Suicidio medicalmente assistito, tra libertà di scelta e diritto alla cura
Il suicidio medicalmente assistito pone interrogativi profondi: accanto al diritto all’autodeterminazione servono cure, accompagnamento e alternative concrete alla sofferenza

Suicidio medicalmente assistito, tra libertà di scelta e diritto alla cura
di Fulvio De Nigris
La legge sul suicidio medicalmente assistito, approvata dall’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna, affronta un tema difficile, intimo e doloroso, sul quale sono necessarie parole rispettose e mai ideologiche.
Riconoscere il diritto all’autodeterminazione significa ascoltare la volontà della persona, nel rigoroso rispetto delle condizioni stabilite dalla Corte costituzionale. Ma significa anche garantire che nessuno arrivi a una scelta così estrema perché si sente abbandonato, perché non riceve cure adeguate o perché la propria famiglia è lasciata sola.
La mia esperienza personale e quella maturata accanto alle persone con gravi cerebrolesioni e ai loro familiari mi hanno insegnato che la dignità non coincide soltanto con la possibilità di scegliere come morire. È anche il diritto a essere curati, accompagnati e sostenuti, attraverso cure palliative accessibili, assistenza domiciliare, riabilitazione e servizi capaci di offrire un progetto di vita ancora possibile.
Una legge può definire procedure e garanzie. Alle istituzioni spetta ora il compito più impegnativo: assicurare che ogni decisione sia veramente libera, consapevole e non condizionata dalla solitudine o dalla mancanza di alternative.
Nessuno deve essere lasciato solo nel dolore. Né chi chiede di porre fine alla propria sofferenza, né chi domanda di essere aiutato a continuare a vivere
[Immagine di copertina elaborata da AntoRiva con il supporto dell’intelligenza artificiale per © Polis SA Magazine]
Fulvio De Nigris

Fulvio De Nigris è giornalista e scrittore, fondatore dell’associazione ‘Gli Amici di Luca’ e ideatore della ‘Casa dei Risvegli Luca De Nigris’ di Bologna, struttura pubblica dedicata alle persone con gravi cerebrolesioni acquisite e alle loro famiglie. Dopo l’esperienza vissuta con il figlio Luca, ha dedicato il suo impegno alla promozione dei diritti delle persone in coma, negli stati vegetativi e con disabilità, sviluppando progetti di assistenza, ricerca e sensibilizzazione sul valore della cura e della relazione.
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