Sab. Ago 15th, 2026

OL – Speciale Estate 2026 (3)

Poesie e racconti per una calda estate


In questo numero

Poesie:

Racconti:


POESIE


La poesia di Danila Olivieri

Settembre

Dichina e muore estate
nel fiume di melma, ma subito
risorgono le passate stagioni
in quel volo tremulo d’anatre
che portano la luce sulle ali
e danzano e vivono
le stagioni smarrite
sono soltanto uscite
dal circolo dell’apparire.
Si disfa il sole dietro le montagne
di nubi e abbaglia di dolcezza,
non ferisce e suadente
t’invita a seguire la scia
che non conduce alla notte
ma alla luce che splende
sull’altro versante del mondo.

Danila OlivieriInedita-©Tutti i diritti risevarti

***

I Versi Balzani di Sara

Presagio

Facevi un gioco per gridare più forte
Più vulnerabile degli agenti del caos
C’era un presagio di deragliamento umano
Usi le tue armi al di fuori della comprensione
Quando arriverà il momento di fare sul serio
Controlla le condizioni meteo
Nel deserto un lungo periodo di pace
Si è reso disponibile un metodo industriale
Masticare e piangere ti rende più forte
Lo sguardo malinconico nei tuoi occhi
Brucia sempre di scarsa considerazione

Sara PiccardoInedita-©Tutti i diritti risevarti

***

L’angolo dei lettori

Crescere

Non sono i giorni importanti
quelli che ricordo.

Sono il caffè lasciato a metà,
una finestra aperta sulla pioggia,
la voce di mia madre
che ancora mi chiama per nome
anche se il tempo
ha cambiato tutto.

La vita non fa rumore
quando decide di passare.

Ci accorgiamo troppo tardi
che la felicità
era seduta accanto a noi,
con il volto semplice
delle cose di ogni giorno.

Forse crescere
non significa avere più risposte,
ma imparare a ringraziare
per ciò che, senza saperlo,
ci ha tenuti vivi.

Andrea Ferri Inedita-©Tutti i diritti risevarti


RACCONTI


I racconti del Capitano

Il Capitano e il faro spento

Il Capitano diceva che il mare parlava solo a chi sapeva tacere.
Ogni sera, poco prima del tramonto, raggiungeva il vecchio faro. Da anni la sua luce era spenta. Nessuno ricordava più l’ultima nave guidata da quel fascio luminoso, ma lui continuava a salirne i gradini consumati con la stessa lentezza di sempre.

«Un faro non smette di essere un faro perché non fa luce», mormorava.

Gli abitanti dell’isola lo salutavano con affetto, ma qualcuno sorrideva pensando che fosse solo un vecchio aggrappato ai ricordi. Lui non se ne curava. Sedeva davanti alla lanterna ormai opaca e osservava l’orizzonte.

Una sera arrivò una nebbia fitta, come non se ne vedevano da anni. Dal largo giunse il suono profondo di una sirena. Una nave cercava il porto, ma la costa era scomparsa dietro quel muro bianco.

Il Capitano si alzò. Non c’era elettricità, non c’erano lampade funzionanti. Raccolse allora le vecchie lampade a petrolio custodite nella stanza del faro, le accese una dopo l’altra e le dispose lungo il sentiero che scendeva fino alla banchina.

Poi prese la sua lanterna e rimase immobile sulla punta del molo.

Dal mare qualcuno vide quella piccola luce oscillare nel buio.

La nave cambiò lentamente rotta, seguendo quel segnale fragile ma ostinato. Poco dopo entrò in porto senza un graffio.

Il mattino seguente tutti parlavano del comandante della nave, dell’abilità dell’equipaggio, della fortuna.

Quasi nessuno ricordò il vecchio con la lanterna.

Il Capitano sorrise. Non aveva mai cercato applausi. Sapeva che la luce più importante è quella che nessuno nota, perché arriva quando serve.

Quella sera tornò al faro.

Salì i gradini, guardò il mare e, come sempre, si tolse il berretto.

«Anche una luce piccola», disse al vento, «può impedire a qualcuno di perdersi.»

E il mare, per un istante, sembrò dargli ragione.

Antonello Rivano-Inedito-©Tutti i diritti riservati

***
L’angolo dei lettori

Il dramma del materassino gonfiabile

La prima regola delle vacanze estive è semplice: mai fidarsi troppo delle proprie capacità.

Luca lo aveva capito il giorno in cui aveva deciso di gonfiare da solo il nuovo materassino da mare. Era un modello enorme, azzurro, con tanto di poggiatesta e spazio per il bicchiere. Un piccolo yacht personale, almeno secondo la pubblicità.

«Con questo mi vedrete solo al tramonto» aveva annunciato agli amici, con l’aria di chi sta per entrare nella storia.

Dopo venti minuti di sofferenza con la pompa manuale, sudato come dopo una maratona, Luca aveva finalmente completato l’opera. Il materassino era perfetto: grande, morbido e pronto a portarlo verso il relax assoluto.

Peccato che nessuno gli avesse spiegato un piccolo dettaglio: il vento.

Appena entrato in acqua, infatti, una leggera brezza lo spinse lentamente verso il largo.

«Tranquilli, torno subito!» gridò agli amici sulla riva.

Erano le ultime parole famose.

Dieci minuti dopo Luca era ancora lì, a pochi metri dalla spiaggia, ma completamente incapace di tornare indietro. Provava a remare con le mani, ma il materassino sembrava avere idee proprie. Anzi, sembrava particolarmente deciso a godersi la vacanza senza il suo proprietario.

Un bambino sulla riva lo indicò alla madre:

«Guarda mamma, quello è scappato con il letto!»

Luca fece finta di non sentire.

Alla fine arrivò un ragazzo in pedalò a recuperarlo.

«Problemi?» chiese.

Luca cercò di mantenere la dignità.

«No, stavo solo facendo un giro panoramico.»

Il ragazzo guardò il materassino, poi il mare aperto.

«Certo. Un giro panoramico verso la Croazia, magari.»

Da quel giorno Luca abbandonò le grandi ambizioni marine. Niente più materassini giganti, niente più promesse da esploratore.

Scelse un semplice asciugamano sulla sabbia.

E scoprì una cosa importante: in vacanza il modo migliore per rilassarsi è non combattere contro il mare, il vento e soprattutto contro gli oggetti comprati con entusiasmo il primo giorno d’estate.

Marco Bellini – Inedito -©Tutti i diritti riservati


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