Poesia in tabarchino, Antonello Rivano premiato ancora a Sestri Levante
Terzo posto al Premio Internazionale di Poesia e Narrativa “Carlo Bo – Giovanni Descalzo” 2026: un nuovo riconoscimento per i versi nella parlata ligure di Carloforte e Calasetta. Un percorso che parte dal Premio Speciale della Giuria del 2018 e racconta anche le radici e la storia di un’intera comunità

Poesia in tabarchino, Antonello Rivano premiato ancora a Sestri Levante
di Sara Piccardo
La poesia in tabarchino torna a essere protagonista a Sestri Levante. Antonello Rivano ha conquistato il terzo posto nell’edizione 2026 del Premio Internazionale di Poesia e Narrativa “Carlo Bo – Giovanni Descalzo”, aggiungendo un nuovo riconoscimento a un percorso poetico che, negli anni, ha trovato in questa manifestazione uno dei suoi appuntamenti più significativi. La cerimonia di premiazione si terrà sabato 31 ottobre, alle ore 16, presso l’ex Convento dell’Annunziata, nella zona di Portobello, affacciata sulla Baia del Silenzio, a Sestri Levante. Un risultato che non riguarda soltanto la scrittura, ma richiama anche il valore di una lingua di comunità, capace di custodire memoria, appartenenza e identità.

Per Rivano, infatti, il rapporto con il tabarchino non si esaurisce nella scelta di una lingua poetica. Scrivere in questa parlata significa confrontarsi con una storia che attraversa il Mediterraneo, collega luoghi e generazioni e continua a vivere nelle parole, nei ricordi e nei legami di chi riconosce in essa una parte delle proprie origini.
La memoria, come le onde del mare
Al centro del riconoscimento c’è «I ricòrdi», una poesia che affida al mare una metafora semplice e profonda della memoria. I ricordi, scrive Rivano, «van e végnan in sciâ zigna da nóstra vitta»: vanno e vengono lungo il margine della nostra vita, proprio come le onde che accompagnano e scuotono la barca sulla quale ci siamo imbarcati fin da bambini. A volte ci cullano, altre sembrano volerci trascinare a fondo. Poi svaniscono, o almeno così crediamo, perché basta un pensiero lieve a richiamarli. È in questo movimento, tra ciò che resta e ciò che sembra perduto, che la poesia trova la sua forza: raccontare un’esperienza individuale attraverso immagini nelle quali ciascuno può riconoscersi, senza perdere la voce e la musicalità della lingua tabarchina.
Un riconoscimento che riporta al 2018
Tra i premi ottenuti, uno occupa un posto particolare. Nel 2018, sempre a Sestri Levante, Rivano ricevette il Premio Speciale della Giuria del Premio Internazionale “Carlo Bo – Giovanni Descalzo”. La targa riporta una motivazione che esprime con chiarezza il senso attribuito alla sua scrittura: «Per la sua parola poetica che tiene vivo il dialetto tabarchino».

È una frase che va oltre il riconoscimento letterario e individua nella poesia una possibilità concreta di mantenere viva una parlata legata a una storia particolare. Rivano non scrive soltanto di luoghi o di ricordi personali: quando sceglie il tabarchino, porta sulla pagina parole che appartengono a una comunità, insieme alle esperienze, alle relazioni e alla memoria che quelle parole continuano a trasmettere.
“Raixe”, il legame con le proprie origini
Tra le poesie più significative del percorso di Rivano c’è Raixe (Radici), premiata sia a Sestri Levante sia a Calasetta. Nel 2020 ha conquistato il secondo posto al Premio Internazionale «Carlo Bo – Giovanni Descalzo», nella sezione dedicata alle poesie nelle parlate liguri; nel 2021 ha ottenuto una menzione speciale al Premio «A vuxe de Câdesédda – In ricordo di Bruno Rombi», nella sezione Poesia in tabarchino.
