Sanseverino Lab, nasce il laboratorio di archeologia medievale tra università e Comune
Firmato il protocollo tra l’Università di Salerno e Mercato San Severino: un progetto transdisciplinare per valorizzare il patrimonio storico e archeologico del territorio
di Anna Maria Noia
Il 26 giugno il Comune di Mercato San Severino ha ospitato la conferenza stampa di presentazione del progetto universitario transdisciplinare “Sanseverino Lab”, uno dei primi del genere in tutta Italia.
Si tratta di una convenzione tra l’amministrazione sanseverinese, guidata dal primo cittadino Antonio Somma, e l’Università degli Studi di Salerno (campus di Fisciano). Il protocollo riguarda l’archeologia, con i tantissimi beni disseminati su tutto il territorio. Con “Sanseverino Lab”, oltre alla firma dell’accordo d’intenti, messo nero su bianco tra l’ateneo e il Comune, è stato allestito un apposito spazio nei locali del municipio che consentirà alle giovani generazioni di studiare i reperti archeologici e il Castello dei Principi Sanseverino [sic!].
Questo laboratorio di archeologia transdisciplinare, come suggerisce il nome, si declina in più ambiti di studio, che vanno dalla Storia alle discipline più tecniche, passando per quelle umanistiche e scientifiche. Appunto, interdisciplinarmente.
Forte della collaborazione con l’ateneo, il sindaco Somma ha presentato quest’area di studio, all’interno di Palazzo di Città, dedicata, fra l’altro, ai reperti ritrovati lungo il sentiero che conduce al maniero normanno e nelle aree interne della fortificazione. Un laboratorio nel quale discipline differenti dialogheranno tra loro in maniera trasversale, coinvolgendo più centri di ricerca appartenenti ai diversi dipartimenti universitari con sede a Fisciano.


Il centro studi, inaugurato il 26 giugno, avrà il compito di promuovere la diffusione, soprattutto tra i giovani, del patrimonio culturale presente tra Mercato San Severino e le aree limitrofe, attraverso percorsi laboratoriali, progetti di ricerca, mostre, contest, presentazioni di pubblicazioni, attività di summer school e iniziative aperte agli enti scolastici ed educativi del comprensorio.
Una modalità per preservare l’immenso patrimonio culturale, storico e artistico delle nostre cittadine.
L’attenzione è rivolta in particolare alle cinte murarie stratificate del castrum di Troisio (o Torgisio) de Sancto Severino, con mura di epoca normanna, sveva, angioina e aragonese.
Tuttavia, nella cittadina della Valle dell’Irno esistono anche altre eccellenze storico-culturali, autentiche emergenze che necessitano di urgenti interventi per rallentare l’usura del tempo. È il caso dell’antico edificio e della domus di San Marco, o Santa Maria a Rota.
Esattamente due anni fa l’allora governatore della Regione Campania, Vincenzo De Luca (oggi sindaco di Salerno), visitò il bene, ormai quasi ridotto a rudere, per constatarne lo stato di avanzamento dei lavori. Da allora, e ancor prima da molti anni, Santa Maria a Rota è oggetto di particolare attenzione, anche se, nel confronto tra competenze diverse, non mancano voci critiche e polemiche da parte di professionisti e semplici cittadini, desiderosi di esprimere il proprio punto di vista. Spesso non a torto.
L’intenzione di monitorare questo straordinario patrimonio, favorendo un rapporto sempre più stretto tra università e territorio, è stata espressa dalla docente di Archeologia Rosa Fiorillo, nominata responsabile scientifica del Sanseverino Lab.
Alla presentazione erano presenti, oltre al sindaco, il rettore Virgilio D’Antonio, la soprintendente Anna Onesti e altri rappresentanti istituzionali.
Il territorio di Mercato San Severino è, comunque, oggetto di studi, soprattutto archeologici e medievali, da decenni. Va ricordato il fondamentale contributo del professor Paolo Peduto, direttore del Laboratorio di Archeologia Medievale dell’Università di Salerno, che ha diretto anche la Scuola di Specializzazione in Archeologia Classica e Medievale dell’ateneo, guidando importanti campagne di scavo tra il Castello di Mercato San Severino e San Marco a Rota.


