Gio. Ago 13th, 2026

Serrande abbassate, quartieri più poveri: il commercio che cambia

L’Italia perde quasi 96 mila negozi in sette anni. Crescono discount ed e-commerce, ma il territorio perde presidi sociali e cambiano le condizioni del lavoro



Serrande abbassate, quartieri più poveri: il commercio che cambia

Il commercio italiano sta cambiando profondamente. Una trasformazione che i numeri raccontano attraverso una doppia realtà: da una parte un settore che cresce economicamente, dall’altra una rete di negozi che si restringe e lascia spazi vuoti nelle nostre città.

Secondo il Rapporto Confcommercio sul commercio in Italia, tra il 2018 e il 2025 gli esercizi commerciali al dettaglio sono passati da 666.479 a 570.313. In sette anni sono scomparse quasi 96 mila attività, pari a una riduzione del 14,4%.

A chiudere sono soprattutto le realtà più piccole e legate al territorio: gli ambulanti (-27,3%), i negozi alimentari di quartiere (-17,9%) e molte attività dedicate ai consumi culturali e ricreativi (-21,9%), come edicole, librerie, cartolerie e negozi specializzati.

Ma cosa significa davvero una serranda abbassata?

Un negozio che chiude non rappresenta soltanto la fine di un’attività economica. In molti quartieri è anche la perdita di un punto di riferimento, di un luogo di relazione, di un presidio quotidiano. Il commerciante spesso conosce i residenti, intercetta bisogni, contribuisce alla vitalità della strada.

Una via con molte serrande chiuse cambia volto: diminuiscono le occasioni di incontro, si riduce la presenza delle persone e aumenta la percezione di abbandono. La cosiddetta desertificazione commerciale non è quindi soltanto un fenomeno economico, ma riguarda anche la qualità della vita urbana.

Eppure i dati sul fatturato sembrano raccontare un’altra storia. Tra il 2018 e il 2025 il valore complessivo delle vendite nel commercio al dettaglio è cresciuto del 25,7%, passando da 326,8 a 410,7 miliardi di euro.

Un aumento che va però interpretato. Negli ultimi anni l’inflazione ha inciso fortemente sui prezzi: acquistare gli stessi prodotti è diventato più costoso e questo ha inevitabilmente fatto crescere anche il valore monetario del mercato. Un fatturato più alto, quindi, non significa necessariamente che gli italiani abbiano comprato di più o che il settore abbia migliorato in modo uniforme la propria condizione.

Anzi, le abitudini delle famiglie sono cambiate. Con il peso maggiore delle spese quotidiane e stipendi che spesso non hanno seguito lo stesso ritmo dell’aumento dei prezzi, molti consumatori hanno cercato maggiore convenienza, spostandosi verso discount, promozioni e acquisti online.

Non è un caso che proprio i discount abbiano registrato la crescita più significativa, con un fatturato più che raddoppiato (+101,1%), mentre l’e-commerce è cresciuto del 41,9%.

Anche il lavoro nel commercio sta cambiando. La diminuzione dei negozi non ha comportato una riduzione proporzionale degli occupati: secondo il rapporto, gli addetti complessivi sono diminuiti dell’1,8% tra il 2018 e il 2025. Nei supermercati e nei grandi punti vendita, invece, si è registrato un aumento dell’occupazione dell’8,3%.

Ma anche qui il dato va letto oltre i numeri. Le nuove opportunità di lavoro si concentrano sempre più nella grande distribuzione, nella logistica e nei servizi collegati alle piattaforme digitali. Sono settori che offrono occupazione, ma dove spesso il lavoratore deve confrontarsi con contratti part-time, turnazioni, lavoro nei fine settimana e una maggiore flessibilità richiesta.

Naturalmente esistono aziende e situazioni differenti, ma la trasformazione del commercio apre una domanda più ampia: quanti di questi nuovi posti di lavoro garantiscono stabilità, crescita professionale e una reale sicurezza economica?

Il passaggio dal piccolo negozio alla grande distribuzione non riguarda quindi soltanto il modo in cui acquistiamo. Riguarda anche il modello di società che stiamo costruendo.

Il commercio tradizionale aveva certamente limiti e difficoltà, ma rappresentava una presenza diffusa nei quartieri. La grande distribuzione e il digitale offrono efficienza, prezzi competitivi e nuovi servizi, ma rischiano di lasciare scoperte alcune funzioni sociali che prima erano affidate ai negozi di vicinato.

La sfida dei prossimi anni sarà trovare un equilibrio tra innovazione e territorio, tra competitività economica e qualità della vita.

Perché dietro ogni serranda che si abbassa non scompare soltanto un negozio. Spesso si perde un piccolo pezzo della comunità.

Antonello Rivano


Antonello Rivano è Direttore/Coordinatore Nazionale della Redazione di Polis SA Magazine. Giornalista, scrittore e poeta, ha al suo attivo romanzi e raccolte poetiche, con riconoscimenti in premi letterari internazionali. Nel 2025 è stato insignito del premio per la comunicazione nell’ambito della Festa del Libro in Mediterraneo. Collabora con diverse testate di informazione online ed è direttore editoriale di Carloforte Magazine. E’ stato Caporedazione di il PONENTINO.it, versione digitale della storica testata del Ponente genovese. A livello giornalistico si occupa di cultura, società, attualità e territorio, con particolare attenzione alla narrazione sociale, alle identità locali e alle realtà delle comunità e delle periferie.

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