Gio. Apr 16th, 2026

Amore e possesso in “Due volti” di Francesca Aletta

Federica tra trappole sentimentali e emancipazione femminile

I libri e gli autori
Recensioni, approfondimenti, interviste e uno sguardo agli eventi del mondo letterario


“Due volti” di Francesca Aletta (Capponi Editore, 2025)

Recensione a cura di Anna Maria Noia

“Due volti”, opera prima di Francesca Aletta – classe 1977, di Brindisi – è un libro intenso e interessante, che riflette e soprattutto “fa riflettere” sul tema sempre più attuale e asfissiante della violenza sulle donne. Violenza spesso esercitata da uomini gelosi e possessivi, convinti che la loro fidanzata, moglie, compagna o persino amante sia di loro proprietà. Essi non sanno gestire un rapporto sereno con l’altro sesso: il “gentil sesso”, l’altra metà del cielo. Talvolta, anche la famiglia d’origine, soprattutto nel Sud Italia, può incarnare questi stereotipi purtroppo ancora presenti.

Il libro si legge d’un fiato, incalzante e opportuno. Potrebbe essere definito un “romanzo di formazione”, il classico bildungsroman, in cui si rappresenta la crescita morale e interiore del protagonista o dei protagonisti. La visione del mondo (weltanschauung) dell’autrice è positiva e solare, pur affrontando tematiche delicate.

Federica, detta Fede, comprende di essere prigioniera di un amore malato, non suo, ma imposto da un ragazzo – Nicola, o Nick – che passo dopo passo la distrugge per il proprio orgoglio e egoismo. Il libro rivela i “due volti” del ragazzo, ma anche quelli dell’amore: da una parte la libertà, rappresentata da Federica, dall’altra l’asfissia e il controllo totale di Nick. La narrazione si sviluppa su due binari: gli espedienti epistolari – le lettere inviate da Fede alla sua amica del cuore Cecilia – e i ragionamenti sballati e sconvolti del ragazzo, tipo negativo, assuntore di marijuana, prepotente e geloso. Emergono anche precedenti comportamenti simili di Nicola con una certa Arianna.

L’ansia di possesso di Nick, sostenuta dai membri della sua famiglia, è tale che persino Fede se ne accorge, quando ormai è troppo tardi. La storia, per fortuna, si conclude bene: con Fede che ritorna in famiglia, recuperando il rapporto con i genitori, che le avevano consigliato di lasciare il ragazzo, suo primo e vero amore.

La narrazione parte da una meritata vacanza, regalata dai genitori di Federica per festeggiare il successo all’esame di maturità. La protagonista – tramite le lettere a Cecilia – frequenta un istituto di Chimica e, nell’estate del 1997, riceve in regalo un’automobile (una Y10) e una vacanza con l’amica, che però declina l’invito. Così Fede, responsabile e affidabile, parte per Milano Marittima, pur vivendo a Ferrara, descritta con cura e precisione a partire dalla piazza Ariostea e dalla statua di Ludovico Ariosto.

Nel corso della storia, il compagno la obbliga a trasferirsi a Bari, per frequentare l’università. Fede consegue la laurea in Chimica, con una tesi sperimentale sulla sintesi della vitamina D3, affrontando cinque anni di difficoltà con Nicola e la madre, fino a ritrovare equilibrio e dignità. La chimica è presente in tutto il racconto, riflettendo il percorso professionale dell’autrice.

.

Francesca Aletta, oggi residente a Grottammare nelle Marche, gestisce un’azienda col marito e ama la lettura sin dall’infanzia. Con questo esordio letterario, ispirato a storie di femminicidio e violenza, offre un romanzo speculare, dal ritmo appassionante e dalla lettura piacevole e scorrevole. Il volume, pubblicato nel 2025 da Capponi Editori – Ascoli Piceno, conta circa 240 pagine dense di suspense.

Al termine, Federica appare finalmente emancipata, come ricorda la dedica di Francesca Aletta al marito Luca, fautore della “emancipazione emotiva” dell’autrice. La copertina mostra un’immagine romantica, con un uomo che rimane idealmente un passo indietro rispetto alla donna, a rispettarla ogni giorno. Il libro è giunto all’autrice della recensione tramite Paolo Acconcia, comune conoscente, ed è corredato da un elegante segnalibro a punto croce realizzato da Ercolina Scappini.

Anna Maria Noia

image_printDownload in PDF