«Ai sentu fórti ste ràixe, anche quande sun luntan»: le sento forti, queste radici, anche quando sono lontano. Da questa immagine prende forma una poesia in cui l’ancora che tiene la barca in un porto sicuro e l’albero che resiste, saldo al proprio terreno nonostante il tempo che passa, diventano simboli di un legame profondo con le proprie origini. Ma le radici non appartengono soltanto alla sfera individuale: «passan pe tera, atavèrsan u mò, lìgan uìze e paixi, ómmi e destin». Attraversano la terra e il mare, uniscono isole e paesi, uomini e destini. La memoria personale si apre così a una dimensione collettiva: prendersi cura delle proprie radici, non lasciare che si secchino o vengano dimenticate, tenersi per mano come «figiö da stéssa stória», figli della stessa storia.
È anche in questa prospettiva che la scelta di scrivere in tabarchino acquista un valore che va oltre la scrittura poetica: significa dare voce a una memoria condivisa e contribuire a trasmetterla, affinché la storia di una comunità possa continuare a essere ascoltata anche da chi non ne conosce direttamente le origini.
Otto riconoscimenti per la poesia in tabarchino
Il terzo posto del 2026 si inserisce in un percorso iniziato nel 2018 e proseguito attraverso diverse edizioni del premio di Sestri Levante e del Premio Letterario Internazionale “A vuxe de Câdesédda – In ricordo di Bruno Rombi”, a Calasetta, nell’ambito del Festival Culturale Liberevento. Nel complesso, sono otto i riconoscimenti attribuiti a Rivano per poesie in tabarchino, secondo il suo percorso documentato.
Nel 2019, a Sestri Levante, ha ottenuto il secondo posto al Premio Internazionale “Carlo Bo – Giovanni Descalzo”. Nel 2021 è arrivato il primo posto ex aequo nella stessa manifestazione, mentre a Calasetta, nello stesso anno, ha ricevuto una menzione speciale al premio “A vuxe de Câdesédda”. Nel 2022, sempre a Calasetta, ha conquistato il primo posto nella sezione dedicata alla poesia in tabarchino.
Il percorso è proseguito nel 2025 con un altro terzo posto a Sestri Levante e nel 2026 con il nuovo piazzamento nella stessa competizione. A questi risultati si aggiunge la menzione speciale ottenuta nel 2026 al concorso nazionale “…e adesso raccontami Natale”, in Costiera Amalfitana, nell’ambito di Festa del Libro in Mediterraneo

Sono tappe differenti, che testimoniano una presenza costante nel panorama dei concorsi letterari, ma che non andrebbero lette soltanto attraverso la successione delle classifiche. Il filo che le unisce è la continuità di una scrittura che sceglie di esprimersi anche in una lingua di dimensioni geografiche limitate, ma di forte valore storico e culturale.
Una parlata che attraversa il Mediterraneo
Il tabarchino è una varietà linguistica di origine ligure, sviluppatasi nella storia delle comunità di pescatori e corallari liguri che, a partire dal XVI secolo, si insediarono sull’isola tunisina di Tabarka. Nel Settecento, le vicende politiche ed economiche del Mediterraneo portarono parte di queste comunità a lasciare l’isola e a stabilirsi in altri territori. Nel 1738 un gruppo di tabarchini si trasferì in Sardegna, dove fondò Carloforte, sull’isola di San Pietro; nel 1770 un’altra comunità contribuì alla fondazione di Calasetta, sull’isola di Sant’Antioco. Un ulteriore ramo della storia tabarchina condusse invece in Spagna, dove nel XVIII secolo fu fondata Nueva Tabarca, un’isola al largo di Alicante. Tre luoghi diversi, uniti da una storia di migrazioni, insediamenti e legami mediterranei, che ha lasciato tracce profonde nella lingua e nell’identità delle comunità coinvolte.
Questa storia ha lasciato tracce profonde nella lingua, nelle tradizioni e nella memoria collettiva. Il tabarchino rappresenta ancora oggi un elemento distintivo della cultura locale e un legame tra le comunità di Carloforte e Calasetta. La sua vitalità dipende anche dalla possibilità di utilizzarlo in contesti contemporanei, senza relegarlo esclusivamente alla conversazione familiare o alla memoria del passato.
La poesia può svolgere un ruolo importante in questo processo. Non sostituisce il lavoro di studio e di documentazione linguistica, ma permette alla lingua di continuare a esprimere emozioni, pensieri e sensibilità del presente. In questo senso, la motivazione ricevuta da Rivano nel 2018 conserva un significato particolare: riconosce nella parola poetica uno strumento capace di contribuire alla continuità culturale.