Tutto ciò è stato possibile grazie anche al sostegno delle numerose amministrazioni comunali succedutesi dagli anni Ottanta, con Erra e Figliamonti, agli anni Novanta con Giovanni Romano, fino all’attuale amministrazione guidata da Antonio Somma.
Altri studiosi hanno contribuito a interpretare le “pietre della storia”, seguendo la passione e la ricchezza di informazioni offerte da questi monumenti. Tra essi ricordiamo lo storico Pasquale Natella, gli scomparsi operatori culturali Gino Noia e Pinuccio Rescigno, l’architetto Carmine Petraccaro, il docente Massimo Del Regno, il giovane scrittore Michele Cerrato e lo studioso Gaetano Izzo, insieme a molti altri che hanno contribuito alla divulgazione della storia di San Severino e del territorio circostante.
Tornando all’appuntamento del 26 giugno, riportiamo le parole del primo cittadino, orgoglioso del risultato raggiunto:
«Per la nostra Città è un passaggio dal grande valore storico perché ci consente di mettere a sistema, con partner istituzionali qualificati e autorevoli, pratiche e percorsi virtuosi destinati ad avere un riverbero culturale enorme per il territorio comunale e per la Valle dell’Irno. Sanseverino Lab è un ulteriore tassello che si aggiunge al percorso di promozione territoriale in atto già da tempo per la nostra città, che vanta un patrimonio archeologico inestimabile e che da oggi potrà essere ulteriormente valorizzato grazie a un nuovo filone di approfondimento e di condivisione.
Ringrazio la professoressa Rosa Fiorillo, con cui abbiamo strutturato l’idea progettuale, nonché l’ex soprintendente Bonaudo e l’ex rettore Loia, con i quali questo percorso è iniziato.»


Soddisfatto anche il rettore Virgilio D’Antonio, che ha parlato della «sensibilità e disponibilità» del Comune nei confronti dei progetti dell’Università.
«Il laboratorio è transdisciplinare; quindi vedrà diversi dipartimenti universitari occuparsene», ha dichiarato, sottolineando la collaborazione anche con altri centri vicini al campus, come Baronissi e Fisciano.
Ha preso la parola anche la soprintendente Anna Onesti:
«A nome della Soprintendenza devo dire che abbiamo un’alleanza molto forte sia con l’Università sia con il Comune di San Severino. La tutela del patrimonio culturale, se fatta insieme, contribuisce a creare cittadinanza attiva», per «aggregare la comunità».
Sollecitata dalle domande del giornalista di Radio Alfa Alessandro Mazzaro e del responsabile dell’ufficio stampa del sindaco, Giuseppe Napoli, la soprintendente ha aggiunto:
«Il ruolo della Soprintendenza è accompagnare questi processi, come facciamo nel corso degli incontri sul territorio, per tutelare il comprensorio con e per le varie comunità, insieme alle istituzioni comunali e territoriali, affiancando e valorizzando le iniziative dal basso, facendole crescere e contribuendo anche a renderle concrete e occupazionali.»


Infine, Rosa Fiorillo ha spiegato:
«L’idea, tra le prime in Italia, nasce per avvicinare l’Università al territorio, ancora più di quanto sia stato fatto finora. Tra gli obiettivi vogliamo organizzare una serie di eventi, come una summer school per bambini e altre iniziative rivolte a studenti e scuole. In questo Lab, inoltre, tutti i settori disciplinari interessati, afferenti all’Università, potranno condurre e presentare le ricerche che riterranno opportune.»
Con queste parole la professoressa Fiorillo, ideatrice del progetto e responsabile del laboratorio, ha concluso il suo intervento.
Al termine dell’incontro, i vertici universitari hanno potuto osservare, ricevendole anche in omaggio, alcune pubblicazioni dedicate alla storia della nobile famiglia Sanseverino, tra le più importanti del Mezzogiorno. Tra i volumi presentati figurava anche la storia dei Sanseverino a fumetti.
Anna Maria Noia

