Dom. Set 20th, 2026

OL – Speciale Estate 2026 (9)

Poesie e racconti per una calda estate

©Polis SA Magazine®

Orizzonti letterari — Speciale Estate 2026 – Ultimo appuntamento con racconti e poesie per un calda estate

Ci sono tempi in cui le parole sembrano diventare più necessarie.

Tempi difficili, rumorosi, spesso attraversati da notizie che lasciano poco spazio alla leggerezza. E forse proprio per questo abbiamo bisogno di fermarci, almeno per qualche riga, e lasciare che siano le parole a fare il loro mestiere più antico: raccontare, emozionare, far pensare. A volte anche semplicemente regalare un momento di bellezza.

È quello che cerchiamo di fare, giocando con le parole, con la poesia e con il racconto, nelle pagine di Orizzonti letterari.

Lo Speciale Estate 2026 arriva con questo numero al suo ultimo appuntamento. Una piccola stagione nella stagione, nata per accompagnare l’estate attraverso versi, storie, e pensieri. E se il crescente interesse dei lettori ci dice qualcosa, è che quello spazio era tutt’altro che fuori dal tempo.

Anzi.

Forse oggi, proprio mentre tutto sembra correre, abbiamo ancora più bisogno di parole che sappiano fermarsi.

Questo, dunque, è l’ultimo numero dello Speciale Estate. Ma Orizzonti letterari non va in vacanza per sempre. Tornerà presto, con una nuova veste grafica e nuove idee, continuando a cercare quel punto misterioso in cui una parola smette di essere soltanto una parola e diventa qualcosa che ci riguarda.

Perché le belle parole non cambiano il mondo da sole.

Ma possono ancora aiutarci a guardarlo con occhi diversi.


La Redazione di ©Orizzonti Letterari – by ®Polis SA Magazine.


In questo numero

Poesie:

Racconti:

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POESIE


La Poesia di Danila Olivieri

L’ultima partenza

Parto per Roma – disse-
e frammenti fanciulli di luce
danzarono nei suoi occhi
carezzevoli di indugi.
Vedere Roma -per mia madre-
significava riscattare
l’età lieta rubata:
la prematura fabbrica
gli stenti della guerra.

Terni moderna, ferrigna
si fece capolinea
ma lo splendore di Roma antica
forse lei visitò
nella luce eterea
della corporea evanescenza
in quell’ultimo sonno
tra lo schianto e l’estrema partenza.

Danila Olivieri – da I giorni della merla (Montedit Milano)©Tuti i diritti riservati


I Versi Balzani di Sara

Immagini di Repertorio

Vuoi la casualità per coprirti le spalle
Quello che non ti aspetti è un metodo da seguire
Apri l’armadio per un ultimo assalto
Troppo elegante per queste città futuristiche
Le persone che ami adottano uno schema
Senza risultati confortanti
Mentre litigano con le parole del momento
Hai colmato la distanza tra le immagini di repertorio
E la voce flebile del tuo flusso di coscienza

Sara Piccardo – Inedita – ©Tutti i diritti riservati


L’angolo dei lettori

La misura

Ci sono estati
che ricordiamo senza sapere perché.

Altre le abbiamo dimenticate,
ma sono rimaste
a misurare il tempo.

Perché l’estate ritorna,
e con lei torna
una parte di noi.

Poi finisce.

E già sappiamo
che la aspetteremo ancora.

Enrico Rinaldi – Inedita – ©Tutti i diritti riservatI


RACCONTI


I racconti del Capitano

L’ultima notte d’estate

Il capitano se ne accorse una mattina di settembre. Non fu il calendario a dirglielo. Non ne aveva bisogno. Fu il porto. C’era meno rumore sulle banchine, meno voci, meno gente che arrivava con i piedi ancora bianchi di sabbia e il sale sulle spalle. Le barche erano sempre lì, ma sembravano avere smesso di aspettare.