Dalla poesia in italiano ai libri
Il percorso di Antonello Rivano non si limita alla produzione in tabarchino. La sua attività comprende anche la poesia in lingua italiana e la narrativa, con riconoscimenti che appartengono a categorie diverse e che è importante distinguere da quelli ottenuti per i versi in tabarchino.
Nel 2022 la poesia Itaca, destinata successivamente a dare il titolo e ad aprire la raccolta ITACA. Viaggio tra i paesaggi dell’anima (Polis SA Edizioni), ha conquistato il primo posto al concorso “A vuxe de Câdesédda” di Calasetta. Due anni dopo, nel 2024, la raccolta ha ottenuto il terzo posto nella sezione dedicata alla poesia edita in lingua italiana della stessa manifestazione. Un percorso che documenta il passaggio dai singoli versi a un’opera organica, nata anche attorno a quella poesia iniziale. Nel 2026, sempre a Calasetta, L’isola che resta ha conquistato il secondo posto nella sezione “Poesie e racconti in lingua italiana”, aggiungendo un nuovo riconoscimento al percorso poetico di Rivano in italiano.
Nello stesso anno è arrivato anche un riconoscimento per la narrativa: il romanzo Parole rosse, pubblicato da Polis SA Edizioni nel dicembre 2025, si è classificato terzo nella sezione “Romanzi editi” del concorso di Calasetta. Si tratta di un risultato distinto da quelli legati alla poesia e che restituisce la varietà dei percorsi di scrittura intrapresi dall’autore.
Accanto ai libri e alla poesia, Rivano svolge attività giornalistica ed editoriale, occupandosi di cultura, società, territori e trasformazioni delle comunità. Ambiti differenti, accomunati dall’attenzione per le storie e per il modo in cui le persone costruiscono e conservano la propria identità.
Va ricordato che, lo scorso anno, nell’ambito della XIX Festa del libro in Mediterraneo, che si svolge in Costiera Amalfitana, gli è stato conferito un Premio per la comunicazione.
La memoria non è soltanto passato
Il nuovo riconoscimento di Sestri Levante riporta così al centro una questione che va oltre il risultato di un concorso: quale spazio possono trovare oggi le lingue delle comunità nella produzione culturale contemporanea? La risposta non può dipendere soltanto dai premi, ma anche dalla possibilità di scrivere, pubblicare, leggere e trasmettere opere capaci di utilizzare queste lingue come strumenti vivi di espressione.
Per Rivano, il tabarchino è una scelta poetica e, insieme, un legame con una storia che precede il singolo autore. Non significa parlare formalmente a nome di tutti, ma riconoscere che certe parole portano con sé un patrimonio condiviso, fatto di migrazioni, mare, relazioni familiari, luoghi e memoria.
È il senso che emerge anche dalla conclusione di Raixe: «Émmu da tegnise pe man, figiö da stéssa stória, pe nu pèrdise mòi». Dobbiamo tenerci per mano, figli della stessa storia, per non perderci mai. Una dichiarazione che restituisce alla poesia una funzione essenziale: non fermare il tempo, ma impedire che tutto ciò che il tempo porta con sé venga dimenticato.
Il terzo posto ottenuto nel 2026 a Sestri Levante è dunque una nuova tappa di un percorso letterario, ma anche l’occasione per tornare a parlare di una lingua e della comunità che la custodisce. Le radici, come suggerisce la poesia, non trattengono necessariamente lontano dal mondo: possono diventare ciò che permette di attraversarlo senza perdere il senso della propria storia.
Sara Piccardo
| Sara Piccardo vive a Genova Voltri ed è laureata in Scienze Politiche. È stata redattrice de Il Ponentino.it, versione online della storica testata del Ponente genovese. Per Polis SA Magazine cura recensioni letterarie e la rubrica “Oltre gli ostacoli”, dedicata alle persone che hanno saputo trasformare le proprie fragilità in una risorsa. Si occupa inoltre di storie di sport e articoli culturali. A livello regionale ligure scrive anche su eventi e tradizoni. Di sé ama dire di essere una “lettrice compulsiva” e che “scrive da sempre, ma non pubblica”. |

