Gio. Ott 15th, 2026

Chiesa di Santa LImbania_Genova Voltri

Quando la storia diventa territorio

Il Centro Studi Storici del Ponente Genovese e il Consorzio del Cammino di Santa Limbania uniti nella valorizzazione e nella salvaguardia del territorio.

La storia racconta il passato, ma parla anche del presente: perché ciò che è accaduto continua a vivere nei luoghi, nelle persone, nelle parole e nella memoria


Quando la storia diventa territorio

di Antonello Rivano

Nate a distanza di una decina di anni l’una dall’altra, ma parallele nel loro intento di difendere e divulgare la storia, la vita e le tradizioni di territori che hanno contribuito a fare grande la nostra città e il suo entroterra, si ripropongono nello sviluppo dei propri obiettivi.

È in questo contesto che assume particolare rilievo il Centro Studi Storici del Ponente Genovese, realtà che nel tempo ha sviluppato una propria attività di ricerca e divulgazione sulla storia del territorio.

Costituito negli anni Novanta del secolo scorso, nel suo contesto operano vari studiosi che, negli anni, hanno contribuito alla sua crescita. Tra questi vi sono Aldo Pastorino e Giorgio Casanova, storici del territorio e membri fondatori del Centro Studi.

Il rapporto con il Consorzio è stretto e numerose attività del Centro vengono pubblicate attraverso il sito del Cammino di Santa Limbania. Ma il Centro compare anche autonomamente nelle iniziative promosse dalle istituzioni cittadine.

Il Centro ha affrontato il Medioevo, la navigazione, i commerci, le vie terrestri, il Risorgimento, il lavoro, l’associazionismo, le migrazioni, l’urbanizzazione e la trasformazione sociale della città e del suo Ponente.

Nel 2024 il Centro è stato coinvolto dal Comune di Genova nel ciclo “Il Risorgimento dei genovesi. Momenti di storia politica e sociale tra il 1815 e il 1870”.

La ricerca non riguarda quindi soltanto i grandi avvenimenti nazionali. Una parte significativa è dedicata al modo in cui quei cambiamenti hanno coinvolto Genova e, più specificamente, il suo Ponente.

La stessa impostazione emerge nel ciclo “Genova nell’800: vita, lavoro e idee in trasformazione”, realizzato tra il 2025 e il 2026 con il coinvolgimento dell’Archivio Storico del Comune, della Biblioteca Civica Rosanna Benzi, del Centro Studi Storici del Ponente Genovese, di Casa Mazzini-Museo del Risorgimento, dell’Istituto Alberghiero Nino Bergese e del Museo della Carta di Mele.

I temi affrontati raccontano un Ottocento osservato non soltanto attraverso la politica: urbanizzazione e industria, vita civile, associazionismo operaio, migrazioni, mondo rurale, trasformazioni sociali e rapporto fra ricchezza e povertà.

E proprio in questo percorso torna il legame con la memoria documentaria. In una pubblicazione della Società Ligure di Storia Patria viene citata, per esempio, una fotocopia del Libro delle decreti della nostra Compagnia di Santo Erasmo dei Marinari di Prà, indicata come in possesso del Centro Studi Storici del Ponente Genovese. È un piccolo ma significativo indizio della presenza di materiali storici raccolti o conservati dal Centro.

Il Consorzio Il Cammino di Santa Limbania

Nato nel 2004 intorno a un antico percorso tra Voltri e l’entroterra piemontese, il progetto ha costruito negli anni una rete fatta di cultura, ricerca, scuola, tradizioni e memoria sociale. Oggi il Centro Studi Storici del Ponente Genovese contribuisce a dare vita a questo lavoro con nuovi incontri e nuove ricerche.

Ci sono percorsi che non si limitano a collegare due luoghi. Raccontano persone, merci, lavori, devozioni e trasformazioni che nel tempo hanno costruito un territorio. È questa la storia che ruota intorno al Consorzio Il Cammino di Santa Limbania, costituito nell’anno di Genova Capitale Europea della Cultura e sviluppatosi intorno alla riscoperta di un antico collegamento tra il Ponente genovese e l’entroterra piemontese.

