Gio. Ago 13th, 2026

Una nuova alleanza costituzionale per superare la politica delle divisioni

Tra propaganda, sfiducia e radicalizzazione cresce il bisogno di un nuovo equilibrio democratico. Ma la classe politica è pronta a raccogliere questa sfida?

di Antonello Rivano

In una fase storica segnata da crisi economiche, trasformazioni sociali e crescente sfiducia verso le istituzioni, la politica sembra sempre più in difficoltà nel costruire risposte condivise. Il dibattito pubblico appare spesso dominato dalla comunicazione immediata, dalle polemiche e dalla ricerca del consenso attraverso la contrapposizione, mentre molti problemi strutturali restano senza soluzioni adeguate.

Forse è un’utopia. Forse è persino una chimera. Eppure, proprio davanti a questa situazione, viene da chiedersi se non sia necessario immaginare una strada diversa.

Una possibile risposta potrebbe essere una coalizione di forze politiche che abbia come unico riferimento programmatico la Costituzione italiana. Un progetto fondato sui suoi principi fondamentali: la tutela della dignità della persona, il lavoro, la solidarietà sociale, l’uguaglianza, la libertà, la partecipazione democratica e il rispetto delle istituzioni.

Non un accordo costruito sulla convenienza del momento, ma un percorso comune capace di riunire culture politiche diverse, di destra e di sinistra, attorno a valori condivisi. Le differenze rimarrebbero, così come le diverse proposte per realizzare quegli obiettivi, ma all’interno di una cornice comune.

La Costituzione potrebbe diventare il riferimento per affrontare alcune delle grandi questioni del Paese: lavoro, sanità, istruzione, riduzione delle disuguaglianze, sviluppo e tutela dei diritti.

Ma a questo punto le domande diventano inevitabili: esiste oggi una classe politica capace di compiere un passo simile? Ci sono forze disposte a rinunciare alla ricerca del consenso immediato per costruire un progetto di lungo periodo? La politica ha ancora la capacità di mediare, ascoltare e trovare sintesi?

La storia della Repubblica dimostra che momenti di convergenza tra culture diverse sono già esistiti. La nascita della Costituzione rappresenta l’esempio più significativo: forze profondamente lontane per ideologia e visione della società riuscirono, dopo una fase drammatica della storia italiana, a individuare principi comuni sui quali costruire il futuro democratico del Paese.

Anche in altri momenti difficili la politica ha saputo ricercare soluzioni sostenute da maggioranze più ampie rispetto agli schieramenti tradizionali. Non significa idealizzare il passato: anche quelle classi dirigenti avevano divisioni, errori e responsabilità. Ma in molti casi esisteva una diversa idea della funzione politica, più orientata alla responsabilità, alla visione di lungo periodo e alla capacità di assumere decisioni anche difficili.

Oggi una parte del dibattito pubblico sembra invece condizionata dalla velocità della comunicazione, dalla ricerca della visibilità e dalla necessità di inseguire il consenso del momento. Un cambiamento che riguarda non solo i singoli protagonisti, ma il modo stesso in cui viene percepito il ruolo della politica.

Un progetto fondato sui principi costituzionali richiederebbe quindi una classe dirigente capace di riconoscere che nessuna forza possiede da sola tutte le risposte. Servirebbero meno protagonismi e maggiore capacità di costruire prospettive comuni.

Destra e sinistra potrebbero mantenere le proprie identità e sensibilità, lasciando però fuori quelle forze più radicali che rifiutano il dialogo democratico e trasformano ogni differenza in una contrapposizione irriducibile. Perché sempre più spesso la politica sembra privilegiare la semplificazione dei problemi e la ricerca del consenso attraverso la divisione, invece della costruzione di risposte concrete.

Anche l’agenda pubblica appare influenzata da questa dinamica: temi capaci di generare attenzione immediata occupano spesso lo spazio del dibattito, mentre questioni decisive per il futuro del Paese rimangono sullo sfondo. E questo riguarda sia chi governa sia un’opposizione che talvolta finisce per seguire lo stesso schema, invece di spostare il confronto sulle priorità reali.

La conseguenza è un clima verbale e mediatico sempre più acceso, che contribuisce ad alimentare esasperazione sociale e sfiducia nelle istituzioni. Quando prevalgono rabbia e disillusione, cresce il rischio che la democrazia venga percepita come incapace di offrire risposte.

È proprio in questo contesto che può nascere la tentazione del cosiddetto “uomo forte”: l’idea di affidare a una figura risolutiva la gestione di problemi complessi attraverso soluzioni semplici e immediate. La storia, però, ha già mostrato dove può portare questa strada: quando il potere si concentra e le libertà vengono sacrificate in nome dell’ordine, le conseguenze possono essere drammatiche.

Una politica fondata sui principi costituzionali avrebbe invece il compito di riportare al centro responsabilità, partecipazione e capacità di mediazione, riducendo lo spazio per quelle forze che costruiscono il proprio consenso soprattutto sulla paura e sulla contrapposizione.

Non si tratta di cancellare le differenze tra idee politiche diverse, che sono il fondamento della democrazia, ma di evitare che ogni tema venga trasformato in uno scontro senza fine.

Forse la vera sfida non è superare le differenze tra destra e sinistra, ma riportare la politica dentro un quadro comune di valori e regole condivise.

Non sappiamo se una strada simile sia davvero percorribile. Forse rimarrà un ideale difficile da realizzare. Ma una domanda resta aperta: possiamo permetterci di non cercare una soluzione diversa rispetto a un modello che continua ad alimentare sfiducia, rabbia e divisioni?

Antonello Rivano


Antonello Rivano è Direttore/Coordinatore Nazionale della Redazione di Polis SA Magazine. Giornalista, scrittore e poeta, ha al suo attivo romanzi e raccolte poetiche, con riconoscimenti in premi letterari internazionali. Nel 2025 è stato insignito del premio per la comunicazione nell’ambito della Festa del Libro in Mediterraneo. Collabora con diverse testate di informazione online ed è direttore editoriale di Carloforte Magazine. E’ stato Caporedazione di il PONENTINO.it, versione digitale della storica testata del Ponente genovese. A livello giornalistico si occupa di cultura, società, attualità e territorio, con particolare attenzione alla narrazione sociale, alle identità locali e alle realtà delle comunità e delle periferie.

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