Gio. Mag 14th, 2026

Porto container di Genova Pra'

Porto di Pra’, il limite che torna in discussione

Tra nuovi investimenti e accordi del passato, il Ponente Genovese riapre il confronto sul rapporto tra porto e città

Di Antonello Rivano

Nel Ponente genovese il porto di Pra’ non è mai uno sfondo. È una presenza che entra nella vita quotidiana prima ancora di essere raccontata: nei rumori continui dei traffici, nel passaggio dei mezzi pesanti lungo la viabilità urbana, nelle polveri e nelle emissioni che da anni accompagnano la convivenza tra terminal e quartiere, nelle linee del paesaggio che nel tempo hanno cambiato forma.

Qui lo sviluppo non resta mai un concetto astratto. Si traduce in spazio, in distanza, in carico sul territorio. Ed è per questo che ogni volta che si riapre l’ipotesi di un ampliamento, la discussione esce dai documenti tecnici e torna immediatamente dentro il territorio, dove il tema è vissuto anche attraverso i disagi già esistenti: traffico intenso, pressione logistica sulla viabilità del Ponente, inquinamento acustico e atmosferico legato alle attività portuali.

Negli ultimi mesi, il nuovo ciclo di investimenti sul terminal container ha riportato al centro questa tensione: quella tra la crescita del porto e i limiti fisici e sociali del quartiere che lo ospita.

A riaccendere il dibattito è l’intesa siglata tra PSA International, che gestisce il terminal di Pra’, e l’Autorità di sistema portuale del Mar Ligure Occidentale. L’accordo prevede investimenti per circa un miliardo di euro e punta a rafforzare la capacità operativa dello scalo, consolidandone il ruolo nel sistema logistico internazionale.

Le linee di intervento riguardano soprattutto la riorganizzazione delle aree esistenti e il potenziamento delle infrastrutture. Tuttavia, nel dibattito pubblico è riemersa anche l’ipotesi di ulteriori sviluppi, elemento che ha riacceso le preoccupazioni sul territorio e il timore che le trasformazioni possano sommarsi a una condizione già segnata da forti pressioni ambientali e logistiche.

Nel quadro degli investimenti e della riorganizzazione del terminal di Pra’, arriva anche una dichiarazione destinata a riaccendere il dibattito sul futuro dell’area.

Il presidente dell’Autorità di sistema portuale del Mar Ligure Occidentale, Matteo Paroli, intervenendo a “Terrazza Incontra”, ha confermato che l’attuale configurazione del terminal potrebbe richiedere ulteriori adeguamenti infrastrutturali.

Paroli ha richiamato il Piano regolatore portuale vigente, che già prevede un prolungamento della banchina fino al rio San Giuliano, pur sottolineando come quell’intervento non sia stato ancora realizzato. In questo contesto ha osservato che, pur non ritenendolo strettamente necessario nelle forme originariamente previste, potrebbe risultare indispensabile un ampliamento di alcune centinaia di metri della piattaforma.

L’obiettivo indicato è quello di consentire al terminal di operare con una maggiore capacità simultanea, arrivando fino a quattro navi in contemporanea, in linea con le esigenze operative del traffico containerizzato.

I comitati del Ponente, attivi da anni sul tema, hanno ribadito la loro contrarietà a qualsiasi nuova espansione del terminal, richiamando anche la mobilitazione del 2023 contro le opere legate alla logistica portuale e alla nuova diga foranea. In quell’occasione migliaia di persone scesero in piazza, riportando al centro una questione che nel territorio non si è mai davvero chiusa: il rapporto tra porto e quartieri, ma anche il tema di decisioni percepite come maturate lontano da chi quei luoghi li vive quotidianamente.

Il Comitato Pegli Bene Comune ha espresso forte contrarietà rispetto alle ipotesi di un possibile ampliamento del porto di Pra’, dopo le recenti dichiarazioni attribuite al nuovo presidente dell’Autorità portuale.

Secondo il comitato, eventuali ulteriori allargamenti della piattaforma portuale rischierebbero di aggravare l’impatto sul territorio, in particolare sul fronte del traffico pesante e della qualità della vita nei quartieri del Ponente, già segnati da una forte pressione logistica.

