Gio. Ago 13th, 2026

Barbuti Festival 2026, prima nazionale di “Ma che aspettate a batterci le mani” a Salerno

Giovedì 6 agosto a Salerno debutta lo spettacolo scritto, diretto e interpretato da Gaetano Stella, un omaggio al teatro di Dario Fo


SALERNO – Giovedì 6 agosto 2026, alle ore 21.15, largo Santa Maria dei Barbuti, nel centro storico di Salerno, ospiterà la prima nazionale di “Ma che aspettate a batterci le mani”, spettacolo inserito nella 41ª edizione del Barbuti Festival, nell’ambito del progetto “Foglie di teatro”.

Protagonista sarà Gaetano Stella, autore della scrittura drammaturgica e regista dello spettacolo, liberamente ispirato al “Mistero Buffo” di Dario Fo. In scena con lui Mauro Collina, Martina Soldani e Francesca Stella, mentre Gioia Consiglio sarà al pianoforte e alla voce.

Il costo del biglietto è di 10 euro e comprende anche una passeggiata culturale nel centro storico di Salerno, in programma alle 20.30, guidata dall’associazione culturale Erchemperto, prima dell’inizio della rappresentazione.

“Ma che aspettate a batterci le mani” propone una rilettura originale dell’universo teatrale di Dario Fo, attraverso un linguaggio che intreccia satira, poesia, comicità e teatro popolare.

La vicenda si sviluppa in una piazza senza tempo, animata da un Cantastorie e popolata da un Attore-Giullare, dai due clown Gronio e Sghemba e da una pianista. La messinscena combina la fisicità della clownerie, la reinterpretazione di testi della tradizione giullaresca in una originale lingua napoletana e canzoni di grandi poeti moderni, con l’obiettivo di riportare al centro il valore della piazza come luogo di partecipazione e confronto.

Lo spettacolo recupera lo spirito del Mistero Buffo, riproponendo il teatro come rito collettivo, politico e catartico, nel quale il sacro e il profano convivono e la risata diventa uno strumento di libertà.

La piazza assume così un significato che va oltre lo spazio fisico, trasformandosi nel luogo simbolico in cui il popolo riconquista la parola attraverso lo sberleffo, mettendo in discussione l’ipocrisia del potere e l’autorità dei dogmi.

In questa prospettiva, il Giullare e i Clown diventano portatori di una verità scomoda, utilizzando la comicità non come semplice intrattenimento, ma come occasione di riflessione e consapevolezza sociale.

La rappresentazione rifiuta la tradizionale separazione tra palco e pubblico. Il titolo stesso, “Ma che aspettate a batterci le mani”, si presenta come una provocazione e un invito diretto agli spettatori, chiamati a partecipare attivamente all’evento teatrale.

In un tempo caratterizzato dall’isolamento e dalla mediazione degli schermi digitali, lo spettacolo si propone come un atto di resistenza culturale, ricordando che la libertà si costruisce attraverso la partecipazione collettiva e il coinvolgimento diretto.

Per informazioni è possibile contattare il numero 339 6858043 oppure consultare il sito della Bottega San Lazzaro.

Redazione

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