DDL Caccia: un passo indietro per la civiltà
Cosa cambia con con il decreto “Sparatutto”

DDL Caccia: un passo indietro per la civiltà
Il 23 giugno il Senato ha votato la riforma della legge 157/1992 sulla caccia.
Le associazioni l’hanno chiamata subito “DDL Sparatutto”.
Il motivo è semplice: allarga, deregolamenta, sposta l’asse da “gestione” a “caccia ludica”.
La caccia diventa “tutela della biodiversità” sulla carta.
Il testo qualifica l’attività venatoria come pratica che “concorre alla tutela della biodiversità e dell’ecosistema”, con i cacciatori definiti “bioregolatori”.
La caccia, da attività da regolamentare strettamente, assurge a funzione ecologica.
Un cambio culturale e politico rilevante.
La riforma prevede più poteri per le Regioni, che significano meno paletti.
Le Regioni potranno:
- Ampliare le aree cacciabili, includendo valichi montani e zone forestali demaniali.
- Rimodulare gli ATC, gli Ambiti Territoriali di Caccia.
- Allungare i calendari venatori, superando il limite della prima decade di febbraio.
- Decidere l’elenco delle specie cacciabili, nei limiti di legge.
Vi saranno di fatto meno tutele per alcune specie.
Viene eliminato il lupo dall’elenco delle specie particolarmente protette della legge 157.
Lo si fa in coerenza con la nuova Direttiva UE 2025/1237 che ne ha declassato lo status.
Per gli ambientalisti significa ridurre le tutele per la fauna selvatica.
Saltano i vincoli “senza scopo di lucro” per Aziende Faunistico-Venatorie e AATV, che potranno operare come impresa.
In pratica si apre a modelli più commerciali.
Porte aperte ai cacciatori stranieri.
Il DDL consente di cacciare in Italia anche con licenze rilasciate da altri Paesi.
Sui temi della sicurezza e dei controlli, le opposizioni denunciano il rischio di “deregulation” e mettono in allarme per la sicurezza pubblica.

Le posizioni.
Ambientalisti: ENPA, LAC, LAV, Legambiente, Lipu e WWF parlano di “violenza inaccettabile nei confronti della natura e degli animali selvatici”. Ricordano che l’85% degli italiani considera la caccia pericolosa e che 250.000 cittadini hanno firmato contro.
La politica.
La Brambilla annuncia battaglia alla Camera e non esclude il referendum abrogativo.
Le associazioni venatorie, come Federcaccia, parlano di “primo importante risultato”.
La questione riguarda anche chi non caccia.
Per Comuni e Regioni significherà rivedere piani faunistici, ATC, norme su controllo faunistico in aree urbane e periurbane. Più caccia vicino ai centri abitati, calendari più lunghi, meno aree blindate.
Non è un aggiornamento tecnico. È una liberalizzazione: più discrezionalità alle Regioni, più giorni, più territori, meno specie protette, più mercato.
Per chi difende biodiversità e sicurezza, è un passo indietro.
Ora la partita passa alla Camera, dove il clima è già incandescente.
[Immagine di copertina elaborata da AntoRiva con il supporto dell’intelligenza artificiale per © Polis SA Magazine]
Annalisa Carleo
Annalisa Carleo. Laureata in Giurisprudenza, ha ricoperto l’incarico di Garante per i Diritti e la Tutela degli Animali del Comune di Nocera Superiore (SA) dal 2020 al 2024. Attualmente vicepresidente dell’Associazione di protezionismo animale Gli Amici di OREO odv.
Tutti gli articoli di: Dalla parte degli Animali – a cura di Annalisa Scaleo
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