Lun. Apr 20th, 2026

“Non chiamatelo padre” – L’infanzia di Mattia tra insostenibili dinamiche familiari

Carmela Forlenza racconta la crescita di un bambino in un ambiente familiare oppressivo e violento, tra dolore, sfide e momenti di speranza. Giannini Editore.

I libri e gli autori
Recensioni, approfondimenti, interviste e uno sguardo agli eventi del mondo letterario


Non chiamatelo padre – L’infanzia di Mattia tra insostenibili dinamiche familiari.
Carmela Forlenza (Giannini Editore, novembre 2025)

Recensione a cura di Stefano Pignataro

Il protagonista è Mattia, un bambino che cresce in un ambiente familiare oppressivo e violento. La narrazione segue il suo percorso di crescita, scandito da episodi di dolore, ma anche da momenti di speranza e resilienza.

Il libro Non chiamatelo padre – L’infanzia di Mattia tra insostenibili dinamiche familiari, scritto da Carmela Forlenza e pubblicato da Giannini Editore a fine novembre, rientra, secondo l’autrice, nel genere narrativa contemporanea e romanzo di formazione.

Il romanzo “Non chiamatelo padre” rientra nel genere narrativa contemporanea, una produzione letteraria che inizia a delinearsi nel secondo ’900, negli anni ’40 e ’50, come reazione agli orrori della Seconda Guerra Mondiale. Un movimento culturale che, attraverso il neorealismo, propone un nuovo modo di rappresentare la realtà in modo schietto e veritiero, con un forte impegno civile e sociale.

Il romanzo descrive ambientazioni realistiche e non costruite, raccontando la realtà delle classi sociali meno abbienti, dei poveri e delle persone comuni, per aumentare l’autenticità. Sornione, padre di Mattia, il vero protagonista, predisporrà una casupola di pochi metri quadrati per accogliere l’intera famiglia, organizzare a stento e in malo modo perfino un’attività lavorativa inventata per sopravvivere. Una capanna che un padre fa passare per una vera casa, tradendo l’innocenza infantile di Mattia.

“Non chiamatelo padre” è un romanzo di vite vere, di narrazioni basate su eventi reali che appartengono al vivere secondo i tempi, ma quando vengono analizzate attraverso le lenti della psicologia si entra nel cuore del romanzo di formazione che esplora la psiche. La trama diventa accessoria per privilegiare la profondità interiore, l’evoluzione psicologica e morale dei personaggi e del protagonista, il piccolo Mattia. Interessante seguire il suo cambiamento, dall’infanzia all’età adulta, in un viaggio attraverso un percorso di crescita finalizzato alla scoperta di sé e alla formazione del carattere, superando prove, errori, inganni e bugie, culminanti nella costruzione della propria identità.

La trasformazione dei personaggi considera i loro punti di partenza, le debolezze, le paure e le prove di difficoltà, che, se superate, infondono forza e speranza di cambiamento anche per i più deboli. Questa trasformazione avverrà per Mattia anche se gli sarà negata l’infanzia, il tempo più spontaneo e felice. Pur privato dell’amore paterno e spesso solo rispetto ad amici e insegnanti, Mattia porta con sé queste ferite fino all’età adulta. Tuttavia, sarà possibile assistere alla sua trasformazione interiore, guidata da sfide, conflitti, soprusi, bugie e inganni. Un passaggio che lo spinge verso una nuova consapevolezza grazie anche a Conforta, nonna di Mattia, che rappresenta la primavera nella vita dell’infante e fa fiorire le gemme, sviluppando nuova vita. L’amore è il filo rosso che li unisce, guarisce ferite e mitiga dolori familiari.

Nel romanzo non tutti i personaggi cambiano. Sornione, anaffettivo e violento, non evolve e influenza negativamente chi lo circonda, rendendoli vittime inconsapevoli del suo narcisismo. Personaggi come Dentamaro, Asso, Furfante e altri restano statici, rifiutando il confronto con i propri limiti. Collocati ai margini della società e incapaci di analizzare il proprio mondo interiore, vivono in uno stato di vuoto emotivo.

Nel romanzo si citano Sornione, Furfante, Dentamaro, Asso e altri nomi parlanti che descrivono il carattere o il destino di ciascuno. Questo concetto è espresso dal “nomen omen”, di cui parla la scrittrice Angela Procaccini nella prefazione, presagio del futuro di un personaggio. I nomi parlanti hanno il fascino di comunicare immediatamente il pensiero e l’animo dell’autore. Carmela Forlenza racconta come questa tecnica sia in continuità con la poesia visiva e il teatro antico, come Plauto e il teatro comico napoletano, dove i nomi indicano stereotipi sociali e comportamentali. I nomi del romanzo non hanno lo scopo di divertire, ma di evocare in chiave leggera, drammatica o seria le caratteristiche dei personaggi.

Il romanzo di formazione accompagna Mattia dall’infanzia all’età adulta. In passato il genere promuoveva l’integrazione sociale; oggi si concentra sulla ricerca di sé e sulla ribellione interiore. Mattia, pur vivendo in un ambiente familiare violento, tende al miglioramento di sé, con il bisogno di affermarsi come persona. “I suo bisogno di essere, in quanto Essere”, come scrive la scrittrice Alessandra Gallotta nell’epilogo.”

Maddalena, madre di Mattia, nutre per il figlio un amore silenzioso, nascosto per paura del marito violento. Debole e rassegnata, non intraprende un percorso di trasformazione personale, rendendo arduo ipotizzare che possa aiutare Mattia nella sua crescita interiore, “II suo bisogno di essere, in quanto Essere”, come scrive la scrittrice Alessandra Gallotta nell’epilogo.

Sornione, narcisista e anaffettivo, è un padre incapace di fornire supporto emotivo. Questa assenza genera in Mattia difficoltà emotive e sociali, sensi di colpa e solitudine. Tuttavia Mattia sviluppa una capacità di analisi e coscienziosità, trasformandosi interiormente. Sornione rimane immutabile, rappresentando per Mattia un modello negativo e una radice del male da affrontare.

Secondo l’autrice, situazioni analoghe a quelle vissute da Mattia esistono oggi in molte società, causate da povertà, emarginazione, isolamento e complessità della vita. Il romanzo trae ispirazione da fatti realmente accaduti, con l’intento di trasmettere speranza e possibilità di rinascita anche di fronte al male.

Stefano Pignataro

image_printDownload in PDF