Mer. Apr 15th, 2026

OL-Orizzonti Letterari N°10

-Rubrica di narrativa e poesia- NUMERO SPECIALE CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE –


Il 25 novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, è ormai passato. Ma parlarne non può fermarsi a una data: poesia e narrativa ci aiutano a denunciare e a dare voce al dolore e alla forza di chi sceglie di reagire, ricordandoci che la lotta continua ogni giorno.


In questo numero:


Poesia

“La poesia non è di chi la scrive, è di chi gli serve” Mario Ruoppolo (Massimo Troisi) in Il postino


Non dite che era amore

Non dite che era amore.
L’amore non chiude porte,
non spegne il telefono,
non sbatte pugni sul tavolo
per farsi sentire più grande.

Non chiamatela gelosia.
La gelosia non sorveglia,
non addestra il respiro
di chi vive in punta di piedi
per non far rumore.

Aveva denunciato,
ma ogni foglio restava
più fragile della pelle.
Ogni parola, meno ascoltata
del suo silenzio obbligato.

Non cercate scuse:
non è un raptus,
non è la follia,
non è una tragedia improvvisa.
È una cultura che tace,
che giustifica,
che volta lo sguardo.

E mentre le ombre cambiano nome,
di lei resta solo
quella fotografia
che la pretende eterna
perché non è stata ascoltata
quando era viva.

Rita Lenzu – Inedita – ©Tutti i diritti riservati

[Torna al sommario]


Quando ho detto basta

Non è successo in un attimo.
Il coraggio cresce piano,
come un seme che spacca la terra
senza far rumore.

Per anni ho taciuto,
convinta che la colpa avesse
la mia voce,
la mia forma,
il mio passo esitante.

Poi un giorno,
mentre lui urlava
e la parete tremava più di me,
ho sentito dentro
una frase semplice,
ferma come una mano sulla spalla:
“Non lo meriti.”

È lì che ho capito.
Che l’amore non si elemosina,
che la paura non è destino,
che il mio corpo non è un campo
da attraversare con la rabbia.

Ho preso la borsa,
solo quella,
e ho aperto la porta
per la prima volta da viva.

La strada mi tremava sotto i piedi,
ma ogni passo era un sì
alla parte di me
che non aveva mai smesso
di chiedere ascolto.

Sono arrivata al centro d’aiuto
con la voce ancora rotta,
ma abbastanza intera
da dire il mio nome.

Non finisce tutto in un giorno,
ma comincia.
E cominciare,
a volte,
è già la libertà.

Nadia Ferretti– Inedito – ©Tutti i diritti riservati

[Torna al sommario]


Narrativa

Va’ là fuori, trova una storia che ami e poi raccontala” Ron Howard


La stanza rossa

A. Mirabel

La chiamavano “stanza rossa”, ma non per il colore delle pareti: era il nome che le operatrici del centro d’ascolto davano alla piccola sala dove le donne raccontavano ciò che nessuno aveva voluto vedere.

Sara ci entrò con passo incerto, stringendo una borsa troppo leggera per contenere dieci anni di paura. Dentro aveva solo un documento, un telefono con lo schermo rotto e un foglio spiegazzato: la denuncia presentata la settimana precedente. Una delle molte.

La psicologa la salutò con un sorriso che non chiedeva niente. «Qui può dire tutto» le disse.
Sara esitò. Parlare significava riaprire ferite, ma anche dare loro un nome.
«Non volevo arrivare a questo» iniziò. «Pensavo cambiasse. Pensavo fosse colpa mia. Me lo hanno fatto credere tutti: lui, i parenti, perfino il maresciallo che mi ha chiesto se stessi esagerando.»

La psicologa non parlò. L’ascolto era già un atto politico.

«L’ultima volta…» Sara si fermò, come inciampata nelle immagini. «L’ultima volta ha detto che se avessi rifatto denuncia, avrebbe finito il lavoro. Ho capito che non era più un rischio. Era una promessa.»

Fu allora che la psicologa prese il foglio stropicciato dalla borsa e lo appoggiò sul tavolino. «Questa non è solo carta» disse. «È la tua voce che diventa prova. E questa volta non sarai sola.»

Sara guardò la porta da cui era entrata. Non era chiusa.
Nessuno l’avrebbe più chiusa per lei.

Uscì dalla stanza rossa con la sensazione di aver lasciato un peso dentro e di averne raccolto un altro: quello della verità.
Ma la verità, per la prima volta, non le faceva paura.

A. Mirabel – Inedito – ©Tutti i diritti riservati

[Torna al sommario]


Tutti i numeri già pubblicati di Orizzonti letterari [CLICCA QUÌ]


Modalità di Partecipazione


Per inviare i vostri contributi, sia di poesia che di narrativa, scrivete a redazione.polissamagazine@edizionipolis.it.
Gli elaborati devono essere allegati come file in formato Word.

image_printDownload in PDF