Dalle radici mediterranee al futuro: il progetto tabarchino
Un convegno itinerante per raccogliere storie e testimonianze di tutte le comunità tabarchine
di Antonello Rivano ed Enzo Dagnino
Sabato 30 novembre, l’affasciante cornice del Il Salone degli Argonauti di Villa Doria, a Pegli, ha ospitato il Convegno di presentazione del progetto di valorizzazione del legame storico tra tutte le comunità tabarchine, un’iniziativa che ambisce a rinnovare e consolidare un rapporto antico, capace di unire Genova, la Sardegna, la Spagna e tutte le località legate alla storia della diaspora tabarchina attraverso una storia comune di migrazioni, resilienza e identità condivisa. Il peogetto è stato fortemente voluto dal presidente del Municipio VII Ponente, Matteo Frulio, con il sostegno del Comune di Genova, di quelli tabarchini di Carloforte e Calasetta, e delle comunità di Nueva Tabarca e Tabarca, a testimonianza di un’alleanza culturale che trascende i confini geografici e coinvolge l’intero mondo tabarchino.
Il convegno è stato ideato e organizzato dal Municipio VII Ponente di Genova, con la collaborazione del Centro Universitario del Ponente. Si è aperto con i saluti istituzionali di Giacomo Montanari, assessore alla Cultura del Comune di Genova, di Matteo Frulio, presidente del Municipio VII Ponente, e di Pierangelo Rombi, consigliere del Comune di Carloforte e della Provincia del Sulcis Iglesiente.
L’incontro assume un valore ancora più significativo alla luce della cerimonia svoltasi lo scorso 15 novembre a Carloforte, in occasione della festa della patrona, che ha rappresentato un momento di grande intensità simbolica per il futuro del dialogo tra il Ponente genovese e la diaspora tabarchina. Presenti una delegazione delle due parrocchie pegliesi con i rispettivi sacerdoti e una rappresentanza della comunità di Nueva Tabarca, segno tangibile di un legame che continua a vivere nelle comunità, oltre la dimensione istituzionale.

In quell’occasione, il presidente Frulio ha donato al Comune di Carloforte alcune riproduzioni di dipinti settecenteschi raffiguranti Tabarca, due conservati nelle sale di Villa Centurione Doria (ex Museo Navale) di Pegli e uno presso il Galata- Museo del Mare al porto antico di Genova. Alle opere si sono aggiunte stampe d’epoca provenienti dalla sua collezione privata, raffiguranti costumi tabarchini, vedute storiche e scorci dedicati a Pegli. Un ulteriore contributo è arrivato da Emanuele Montaldo, già priore della Confraternita dei Santi Nazario e Celso di Multedo, che ha consegnato la riproduzione di alcune lettere settecentesche custodite nell’oratorio multedese: documenti che attestano i rapporti intensi e continui tra le due sponde nel corso del XVII e XVIII secolo.

I materiali donati – dipinti, stampe, carte storiche – ricostruiscono una trama che non si è mai spezzata, e che negli ultimi anni si è ulteriormente rinforzata anche grazie alla recente realizzazione del Cristo processionale tabarchino, opera ligure realizzata con la partecipazione attiva dei confratelli di Multedo. Determinante, nel percorso di recupero e valorizzazione della tabarchinità, è il richiamo alle figure dei professori Fiorenzo Toso e Nicolo Capriata, depositari di una ricerca scientifica e culturale che ha permesso di restituire dignità, profondità e complessità alla storia tabarchina. Il loro lascito – studi, pubblicazioni, materiali d’archivio, raccolte linguistiche – continua a rappresentare un riferimento imprescindibile per chiunque voglia comprendere questa epopea unica nel panorama mediterraneo.
Dopo la scomparsa di Toso e Capriata, le comunità avevano vissuto una fase di rallentamento, in cui il patrimonio tabarchino rischiava di scivolare verso una dimensione folkloristica. Il progetto presentato a Pegli segna invece una ripartenza: un convegno itinerante che coinvolgerà progressivamente tutte le comunità tabarchine storiche, con l’obiettivo di raccogliere storie, documenti, testimonianze e materiali che, al termine del percorso, confluiranno in un unico corpus destinato a sostenere la candidatura della tabarchinità come bene immateriale dell’umanità UNESCO.
Era presente a Pegli un gruppo di Carlofortini, guidato dal parroco Andrea Zucca, giunti in occasione della solenità della Madonna dello Schiavo, venerata anche nel quartiere genovese. Una copia del simulacro, donata da Carloforte nel 1967, si trova all’interno della chiesa dell’Immacolata, dove ogni anno viene celebrata una messa solenne in suo onore.

La giornata di sabato si è aperta a Villa Lomellini-Rostan, dove i partecipanti hanno potuto ammirare un affresco raffigurante l’isola di Tabarca con il vessillo di Genova issato sul forte genovese. Il convegno, ospitato a Villa Doria, è stato organizzato con il supporto del Centro Universitario del Ponente, che ne ha curato la gestione con rigore e grande disponibilità. La chiusura si è svolta nell’Oratorio dei Santi Nazario e Celso di Multedo, dove sono state esposte le lettere originali che documentano i rapporti fra la confraternita genovese e la “sorella” tabarchina.

Le intenzioni espresse dal presidente Frulio e dal sindaco di Carloforte, Stefano Rombi, convergono nella volontà di trasformare questo percorso in un impegno stabile, fondato sulla collaborazione e sul dialogo continuo. L’obiettivo è far vivere la tabarchinità non come semplice memoria, ma come identità contemporanea capace di parlare all’Europa e al Mediterraneo.
La cultura tabarchina, e con essa la storia che l’ha generata, è oggi più che mai attuale: per sua stessa natura inclusiva e capace di costruire ponti, riflette lo spirito del Mediterraneo che l’ha vista nascere e che continua a ispirarne l’evoluzione. Un progetto che guarda al passato per restituire senso al presente, ricordando che la storia tabarchina è stata, fin dall’origine, un esempio di resilienza e capacità di adattamento, valori che oggi più che mai offrono una chiave di lettura del nostro tempo.
Antonello Rivano – Enzo Dagnino

