Gio. Giu 4th, 2026

Ecosintonia e architettura del futuro

Quarto appuntamento del “Maggio dell’Architettura” 2026 al Galoppatoio di Palazzo Reale di Portici. Studiosi e professionisti a confronto sulla rigenerazione degli ambienti di vita, tra sostenibilità, innovazione tecnologica e difesa dei valori umani nell’era dell’IA

Quarto appuntamento per l’edizione 2026 del “Maggio dell’ Architettura” (evento inserito nel Public Program del Padiglione d’Italia della Biennale di Venezia 2025). Un “Maggio” itinerante, che ha toccato diversi sedi in Campania proponendo riflessioni, considerazioni ed analisi sull’architettura e sui luoghi dell’architettura.

Lo scorso 29 maggio, presso il Galoppatoio di Palazzo Reale (Dipartimento di Agraria) di Portici, ha avuto luogo la tappa riguardante la città campana dal titolo “Ecosintonia. Rigenerare gli ambienti di vita”. Prima dell’incontro, ha arricchito il tutto la Mostra omonima inaugurata pochi minuti prima, “La linea del Carrè Bleu”.

Diversi i relatori  invitati dagli organizzatori, gli architetti Antonio Ciniglio e Claudio Bozzaotra (Sieben ArchiArchitetti-urbanisti-deisgners”) accompagnati da un nutrito parterre di saluti istituzionali; Dopo i saluti dello stesso Architetto Ciniglio, coordinatore del “Maggio dell’Architettura” e del Presidente dell’Ordine degli Architetti P.P.C. Lorenzo Capobianco, ha introdotto il convegno la prof.ssa Ornella Zerlenga (Direttrice Dipartimento Architettura Università L.Vanvitelli).

Prestigiosa, variegata ed internazionale la tavola rotonda. A prendere la parola come primo intervento la prof.ssa Wittfrida Mitterer (Presidente Fondazione Italiana per la Bioarchitettura e l’antropizzazione sostenibile dell’Ambiente): “Questa manifestazione e’ interessante perche’ condivisa da tantissime idee-dichiara la prof.ssa-tanti progetti che si diluiscono in una fascia temporale di moltissimi anni- In questo grande ritmo mutevole alcune cose, come un filo rosso, vengono legate ad un progetto all’altro. Si ha un elemento sempre variabile che, con una certa cadenza e con un certo ritmo, si ripete e continua a generare una particolarità, una specificità, un’individualità ed una caratteristica molto speciale. La tradizione che si collega all’innovazione, un progetto che nasce da un luogo  e non e’ buono per nessun luogo”. Sull’ “Ecosintonia” la prof.ssa dichiara: “ Un grande architetto, Theodor Fischer, disse che la città deve essere bella, comoda e pratica e l’uno non può condizionare l’altro ma , attraverso una danza cooperativa, creare quei ritmi e quei contenuti di cui si deve essere edotti. Abbiamo diversi mezzi oggi-conclude la prof.ssa- troppi e pochi allo stesso tempo perche’ la competenza digitale impoverisce. Alcuni miei studenti, al Master dell’architettura a Roma, all’Università “Lumsa” che non sanno più disegnare. Occorre saper disarmare l’intelligenza artificiale, altrimenti saremo sopraffatti da essa altrimenti significherebbe una sottomissione al denaro ed alle effimere logiche di mercato”.

Antonio Ciniglio

Interessanti al progetto e relatori della quarta giornata del Maggio dell’Architettura gli architetti Giovanni Di Leo (Comitato scientifico In/ Arch) ed Amedeo Schiattarella (Schiattarella Associati), quest’ultimo anche  ospite d’onore della giornata del 30 maggio sempre presso il Galappatoio di Palazzo Reale di Portici. I due professionisti si sono confrontati, anch’essi, sul futuro della professione riguardo l’avvento dei nuovi mezzi digitali; “ Il problema e’ centrale e riguarda il futuro dell’umanità, non soltanto dell’architettura-dichiara l’Arch. Schiattarella-“ l’Architettura e’ una importante componente. Occorre rimettere  le cose al posto giusto, quei valori che, in qualche modo, noi architetti rappresentiamo e che rappresenta la diversità tra le culture, altro patrimonio che si sta smarrendo e disperdendo in modo drammatico. Si stanno alternando gli equilibri, si stanno alterando gli ecosistemi e cancellando intere culture ed identità culturali giunti a noi attraverso processi lenti di sedimentazione. “In nome del profitto si cancella tutto.

