Lun. Giu 15th, 2026

Isernia. Lo sport in campo si fa cuore

Allo stadio “ Mario Lancellotta”, l’istituto comprensivo scolastico della San Giovanni Bosco ha presentato l’annuale edizione sportiva di “Cuore in campo”

Docenti e studenti schierati tutti dalla parte dei buoni sentimenti e della sana attività fisica.

Di Flavio Pezzella

“Per me esiste solo il cammino lungo sentieri che hanno un cuore, lungo qualsiasi sentiero che abbia un cuore. E la sola prova che vale è attraversarlo in tutta la sua lunghezza. E qui io cammino guardando, guardando, senza fiato”.

In una citazione dello scrittore ed antropologo peruviano Carlos Castaneda mi sembra di veder sintetizzato un’iniziativa, al suo terzo anno di organizzazione, in cui la scuola che ha realizzato questo evento tenti ogni volta di divulgare un messaggio: attraverso la pratica sportiva, la passione per le diverse discipline dello sport, la gara agonistica od amatoriale e lo sport definito inclusivo si può arrivare ad un benessere fisico e psichico che questa generazione di bambini e ragazzi può non raggiungere così facilmente come si crede.

La concentrazione ed il benessere mentale, di questi tempi, sono messi a dura prova dalla dipendenza da smartphone, tablet e vite e relazioni vissute sui social dove il gioco fisico è sostituito da un movimento virtuale.

Il cuore in campo è una sfida contro questa specie di cultura robotica che affossa i nostri talenti, le nostre genialità, la capacità corporea di esprimersi per raggiungere traguardi e non livelli virtuali.

L’Istituto comprensivo “San Giovanni Bosco” di Isernia ha messo su una manifestazione sportiva, in collaborazione con Polizia di Stato e Comune di Isernia, con l’aggiunta di esibizioni corali e coreografiche, che a conclusione dell’anno scolastico vuole insegnare ai suoi studenti (ma divulgare alla cittadinanza) quanto sia necessario crescere condividendo esperienze e passioni.

Lo sport è da sempre un veicolo che avvicina individui di ogni età, è un mezzo per incentivare la socializzazione ed è l’asso nella manica di questa scuola che, tra diversi programmi ed iniziative, è orgogliosa di presentare a fine d’anno scolastico una manifestazione che coinvolge gli studenti che si sono distinti nelle diverse attività sportive proposte a livello didattico dall’istituto.

I giovanissimi studenti della scuola materna, primaria e secondaria di primo grado si sono riuniti nell’ampio spazio che offre lo stadio Lancellotta di Isernia, ciascuno impegnato nella propria disciplina alla presenza e con l’aiuto di tutto il personale docente. Ogni giovanissimo partecipante ha disputato una gara (di atletica, di ginnastica, di corsa).

In un clima allegro e di divertimento, rilassante per chi a breve dovrà affrontare i primi esami, il dirigente scolastico si è mostrato soddisfatto di quanto realizzato.

“La scuola sta sempre più adottando delle linee guide per divulgare una vera e propria cultura dello sport” – ha dichiarato ai margini dell’evento.

“Perché lo sport diventi educazione, inclusività e strumento di benessere per i nostri ragazzi, l’istituzione scolastica in collaborazione con famiglie ed altre istituzioni come quelle politiche e civili deve insegnare ad amare la pratica sportiva e l’attività motoria quotidiana. Per questo ringrazio chi ha creduto fortemente alla realizzazione dell’evento: personale docente e non, Polizia di Stato, Comune di Isernia, la webradio DisisRadio che ha trasmesso la diretta della manifestazione”.

Momento clou della giornata la partita di calcio tra docenti e studenti proprio per cercare di valorizzare il gioco di squadra, come tra banchi così sul campo.

Sul campo, quello appunto dello stadio Lancellotta, il preside Giuseppe Posillico gioca pure lui calciando il pallone insieme ad insegnanti ed alunni. Il risultato ha poca importanza, chi vince tra le due squadre non conta. Perché a vincere è quel cuore che è nominato nel titolo della manifestazione.

Da ex alunno di questa scuola, io pure vi ho lasciato il cuore e l’augurio è che questo tipo di progetto (quello che mette l’anima al centro di qualsiasi programma didattico) si realizzi, che non sia fine a se stesso, che non sia limitato ad una giornata.

La solidarietà non dura poche ore e quelle differenze sociali, quei tentativi di bullismo (che colpiscono i più deboli, i più fragili) devono essere fermati proprio dai più grandi. E per grandi si intendono gli insegnanti che devono formare i propri alunni.

Le rese lasciamole ai vili.

Una scuola sana è un luogo dove l’insegnante accetta una sfida e combatte perché è in gioco il futuro di questi studenti che hanno il diritto ed il compito di costruire un mondo migliore con un buon esempio.

Flavio Pezzella

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