Tutto è un’app: la nuova soglia dell’esclusione
Anziani, fragili e “non connessi”: chi paga davvero il progresso digitale
di Antonello Rivano
C’è stato un tempo in cui per comprare un biglietto, prenotare una visita, parlare con un ufficio pubblico o persino ordinare da mangiare bastava una telefonata, uno sportello, una persona. Oggi, sempre più spesso, basta — o meglio, serve — un’app.
La trasformazione è stata rapida, quasi silenziosa. Servizi pubblici e privati si sono progressivamente trasferiti dentro interfacce digitali sempre più essenziali, sempre più “intuitive”, sempre più indispensabili. In teoria, tutto questo dovrebbe semplificare la vita. In pratica, sta ridisegnando una nuova linea di esclusione sociale.
Perché se tutto diventa app, allora chi non ha uno smartphone recente, una connessione stabile o semplicemente dimestichezza digitale rischia di restare fuori. Non per scelta, ma per struttura.
È il caso degli anziani, spesso costretti a dipendere da figli, nipoti o volontari anche per operazioni basilari. Ma non solo. Anche chi ha minori competenze digitali, chi vive in condizioni economiche fragili o chi non ha accesso continuo alla tecnologia si trova progressivamente marginalizzato. Non si tratta più soltanto di “alfabetizzazione digitale”, ma di cittadinanza piena.
In questo scenario, la tecnologia che prometteva inclusione diventa anche filtro. E come ogni filtro, seleziona. Chi è dentro e chi resta fuori. Chi è veloce e chi è lento. Chi è aggiornato e chi no.
Il paradosso è evidente: mentre si parla di semplificazione, la complessità si sposta altrove, diventando invisibile. Non più sportelli da capire, ma menu da navigare. Non più code fisiche, ma autenticazioni, codici, password, notifiche. E ogni passaggio richiede un livello minimo di competenza digitale che non è affatto universale.
C’è poi un altro aspetto, meno discusso ma sempre più rilevante: la dipendenza infrastrutturale. Quando un servizio esiste solo in forma digitale, non è più un’opzione, ma un obbligo. E l’obbligo tecnologico, in una società diseguale, diventa automaticamente un fattore di esclusione.
Non si tratta di rifiutare il digitale. Sarebbe ingenuo e fuori tempo. Si tratta piuttosto di riconoscere che la transizione non è neutra. Ogni innovazione redistribuisce opportunità, ma anche barriere. E oggi le barriere non sono più solo economiche o sociali, ma anche tecnologiche.
Forse la vera domanda non è perché tutto è diventato un’app, ma chi stiamo lasciando fuori mentre tutto diventa un’app. E soprattutto: quanto siamo disposti a considerare “normale” questa nuova forma di distanza sociale.
Perché l’innovazione, senza inclusione, non è progresso. È solo una nuova versione dell’esclusione.
[Immagine di copertina elaborata da AntoRiva con il supporto dell’intelligenza artificiale per © Polis SA Magazine]
Antonello Rivano
Direttore di redazione/coordinatore nazionale Polis SA Magazine