“Un problema platenario e che riguarda anche il tema delle città-afferma l’architetto Giovanni Di Leo- Noi stiamo peggiorando le città, l’unico luogo in cui ci troveremo a vivere.Le città, nate per essere luoghi territoriali, luoghi collegati alla natura che e’ fatta di diversità e di complessità, noi la stiamo collegando a dei sistemi che sono monorgano o biorgano come umani; stiamo creando Centri direzionali, centri specifici che indeboliscono la struttura della società. Se invece noi pensassimo e concepissimo delle strutture territoriali che somigliassero maggiormente alla natura ritornando all’umanità, ritorneremmo a sistemi complessi nei quali coesistiamo e nei quali possiamo coevolvere”. Sui mezzi a disposizione l’Arch. Schiattarella non ha dubbi: “ Da un punto di vista tecnologico i mezzi sono straordinari ma in realtà ne abbiamo meno e siamo totalmente disarmati. E’ una battaglia sostanzialmente persa, come se fossimo gli ultimi sopravvissuti su una navetta che vogliono fare testimonianza di se ma siamo qui a testimoniare che l’uomo si deve battere per questi valori, fare in modo che ci sia una maggiore consapevolezza da parte della gente e che forse non si rende conto che a nome di questa modernizzazione della vita umana in realtà la stiamo distuggendo”- “Abbiamo a disposizione tanti strumenti ma li usiamo profondamente male-dichiara l’Arch. Di Leo– “dovremmo ripartire dal lessico, dal linguaggio. Occorre ripartire dai linguaggi corretti, che corrispondono agli organismi, alla biologia, all’ecologia. Se tornassimo a questo capiremmo che il fondamento nostro e’ l’umanità e la vita. Se questo viene sostituito da artificio e da intelligenze artificiali stiamo perdendo tutto”- “ Una nuova piattaforma, Antropic-conclude l’Architetto Schiattarella- che in un giorno ha realizzato una raccolta fondi di sessantaquattro miliardi di dollari. I finanziatori sono i più grandi gruppi finanziari con bilanci individuali che superano gli Stati nazionali. Ce’ una disparità di scala enorme ma questo non significa nulla perche’ per fortuna  l’uomo ha la mente e la mente ha una potenza straordinaria e può  continuare ad essere il suo migliore strumento. Non solo la mente ma anche l’etica, la consapevolezza di quello che stiamo che sta succedendo, del futuro, di un futuro da disegnare per i nostri figli”.

Noi abbiamo imparato due cose recentemente: la natura può essere materiale di costruzione come il cemento, come il mattone, si possono, dunque, utilizzare pezzi di natura per costruire gli edifici-commenta il prof. Luigi Presitinenza Puglisi (Cercle de Redaction du CB), altro relatore alla tavola rotonda- gli edifici non sono più oggetti chiusi in se stessi ma diventano parte di un ambiente più vasto. L’altra cosa che abbiamo imparato la sapevamo già dagli anni sessanta ma con l’elettronica abbiamo riassimilato questo concetto: la forma e’, a volte, portatrice di soluzione. Non sempre ciò accade con le forme geometriche ma con le forme naturali si: un albero possiede quella forma e non un’altra perche’ quella forma e’ la migliore per relazionarsi con l’ambiente urbano; perche’ l’osso e’ più largo in un certo punto e più stretto in un altro? Per migliorare il rapporto  tra la resistenza e la quantità di materiale e le attività che si vogliono svolgere. Il concetto e’ semplice e lo conosceva anche Gaudì: la natura genera forme complesse, la natura non fa delle cose a forma di quadrato e di rettangolo, ma con forme che non sono arbitrarie ma rispondono a delle logiche ben precise e ben strutturate con le quali noi possiamo fare i conti. Bisogna-continua il prof. Prestinenza Puglisi– fare i conti con i nuovi mezzi ed occorre adoperarli con intelligenza, con grano salis perche’ si corre il rischio di fare la fiera dell’eccentrico che non e’ l’obiettivo della buona progettazione perche’ esso e’ risolvere i problemi e non crearne di nuovi”. Sul concetto di utilità e bellezza, discusso nelle precedenti conversazioni, il professore dichiara: “sono due concetti che potrebbero andare più d’accordo. Alcune ricerche portano a possibili soluzioni ed a volte no. La sperimentazione e’ così, si fanno diversi tentativi anche a volte non riusciti ma vale sempre la pena  mettersi in gioco perche’ quell’una sperimentazione che riesce può portare ad incredibili vantaggi”.

