Mer. Giu 24th, 2026

Dalla Sardegna alla Scandinavia: il filo che univa l’Europa antica

Spade, elmi e bronzetti tra Austria, Danimarca e Svezia raccontano una rete di scambi a lunga distanza che ridefinisce il ruolo della Sardegna nuragica nel Mediterraneo e oltre

A cura di Andrea Loddo


In Sardegna esiste un patrimonio archeologico tra i più vasti e complessi del Mediterraneo antico, eppure la Civiltà Sarda, nuragica e prenuragica, continua a occupare uno spazio ridotto nella divulgazione storica e nei percorsi formativi. Una presenza spesso sintetizzata in poche righe, nonostante l’ampiezza e la diffusione dei suoi monumenti. Da questa distanza tra ricchezza del patrimonio e sua effettiva valorizzazione nasce una riflessione più ampia sul modo in cui la storia della Sardegna viene raccontata e riconosciuta. Con Andrea Loddo e la Redazione di Polis, cercheremo di riportare al centro dell’attenzione questo patrimonio, provando a colmare almeno in parte quel divario tra conoscenza, divulgazione e consapevolezza storica

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Dalla Sardegna alla Scandinavia: il filo che univa l’Europa antica

Per molto tempo abbiamo immaginato l’Europa dell’Età del Bronzo come un insieme di popoli lontani e isolati. Oggi l’archeologia ci racconta una storia diversa, fatta di connessioni a lunga distanza, scambi e circolazione di metalli, ma anche di idee, simboli e tecnologie che attraversavano migliaia di chilometri.

Tutto sembra partire dalle miniere della Sardegna nuragica, dove tra il II e il I millennio a.C. si estraeva e si lavorava il rame che avrebbe alimentato una delle più vaste reti commerciali del mondo antico. Quel metallo viaggiava per mare e per terra percorrendo migliaia di chilometri, lungo rotte che attraversavano l’Europa e collegavano Mediterraneo, area alpina e regioni del Nord. Lungo questo percorso non circolavano soltanto merci, ma anche conoscenze tecniche, modelli di prestigio, credenze religiose e linguaggi del potere.

L’elmo, il bronzetto, la spada e oltre 40 reperti metallici della Svezia realizzati con rame proveniente dalla Sardegna. In questo stesso flusso di contatti si inserisce un quadro più ampio in cui il metallo diventa il vero filo conduttore tra mondi lontani.

In questo scenario si inserisce un reperto straordinario: la spada di bronzo rinvenuta nella tomba principesca di Strettweg, in Austria. La sepoltura è datata intorno al 700 a.C., ma la spada era già antica al momento della deposizione, essendo stata realizzata circa tre secoli prima, intorno al 1000 a.C., nel pieno del Bronzo Finale. Si tratta di un’arma aristocratica e di prestigio, lunga circa 66 centimetri, appartenuta a un contesto d’élite dell’Europa protostorica.

Osservando questa spada viene spontaneo il confronto con il bronzetto nuragico di Padria, generalmente datato tra il IX e l’VIII secolo a.C. (circa 900-750 a.C.). Sul suo scudo, di circa 50 centimetri, sono raffigurate diverse spade disposte radialmente. Alcune di queste sembrano mostrare impugnature che ricordano le cosiddette spade ad antenne diffuse nell’Europa del Bronzo Finale, caratterizzate da terminazioni biforcute o “cornute”, proprio come quella del.

La spada di Strettweg e il bronzetto nuragico di Padria

Le spade raffigurate sullo scudo del bronzetto di Padria sembrano inoltre proporzionate come vere spade lunghe e non come pugnali, un dettaglio che rende il confronto ancora più suggestivo. Da qui nasce una domanda che rimane aperta: si tratta di una semplice convenzione artistica oppure della memoria visiva di armi realmente conosciute e utilizzate dai Nuragici?

La Sardegna nuragica, del resto, non era un’isola isolata dal resto d’Europa. I suoi navigatori partecipavano a reti di scambio che collegavano Oriente, Occidente e probabilmente anche le regioni dell’Europa centrale. In questo sistema circolavano metalli, manufatti e anche modelli iconografici, che potevano viaggiare insieme agli oggetti o sopravvivere come memoria culturale.

Proseguendo verso nord il quadro si amplia con gli spettacolari elmi cornuti di Viksø, rinvenuti in Danimarca. Si tratta di due copricapi in bronzo risalenti a circa tremila anni fa, quindi oltre 1.500 anni prima dell’arrivo dei Vichinghi nell’area.

Andrea Loddo con Heide Wrobel Nørgaard, mentre le dona la riproduzione del Bronzetto di Padria.

