Selfie con i leoni, passeggiate sugli elefanti e sui cammelli: il turismo che tortura
Dietro le foto con gli animali selvatici e le attrazioni turistiche si nasconde un’industria fatta di sfruttamento, sofferenza e violenza. Un invito a scegliere un turismo più etico e rispettoso.

Selfie con i leoni, passeggiate sugli elefanti e sui cammelli: il turismo che tortura
Andare in vacanza non dovrebbe costare sofferenza. Eppure ogni anno milioni di turisti pagano per un “ricordo unico”: una foto abbracciati a un cucciolo di leone, una cavalcata sulla schiena di un elefante o di un cammello, un delfino che fa il salto su comando.
Dietro quel sorriso forzato per il selfie c’è un’industria. E dietro l’industria c’è sfruttamento.
- Gli elefanti non nascono per portare persone.
Un elefante in natura cammina fino a 30 km al giorno. In un “elephant trekking” ne percorre 10 con 2-3 persone sulla schiena, sotto il sole, senza acqua.
Per “addestrarli” si usa il phajaan, la pratica del “domare lo spirito”: i cuccioli vengono strappati alla madre a pochi mesi e picchiati fino a spezzare la loro volontà. Quelle catene alle zampe e quel gancio sulla testa non sono “tradizione”. Sono strumenti di controllo attraverso il dolore. - I selfie con i leoni e le tigri nascono da un circo.
Nessun felino adulto è docile per natura. I cuccioli usati per le foto vengono drogati, privati di cibo e tenuti in gabbie minuscole quando non “lavorano”. A 6-8 mesi diventano troppo grandi e pericolosi: fine della carriera. La maggior parte finisce in allevamenti, zoo fatiscenti o viene abbattuta.
E quel leone che “dorme” mentre gli metti un braccio al collo? Non sta dormendo. È esausto e sedato. - Delfini, scimmie, bradipi: lo stesso copione.
Spettacoli con delfini, foto con scimmie vestite, bradipi passati di mano in mano per ore. Animali notturni costretti a stare svegli di giorno, animali selvatici costretti al contatto umano per 12 ore al giorno. - Le cavalcate sui cammelli: ore di peso e sete.
Le foto al tramonto sul cammello sembrano da cartolina, ma dietro c’è un’altra faccia.
I cammelli usati per il turismo lavorano 6-8 ore al giorno sotto il sole, con pesi di 150-200 kg sulla schiena, poca acqua e niente ombra.
Molti hanno piaghe da sella e zoccoli rovinati sul cemento e sull’asfalto.
Per “renderli docili” vengono spesso isolati da piccoli e sottoposti a privazioni. E quando diventano troppo vecchi o lenti, vengono venduti o abbandonati.
Quella passeggiata di 20 minuti ti costa un selfie. A loro costa dolore, percosse, sete e una vita da attrazione.
Stress, malattie, depressione. Una vita che non è vita.
La verità che non dicono è che queste attività non “aiutano le comunità locali” e non “salvano le specie”.
Servono solo a far guadagnare chi possiede l’animale. Un elefante rende di più in una settimana di trekking che in un anno di turismo etico. Un cucciolo di leone vale più per 100 selfie che per tutta la sua vita in libertà.
Pagare per queste esperienze significa finanziare direttamente la cattura, la violenza e il commercio.
Come viaggiare senza complicità.
Si può. Basta scegliere diversamente.
La scelta turistica del “guarda e non toccare” è possibile.
I santuari etici e i centri di recupero veri non permettono il contatto diretto.
E va bene così.
“Rispettoso”, “naturale”, “educativo” sono parole vuote se ti fanno cavalcare o abbracciare un animale selvatico.
Basterebbe chiedersi: da dove viene l’animale?
Può andarsene quando vuole?
Cosa succede quando diventa adulto?
Occorre denunciare, parlare e condividere ciò che c’è dietro.
Un selfie costa 10 € a te, una vita all’animale.
Il ricordo più bello di un viaggio non è una foto con un animale prigioniero. È il ricordo di averlo visto libero.
Il turismo ha il potere di proteggere o di distruggere. Scegliere di non cavalcare un elefante o un cammello, di non fare un selfie con un leone, di non applaudire a un delfino è l’unico modo per dire che il rispetto vale più di un like.
Gli animali non sono attrazioni.
Sono esseri viventi.
E nessuna vacanza può giustificare la loro tortura.
[Immagine di copertina elaborata da AntoRiva con il supporto dell’intelligenza artificiale per © Polis SA Magazine]
Annalisa Carleo
| Annalisa Carleo. Laureata in Giurisprudenza, ha ricoperto l’incarico di Garante per i Diritti e la Tutela degli Animali del Comune di Nocera Superiore (SA) dal 2020 al 2024. Attualmente vicepresidente dell’Associazione di protezionismo animale Gli Amici di OREO odv. Tutti gli articoli di: Dalla parte degli Animali – a cura di Annalisa Scaleo |
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