Illustre e celebre Architetto, il Prof. Massimo Pica Ciamarra, Direttore Le Carrè Bleu-feuille internationale d’architetture– ha espresso un pensiero molto preciso e rilevante.: “Noi stiamo ragionando sul concetto di “Ecosintonia verso un utopico ecocene, una coesistenza tra il costruire e la natura, non imitare la natura ma costruire in simbiosi con essa. La mostra che si inaugura oggi vuol consegnare proprio questo: ricostruire gli ultimi venti anni di una rivista nata ad Helsinki nel 1958, poi a Parigi e poi rimasta a Parigi e che io dirigo da Napoli da vent’anni. Abbiamo lanciato dei numeri zero e di numeri zero si lanciano quando si vuole dare una svolta. Il numero zero ci chiama “Gaia” (la Terra), verso l’Ecocene  e su questo tema  e sull’altro numero zero realizzato nel 2006, vent’anni fa, abbiamo articolato dei discorsi cercando di costruire dei ragionamenti sviluppati in questi venti anni selezionando una trentina di copertine di riviste cercando di sostanziare questo messaggio. Il tema sostanziale e’: come vivere in questa “Isola che non c’è?” così come, nel seicento, Bacone pensava alla “Nuova Atlandide”. Noi pensiamo a questo futuro si coesista e si esca dall’attuale antropocene che e’ quello che ormai, da due secoli, ci sta soffocando”.

Massimo Pica Ciamarra ed Antonio Ciniglio

“Io non credo nell’architettura”, dichiara il prof. Pica Ciamarra- l’architettura  è un costruire elementi da contemplare. Cerca la bellezza. Noi abbiamo bisogno oggi di ambienti di vita, abbiamo bisogno di cose che si completano mano mano nel tempo e che sono armoniche, non belle. Dice un mio amico finalndese: “un buon edificio, un edificio responsabile e’ quello che fa apparire migliori gli edifici che stanno a contorno non tanto ben riuscuiti”. Il nostro compito non e’ pensare a monumenti; la visione dell’architettura come bellezza per me e’ una visione ottocentesca-novecentesca. Il futuro e’ l’armonia. L’architettura e’ organizzazione sostanzialmente (parliamo dell’architetto dell’universo, parliamo dell’architettura di un’azienda e di un edificio), poi si parla del design, la qualità ecc,. ma quello che ci interessa e’ la qualità degli ambienti di vita, quelli che si trasformano costantemente e che ci consentono di vivere meglio. “Come l’odore dei crossant caldi influenza la bonta umana”- consiglio di leggere questo trattato risalente al 2011 di filosofia morale del filosofo francese Ruwen Ogien: se un filosofo  può parlare dell’odore di cornetti caldi che influenzano la bontà umana e la qualità della nostra vita si figuri la qualità degli ambienti di vita. Abbiamo bisogno di ambienti di vita, per questo ritengo la parola “architettura” e’ elitaria ed aristocratica”

Ha concluso i lavori l’Assessore al Governo del Territorio della Regione Campania Vincenzo Cuomo.

Foto di Antonio Caporaso

image_printDownload in PDF