Mar. Lug 14th, 2026

“Parole rosse”: Antonello Rivano ritorna nei caruggi di Carloforte

Psycho thriller, giallo e avventura tra amori e misteri: un cerchio che si apre e si chiude su un’isola piena di segreti. L’autore incontra il pubblico in Via Palestro

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Parole Rosse tra i caruggi di Carloforte

di Sara Piccardo

Lo scorso gennaio era stato il vento impetuoso a fare da sfondo alla prima presentazione carlofortina di Parole rosse, ospitata all’ExMe. Un giorno di burrasca, uno di quelli in cui l’isola di San Pietro resta quasi tagliata fuori dal resto del mondo, anche se il pubblico è risultato comunque numeroso.


Martedì 30 giugno
, invece, Antonello Rivano torna a incontrare i lettori della sua isola in un’atmosfera completamente diversa: quella delle prime sere d’estate, in Via Palestro, all’incrocio con la centralissima via XX Settembre. Rivano torna così tra i suoi “caruggi”  in un contesto che restituisce alla parola scritta la sua dimensione più fisica e condivisa, dentro l’atmosfera estiva tabarchina.

L’evento, con inizio alle ore 20, si configura come uno speciale appuntamento volto ad anticipare il ricco programma ufficiale della storica rassegna letteraria itinerante “Carloforte L’Isola dei Libri – Rassegna letteraria tra terrazze e caruggi”, il cui inizio è fissato per il prossimo 12 luglio. L’iniziativa è organizzata dall’Associazione Culturale Saphyrina in collaborazione con la Biblioteca Comunale “E. De Amicis” e la locale libreria indipendente “Il Tesoro dell’Isola”. La serata gode del patrocinio della Regione Autonoma della Sardegna, del Comune di Carloforte e del sostegno della Fondazione di Sardegna.

Durante la serata, presentata da Lorenza Garbarino, direttrice artistica de “L’Isola dei Libri” e presidente di Saphyrina, l’autore dialogherà con la scrittrice Maria Simeone.
L’ingresso è libero.

Il romanzo, pubblicato da Polis SA Edizioni nel dicembre 2025, si apre su una scomparsa che attiva una trama solo in apparenza investigativa. In realtà Parole rosse si configura come un giallo atipico, in cui la struttura del mistero non segue rigidamente i codici del genere, ma viene continuamente deviata verso una dimensione più psicologica e interiore.

Anche i personaggi partecipano a questa torsione narrativa: non esistono veri investigatori né figure preposte alla risoluzione del caso. Sono piuttosto individui comuni, coinvolti dagli eventi che li attraversano, e che si trovano a svolgere un ruolo di indagine non per imitare modelli del poliziesco o figure di commissari alle prese con complessi e tormenti tipici del genere, ma per una ricerca più profonda che si attiva solo attraverso la lettura e la comprensione dei fatti. In questo slittamento progressivo, la ricerca della verità diventa una condizione imposta dalla storia più che una funzione narrativa definita, trasformando ogni personaggio in un osservatore implicito e insieme in un attore involontario dell’indagine.

Diverse citazioni culturali attraversano Parole rosse, contribuendo a rendere il giallo un intreccio narrativo che supera i confini del genere tradizionale. Non si tratta di semplici riferimenti ornamentali, ma di elementi che entrano nella struttura del racconto e ne influenzano il ritmo e la profondità. In questo quadro, la cultura – insieme alla musica, come evidenziato anche dalle recensioni del romanzo – diventa uno strumento decisivo di interpretazione e di accesso alla realtà narrata, una chiave di lettura che orienta lo sguardo, la percezione e lo sviluppo della vicenda.

Al centro della vicenda si muove Riky, cantante di successo dalla personalità complessa, segnato da una frattura personale, immerso in un percorso che attraversa Milano e Genova come poli espliciti di una geografia emotiva e narrativa. Tutto, però, sembra riportare al punto in cui questa storia ha avuto origine: un’isola.

Genova, Via del Campo, uno dei luoghi di Parole rosse

L’indagine, partendo da Milano e Genova, si sviluppa su più livelli temporali, attraversando un passato remoto e uno più recente, fino a convergere nell’oggi, dove le tracce accumulate nel tempo smettono di essere frammenti separati e iniziano a comporsi in una trama unica. In questo movimento il romanzo costruisce una vera e propria geologia della memoria: ciò che è accaduto continua a riemergere, a influenzare il presente, a riorganizzare il senso degli eventi.

Ma alla fine, attraverso corse contro il tempo e una serie di colpi di scena, l’intreccio si ricompone in una struttura coerente che restituisce ordine alla sequenza degli eventi e alle connessioni tra passato e presente. Rivano offre così al lettore ciò che ogni giallo promette: il piacere della ricostruzione, la soddisfazione del disegno che prende forma pezzo dopo pezzo.

Carloforte

Il terzo asse del romanzo è un’isola che non si limita a essere scenario, ma diventa vero e proprio spazio mentale. Solo in apparenza immaginaria, essa è in realtà riconoscibile nella sua fisionomia essenziale: si tratta dell’Isola di San Pietro, nel sud-ovest della Sardegna, e della sua cittadina principale, Carloforte, che emergono con chiarezza attraverso il paesaggio urbano e umano descritto nel romanzo, pur senza essere mai nominati direttamente.  

