho avuto qualche problema nel riuscire a leggere alcuni documenti scritti con grafia ottocentesca.

Tra le curiosità ho trovato un faldone contenente lettere classificate “anonime” che segnalavano alla marchesa una serie di azioni scorrette o delittuose, perpetrate da cittadini nei confronti della famiglia, tutto era conservato.

Purtroppo il materiale ottocentesco non è ancora completamente consultabile poiché in via di catalogazione. Per la mia ricerca ho circoscritto l’indagine dal 1840 in poi e mi si è aperto un mondo incredibile, altro che i file dei nostri computer, c’era moltissimo, pazzesco, fantastico. Improvvisamente mi sono apparse alcune buste di lettere indirizzate alla “Illustrissima Signora Marchesa Nina Durazzo n. Pallavicini, Palazzo Durazzo, Via Balbi, presso San Carlo (chiesa tuttora esistente), Genova”.

Ecco chi era Nina Durazzo, si trattava di Teresa, l’unica figlia sopravvissuta di Ignazio Alessandro Pallavicini e di Maria Eugenia Raggi nobile toscana, quindi i collegamenti con Firenze e gli ibridatori ivi residenti sono ancora più facilmente spiegabili.

Nina Durazzo
Statua di Teresa Pallavicini coniugata Durazzo con il figlio
Opera dello scultore Santo Varni (collezione privata)
Foto fornita da G. Walter Cavallo

La marchesina era nata nel 1829, aveva sposato, il 3 novembre 1847, il marchese Marcello Durazzo, nato nel 1821, la cerimonia aveva avuto luogo nel parco della residenza estiva di Pegli, appena ultimato ed inaugurato il 23 settembre 1846.

Lo sposo era l’ultimo discendente dei Durazzo del ramo di Gabiano, il IV per l’esattezza. Teresa e Marcello vivranno per lungo tempo nella villa di Pegli piuttosto che nel palazzo di via Balbi 1, di proprietà Durazzo. Nella dimora di villeggiatura ella, con l’aiuto del figlio Giacomo Filippo, si curerà delle aziende di famiglia mentre il marito della cosa pubblica, era diventato anche sindaco di Pegli.

Il marchesino porterà il doppio cognome e sarà l’ultimo discendente di questo ramo delle due antiche famiglie. Ecco perché il parco creato dal marchese Ignazio Alessandro Pallavicini si chiama Durazzo Pallavicini.

La camelia

Ritornando alla nostra camelia essa è stata creata sicuramente non prima del 1847, data del matrimonio, e non dopo il 1851 data del catalogo Luzzatti, la marchesina, così veniva sempre indicata, era entrata a fare parte della famiglia Durazzo anche se aveva conservato il suo cognome, nata Pallavicini. Dopo il matrimonio Teresa firmava tutta la sua corrispondenza  Nina Durazzo.

Nina Durazzo
Alcuni esemplari di fiore che presentano vari “sport”, cioè varianti di colore e forme, presenti nello stesso albero.
Foto di Riccardo Albericci

La mia curiosità era ed è conoscere chi mai le aveva dedicato questa camelia? Il padre, il marito o un ibridatore che le aveva fatto questo bellissimo dono? Certamente questo splendido esemplare si aggiungeva alla prestigiosa collezione di Ignazio Alessandro Pallavicini, ne aumentava il valore e l’interesse da parte dei collezionisti.

Le ricerche continuano, vi saprò dire.

Intanto, grazie alla camelia Nina Durazzo, la marchesina è ancora oggi ammirata da tanti appassionati che vengono a visitare il Parco Durazzo Pallavicini. 

Margherita Conrad

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