Il capitano rimase qualche minuto a guardare il mare. Era lo stesso mare di luglio, quello delle giornate lunghe e delle partenze senza orologio. Eppure aveva cambiato voce. L’estate finisce così, pensò. Non quando arriva settembre. Quando nessuno ha più fretta di partire.

Aveva passato tanti anni a navigare e sapeva che il mare non cambia mai davvero. Cambia la luce, cambia il vento, cambiano gli occhi di chi lo guarda. Quella mattina il vento veniva da terra. Il capitano sistemò una cima, controllò un nodo che non aveva bisogno di essere controllato e rimase ancora lì, con le mani appoggiate alla murata.

Poco più in là, una ragazza raccoglieva dal terrazzo le ultime lenzuola stese al sole. Un bambino correva dietro a un pallone ormai sgonfio. Dal bar arrivava il rumore delle tazzine e, ogni tanto, una voce che chiamava qualcuno per nome. Erano piccoli segnali. Il paese tornava lentamente a sé.

Anche il capitano aveva imparato che le stagioni non se ne vanno tutte insieme. Se ne vanno a pezzi. Prima spariscono le voci della sera, poi le sedie rimaste fuori fino a tardi, poi le barche dei forestieri, poi i ragazzi che hanno promesso di tornare presto. E alla fine resta il mare. Quello non parte mai.

Quella sera il capitano uscì in barca. Non aveva una rotta precisa. Andò piano, lasciando che fosse il vento a scegliere per lui. Il paese si allontanò alle sue spalle, poche luci accese sulla costa, come se qualcuno avesse dimenticato di spegnerle.

Guardò verso terra. Per un momento gli sembrò di vedere tutte le estati della sua vita insieme: quelle che avevano avuto un nome, quelle che non ne avevano avuto bisogno, quelle finite con una partenza e quelle finite senza che nessuno se ne accorgesse.

Pensò che forse era questo che faceva il tempo. Non portava via le cose. Le spostava. Le metteva più lontano, in un punto della memoria dove continuavano a brillare, ma non si potevano più raggiungere.

Il capitano sorrise. Poi spense il motore. Restò in mezzo al mare, nel silenzio. Sopra di lui c’era già qualche stella.

Era ancora estate.

Ma soltanto per quella notte.

Antonello Rivano – Inedita – ©Tutti i diritti riservati


L’angolo dei lettori

Questo racconto è tratto da una storia vera e comincia con una mail arrivata alla redazione di OL. La cosa strana è che quella mail, adesso, è sparita dalla nostra casella di posta. Neppure il più esperto dei nostri tecnici informatici è riuscito a recuperarla e, di conseguenza, non possiamo più dimostrarne la veridicità. Sembra però che, poco prima della sua scomparsa, qualcuno abbia visto un gatto verde e rosa sgattaiolare via dalla redazione con qualcosa in bocca.
Non sappiamo cosa fosse.
Ma da quel momento, in redazione, sono cominciate a succedere cose piuttosto strane.


La Redazione di OL

***

Il racconto perduto e un gatto che faceva “ziao”

  • Cara Redazione di OL,

vi scrivo per mandarvi un racconto. È una cosa che avevo in mente da qualche giorno e finalmente sono riuscito a metterla sulla carta. O almeno credo. Perché, mentre ve lo sto scrivendo, mi sono accorto di una cosa piuttosto seccante: il racconto non c’è più. E non ne trovo neppure una parola in giro.

Ho cercato dappertutto. Sul tavolo, nei cassetti, tra i libri. Niente. È come se fosse sparito proprio mentre lo stavo scrivendo.

  • Caro lettore,

non si preoccupi. I racconti fanno così. Ogni tanto si perdono in qualche piega del tempo. Cerchi bene: sotto il letto, dentro un vecchio libro, magari tra due pensieri che aveva lasciato a metà.

E quando lo trova, ce lo mandi.

  • Cara Redazione di OL,

l’ho trovato!