Il porto, le piazze, i bar, le mura che delimitano e insieme proteggono il centro abitato restituiscono un ritratto immediatamente leggibile, costruito per sottrazione nominale ma con forte aderenza alla realtà. Anche il porto da cui parte il traghetto per l’isola è riconoscibile nella sua funzione e nella sua configurazione, pur restando privo di esplicita denominazione: una soglia narrativa e geografica insieme

Si tratta, in fondo, dei luoghi natali dell’autore, quelli che egli stesso definisce spesso la sua “Itaca”: un riferimento non solo geografico ma identitario, che rimanda all’idea di ritorno, appartenenza e origine. È qui che la scrittura si radica con maggiore forza, trasformando lo spazio reale in una geografia interiore che attraversa l’intero romanzo.

Calasetta

In questo stesso orizzonte si inserisce anche Calasetta, anch’essa mai nominata esplicitamente, ma presente nella sua fisionomia di borgo sul mare, legato alla memoria familiare dell’autore. È il paese in cui è nata la madre di Rivano e assume, nella narrazione, il valore di un ulteriore punto di ancoraggio affettivo, una seconda casa della memoria in cui il senso di appartenenza si allarga oltre il perimetro dell’isola principale. E, anche simbolicamente, Calasetta diventa punto di partenza per approdare altrove, soglia iniziale da cui prende forma il movimento della narrazione e del ricordo.

Dentro questo stesso spazio narrativo si innesta un ulteriore livello, in cui il confine tra realtà e finzione si fa più sottile. Tra i materiali del romanzo compare, infatti, un personaggio ispirato a una figura realmente appartenuta a quei luoghi, profondamente radicata nella memoria collettiva dell’isola. Non si tratta di una trasposizione diretta, ma di una riscrittura: il nome viene leggermente modificato, quanto basta per sottrarlo alla cronaca e consegnarlo alla letteratura.

A chiarirlo è lo stesso autore nei ringraziamenti finali, dove specifica come il professor Nicolo Capri, figura della finzione narrativa, sia in realtà un omaggio alla memoria di Nicolo Capriata, definito “maestro e amico”. Un passaggio che conferma la natura ibrida di questa presenza: non semplice citazione, ma gesto di riconoscenza trasformato in materia letteraria.

Accanto a questo lavoro di sottrazione e riscrittura, Parole rosse costruisce i suoi personaggi principali con un metodo quasi cinematografico: figure che emergono per sequenze, gesti e frammenti visivi e psicologici più che attraverso una descrizione lineare. È una costruzione per montaggio, in cui ogni personaggio si definisce progressivamente attraverso azioni, sguardi e relazioni, come se la narrazione fosse guidata da una regia che seleziona e accosta le inquadrature.

In questo modo anche la loro dimensione interiore non viene mai esplicitata direttamente, ma suggerita attraverso movimenti e scarti. Il risultato è un impianto narrativo che alterna ritmo e sospensione, avvicinando la scrittura alla grammatica del cinema.

Nel corso dell’indagine, però, emerge con sempre maggiore chiarezza che tutte le traiettorie, i ricordi e le ricostruzioni tendono a convergere verso un unico punto comune. Ogni personaggio e ogni livello temporale risponde a una stessa tensione sotterranea: la ricerca di qualcosa che, pur assumendo forme diverse, rimanda a una medesima origine. È in questa convergenza che il romanzo trova la sua struttura più profonda, dove le linee narrative si intrecciano in un disegno unitario.  

E proprio quando tutto sembra ricomporsi in una direzione precisa, il romanzo lascia intravedere ancora una zona d’ombra: un punto non completamente afferrabile che continua a trattenere senso anche dopo la chiusura della vicenda, come un’eco che resta sul fondo della narrazione e accompagna il lettore oltre l’ultima pagina.

Antonello Rivano durante la presentazione di “Parole rosse” a Genova Pegli

Perché, in fondo, i libri più riusciti sono quelli che continuano a lavorare anche dopo la lettura, quando la storia sembra conclusa ma resta ancora attiva nella memoria di chi l’ha attraversata. È lì che alcune immagini e alcuni passaggi continuano a riemergere, come se il racconto non si fosse davvero esaurito ma avesse soltanto cambiato forma.

Il ciclo di presentazioni che ha accompagnato l’uscita del libro ha contribuito a far emergere questa complessità. Da Carloforte, con l’evento a cura della Libera Università di Carloforte, a Genova Pegli, incontro organizzato da Associazione Pegliflora e Scuola Conte, il romanzo è stato letto come un’opera che vive anche nel confronto con i territori e con le interpretazioni che questi attivano.

La nuova tappa in Via Palestro si inserisce in questa traiettoria: un ritorno nei caruggi che non è soltanto evento culturale, ma occasione in cui la scrittura si sovrappone ai luoghi reali, lasciando che il paesaggio urbano diventi parte integrante del racconto.

Sara Piccardo

Sara Piccardo vive a Genova Voltri ed è laureata in Scienze Politiche. È stata redattrice de Il Ponentino.it, versione online della storica testata del Ponente genovese. Per Polis SA Magazine cura recensioni letterarie e la rubrica “Oltre gli ostacoli”, dedicata alle persone che hanno saputo trasformare le proprie fragilità in una risorsa. Si occupa inoltre di storie di sport, recensioni librarie e articoli cultrali. A livello regionale ligure scrive anche su eventi e tradizoni. Di sé ama dire di essere una “lettrice compulsiva” e che “scrive da sempre, ma non pubblica”.

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