Il gruppo sottolinea inoltre come il territorio non sia stato coinvolto in un confronto diretto sulle ipotesi di sviluppo, richiamando la necessità di un percorso condiviso con istituzioni e cittadinanza, in linea con gli indirizzi approvati negli anni scorsi in sede comunale e municipale.

Il comitato ribadisce infine la propria disponibilità alla mobilitazione sul tema, chiedendo l’apertura di un tavolo di confronto strutturato.

Il Municipio VII Ponente ha espresso preoccupazioni rispetto agli sviluppi prospettati, chiedendo maggiore chiarezza sui progetti e sottolineando la necessità di tutelare l’equilibrio urbanistico e ambientale dell’area.

Nel confronto istituzionale emerge con forza la richiesta di evitare ulteriori ampliamenti e di rafforzare un coinvolgimento reale delle comunità locali nei processi decisionali.

Anche il Comune di Genova ha richiamato la necessità di definire limiti chiari allo sviluppo del porto di Pra’, con particolare attenzione all’ipotesi di nuovi riempimenti a mare e al rafforzamento del confronto con l’Autorità portuale.

Si tratta di passaggi che segnano una differenza rispetto al recente passato, quando il dibattito era stato in larga parte alimentato dal basso, attraverso la mobilitazione di comitati e cittadini, con una minore esposizione diretta delle istituzioni locali sul tema degli sviluppi del terminal, e talvolta con posizioni non convergenti o comunque più distanti rispetto alle istanze espresse dal territorio.

Nel dibattito sul porto di Pra’ torna con frequenza anche il richiamo ad alcuni accordi e indirizzi condivisi tra istituzioni, Autorità portuale e territorio tra la fine degli anni ’90 e i primi anni Duemila, maturati nel contesto della pianificazione portuale e delle scelte urbanistiche legate allo sviluppo dello scalo.

Non si tratta di un unico documento riassuntivo né di un atto formalmente codificato in forma unitaria, ma di una serie di passaggi istituzionali e intese che nel tempo hanno definito un quadro di equilibrio tra crescita portuale e impatto sul Ponente. Nel corso degli anni questi riferimenti sono stati più volte richiamati nel dibattito pubblico, soprattutto nei momenti in cui si è tornati a discutere di possibili ampliamenti o riorganizzazioni dell’area di Pra’.

Più che un singolo atto, questi accordi sono stati interpretati come una base di equilibrio tra porto e territorio, oggi nuovamente evocata nel confronto sul futuro dello scalo e sul modo in cui le trasformazioni vengono percepite da chi vive quotidianamente il quartiere.

Gli indirizzi richiamati nel tempo fanno riferimento a:

  • contenimento dello sviluppo entro gli spazi portuali esistenti
  • riduzione degli impatti ambientali e del traffico indotto
  • miglioramento della vivibilità del quartiere
  • necessità di un coinvolgimento stabile del territorio nei processi decisionali

Il nodo non riguarda soltanto la natura dei nuovi investimenti, ma il metodo con cui si ridefinisce il rapporto tra porto e città. Da un lato la necessità di mantenere competitivo uno degli scali più importanti del Mediterraneo, dall’altro un territorio che negli anni ha già assorbito una forte pressione infrastrutturale e che oggi rivendica con sempre maggiore forza la necessità di essere parte attiva nei processi decisionali che lo riguardano.

In questo spazio si colloca il confronto attuale, che non è solo tecnico o economico, ma riguarda anche la qualità della relazione tra istituzioni e territorio.

Nel Ponente genovese, più che altrove, il porto non è mai una questione separata dalla vita quotidiana. E proprio per questo ogni nuova ipotesi di sviluppo riapre una domanda che attraversa gli anni senza perdere attualità: come garantire crescita e competitività senza aggravare ulteriormente un territorio che già convive con traffico intenso, pressione logistica e impatti ambientali costanti.

Una risposta che, ancora una volta, resta aperta.

Antonello Rivano
Direttore di redazione/coordinatore nazionale Polis SA Magazine

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