Era in bocca al gatto, quello verde e rosa che qualcuno, non ricordo bene chi, mi ha regalato,

Pare che l’abbia scambiato per un topolino. Non so come abbia fatto, ma il racconto era tutto stropicciato. Le parole avevano preso delle brutte pieghe, alcune erano persino nervose e una, addirittura, se l’è presa con me perché non avevo saputo tenermela in testa.

Adesso non so come fare per rimetterlo a posto.

  • Caro lettore,

è più semplice di quanto pensi. Stiri il racconto con cura, usando un ferro adatto alle parole. Tolga le cattive pieghe, sistemi le frasi e, soprattutto, inamidi bene le virgole e i punti.

Poi ce lo mandi.

Faccia soltanto attenzione a qualche parola che il gatto potrebbe aver ingoiato.

  • Cara Redazione di OL,

in effetti qualcosa non torna.

Da qualche giorno il gatto non fa più soltanto «Miao».

Fa anche «Ciao», «Biao» e «Ziao».

Ho controllato bene il racconto e ho scoperto che mancano tutte le C, le B e le Z.

Credo che le abbia mangiate lui.

  • Caro lettore,

allora le pensi, le rimetta al loro posto e ci mandi finalmente questo benedetto racconto.

Caro lettore,

allora le rimetta al loro posto e ci mandi finalmente questo benedetto racconto.

Non ci faccia perdere altro tempo prezioso. Sa, anche noi abbiamo i nostri «gatti da pelare» e non vorremmo che scappassero con tutti gli articoli di Polis SA Magazine in bocca.

Sono tanti, appetitosi e, a pensarci bene, molto più nutrienti delle crocchette.

  • Cara Redazione di OL,

va bene, ho gaurdato meglio e c’erano tutte, ho anche scoperto quand il gatto ha ingoiato quelle B,C e Z.

E credo di aver capito anche dove fosse finito il racconto.

Non era sotto il letto, né dentro un libro, né in qualche piega del tempo.

E neppure in bocca al gatto, come avevo creduto, quelle parole, scambiate per un topolino, erano del vicino di casa.

L’ho capito ieri, quando mi ha detto che, mentre guardava il TG, era rimasto senza parole. In bocca gli erano rimaste soltanto le parolacce e, da allora, quando prova a parlare, gli esce soltanto un «Bip».

Insomma, il gatto aveva preso le parole sbagliate e buttato giù qualche consonante. Le parole che ho stirato e la punteggiatura che ho inamidato la restetutirò al mio vicino, dicendogli di stare piu attento ai gatti e meno ai TG.

Il mio racconto era qui.

Tra la mia prima lettera e la vostra ultima risposta, e finisce con questa replica.

Anzi, a dire la verità, era già cominciato prima.

Perché il racconto che vi volevo mandare…è proprio questo che state leggendo e parla di un lettore/scrittore distratto, di una redazione folle e di un gatto che faceva Ziao.

In fede
Un lettore

***

E voi, sì, proprio voi che leggete, se almeno un po’ avete creduto a questa storia, alle parole ingoiate dal gatto, alla punteggiatura da inamidare, a un lettore/scrittore distratto, a una redazione un pò folle (ma dicono che quella di OL lo sia davvero), se per un momento avete visto tutto questo come se potesse davvero accadere, non preoccupatevi.

Non siete matti.

Forse avete soltanto lasciato una piccola porta aperta alla fantasia.

E da quella porta, a quanto pare, è entrato questo racconto.

Altrimenti continuate a far finta di non aver capito. Se ci tenete ad apparire normali, gente con «la testa al suo posto, ossia sulle spalle» (cit. Totò), convinta che le parole non si stropiccino, che tutte le storie debbano avere un inizio e una fine, che ogni cosa debba avere una spiegazione e che i gatti facciano solo, sempre e comunque “Miao”.

Fate pure.

Comunque io quella porta, io, non la chiuderei. Non la chiuderei mai.

Perché è proprio da lì che, ogni tanto, entra la parola Libertà.

E bisogna stare attenti.

Potrebbe esserci un gatto, lì fuori, già pronto a portarsela via.

Nello Varani Tolio – Inedito – ©Tutti i diritti riservati


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