Sapete chi è questa archeologa in foto?..
Heide Wrobel Nørgaard è una specialista danese per la lavorazione e la produzione di tracce su metallo con una competenza nell’analisi di antichi oggetti metallici. Lavora con metodi archeologici e scientifici per comprendere i cambiamenti nella tecnologia. La sua esperienza come orafo le consente di vedere e comprendere le tracce di lavorazione artigianale su metalli preistorici. Il suo approccio scientifico all’archeologia, l’archeometallurgia, le consente di dimostrare i processi di lavorazione.

Ad arricchire la ricerca su questi manufatti è intervenuta la sua équipe insieme al Moesgaard Museum e all’Università di Aarhus. L’elmo di Viksø, rinvenuto nel 1942, è stato analizzato anche attraverso residui organici presenti su una delle corna, utili alla datazione tramite radiocarbonio, confermando la sua antichità e aprendo nuove ipotesi interpretative.

Il gruppo di ricerca ha evidenziato notevoli somiglianze tra l’iconografia scandinava e quella sarda. Circa tremila anni fa, le antiche popolazioni danesi potrebbero aver realizzato dei copricapi ispirati a quelli comuni in Sardegna. A suggerirlo uno studio pubblicato sulla rivista Praehistorische Zeitschrift, condotto dagli scienziati del Moesgaard Museum e dell’Università di Aarhus.

Adornato di corna, l’elmo Viksø potrebbe essere stato prodotto insieme a un altro gemello molto simile. I due oggetti, secondo le analisi del team, risalgono a quasi tremila anni fa, oltre 1.500 anni prima che i Vichinghi raggiungessero l’area.

Uno degli elmi originali analizzati dall’ archeologa.

Il gruppo di ricerca ipotizza che questi copricapi siano stati ispirati da manufatti simili tipici della lontana Sardegna. Tale collegamento metterebbe in relazione per la prima volta due regioni dell’Europa preistorica separate da migliaia di chilometri, suggerendo una possibile rotta marittima precedentemente sconosciuta tra la Scandinavia e il Mediterraneo.

“Questo studio è molto interessante – commenta Flemming Kaul – e suggerisce la possibilità di contatti culturali finora sconosciuti durante l’età del bronzo”.

I ricercatori ipotizzano che gli elmi fossero uno strumento religioso, ritenuto in grado di comunicare con una divinità ultraterrena. “Questi copricapi potrebbero essere stati sulle teste dei regnanti per generazioni – osserva Vandkilde – sarebbe un esempio di sfruttamento del divino come legittimazione del potere”.

“La ricerca – conclude Kaul – dimostra che già nell’età del bronzo potrebbero essere esistite connessioni e reti commerciali su lunghe distanza, il che è molto affascinante”.

Ci sono evidenza di commercio di rame sardo verso la Scandinavia durante l’età del bronzo, in particolare tra il 1700 e l’800 a.C. Si ipotizza che il rame sardo, proveniente da miniere come quella di Calabona ad Alghero, sia stato utilizzato per la produzione di manufatti e armi, inclusi elmi, che potrebbero aver avuto anche un significato religioso.

Rame sardo come merce di scambio, la Sardegna, con le sue miniere, era un’importante fonte di rame, e questo metallo veniva scambiato a lunga distanza verso la Scandinavia. Il rame sardo, presumibilmente, raggiungeva la Scandinavia e veniva utilizzato per la produzione di oggetti.

Alcuni manufatti in Scandinavia mostrano una firma isotopica del piombo che potrebbe indicare una provenienza sia dalla Sardegna.

Questo commercio di rame sardo è avvenuto tra il periodo Nuragico in Sardegna e l’età del bronzo nordica, con corrispondenze che si estendono fino al periodo Nordico IV e V (circa 1100-800/700 a.C.).

Forse non sapremo mai quanti navigatori nuragici abbiano raggiunto i mari del Nord, ma ogni nuova scoperta ci avvicina sempre di più a una realtà sorprendente: la Sardegna nuragica non era un’isola ai confini del mondo, ma uno dei grandi protagonisti dell’Europa dell’Età del Bronzo.
[Foto dalla pagina FB dell’autore]

Andrea Loddo

Andrea Loddo Ricercatore e divulgatore sardo, si occupa di archeologia sperimentale e della valorizzazione della Civiltà Nuragica. Nato a Cagliari nel 1976 e cresciuto in Ogliastra, ha sviluppato un percorso di studio e pratica dedicato in particolare alla metallurgia antica e alla produzione dei bronzetti nuragici.Nel 2011 ha fondato l’associazione “C.R.O. – Sulle tracce di Dan”, impegnata in attività di ricerca, rievocazione storica e divulgazione culturale attraverso laboratori e progetti educativi. Il suo lavoro si colloca nell’ambito dell’archeologia sperimentale, con l’obiettivo di ricostruire tecniche e processi dell’Età del Bronzo.
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