Il punto di partenza della storia è Voltri, dove la chiesa di Santa Limbania si trova nei pressi della foce del torrente Cerusa. Secondo la ricostruzione proposta dal Consorzio, da qui prendeva forma un itinerario verso il Piemonte, lungo quella che viene indicata come antica via del sale e/o del ferro, percorsa da mulattieri e viandanti e utilizzata per il trasporto di merci. Il percorso arriva idealmente fino a Rocca Grimalda, dove si trova un’altra chiesa dedicata alla santa. Una documentazione del 2007 raccontava già il “Cammino di Santa Limbania” come un trekking fra Voltri e Rocca Grimalda, inserito nel progetto culturale “Santa Limbania, ovvero i destini del viaggio”, avviato nell’ambito di Genova 2004.

Il valore di questo percorso sta proprio nella sua natura. Non è soltanto una strada della fede. È anche la memoria di un sistema di collegamenti nel quale la costa e l’entroterra erano profondamente connessi. Da una parte il mare e gli approdi di Voltri, dall’altra le vallate, i valichi e i centri piemontesi. In mezzo, uomini e animali impegnati nel trasporto delle merci.

Il sale e il ferro sono due dei prodotti che transitavano lungo la via, ma dietro questa strada c’era un sistema più ampio di scambi e di spostamenti.

La chiesa di Voltri rappresenta così il punto nel quale la memoria religiosa incontra quella del lavoro e del viaggio. Il Consorzio ricorda anche il recupero dell’edificio, a lungo trascurato, da parte della Confraternita dei Turchini.

Nel corso degli anni il progetto si è allargato. Il cammino è diventato anche occasione di incontro con il territorio, attraverso escursioni, iniziative culturali, attività rivolte alle scuole e valorizzazione delle produzioni locali. Il sottotitolo scelto dal Consorzio, “Le vie della fede e del gusto”, sintetizza questa evoluzione.

Una parte importante di questo percorso è il rapporto con l’Istituto Alberghiero Nino Bergese e con le iniziative sviluppate a Pra’. Nel progetto “Il Mortaio”, promosso dalla Città Metropolitana di Genova, il Consorzio fu coinvolto nella valorizzazione delle produzioni agroalimentari e delle tipicità liguri. Negli anni successivi il rapporto con il mondo della scuola e con Villa Sauli ha continuato a rappresentare uno dei punti di contatto fra cultura del territorio, gastronomia e formazione.

La strada, quindi, non è più soltanto qualcosa da percorrere: diventa uno strumento per recuperare prodotti, tradizioni, saperi e relazioni fra comunità.

Le nuove proposte

Nei prossimi mesi il programma delle attività proseguirà al Museo della Carta di Mele, dove il Centro Studi propone “Tre appuntamenti per continuare a raccontare la storia”.

Tre appuntamenti diversi, ma legati da un filo evidente: il Medioevo e il lusso, la storia delle produzioni e del lavoro, quindi la vita di chi disponeva di poco. Tre prospettive attraverso le quali leggere una società e un territorio.

Il Consorzio, come avvenuto nel 2024-2025 con “Genova nel Medioevo”, propone un ciclo di conferenze “La Grande Genova 1926-2026”, che si terranno dal 18 novembre 2026 al 17 marzo 2027 presso l’Archivio Storico del Comune, la Biblioteca Civica Rosanna Benzi, l’Istituto Alberghiero Nino Bergese e la Scuola Musicale Giuseppe Conte.


Ventidue anni dopo

Dal 2004 al 2026 sono trascorsi ventidue anni. In questo arco di tempo, il Cammino di Santa Limbania è passato dalla riscoperta di un itinerario alla costruzione di una rete culturale che mette insieme territorio, tradizioni, scuola, prodotti locali e memoria.

Accanto a questa esperienza, il Centro Studi Storici del Ponente Genovese ha sviluppato un’attività di ricerca e divulgazione che attraversa secoli diversi: dalle vie commerciali e dalla storia medievale al Risorgimento, dall’industrializzazione alle migrazioni, fino alla storia sociale e alla memoria della vita quotidiana.

È forse questo il significato più profondo di un cammino storico: non soltanto ripercorrere una strada che appartiene al passato, ma provare a capire, attraverso quella strada, come persone, merci, idee e comunità abbiano costruito il territorio che oggi conosciamo.

E il cammino, almeno in questo caso, è tutt’altro che concluso.

Antonello Rivano

Antonello Rivano — Direttore/Coordinatore Nazionale della Redazione di Polis SA Magazine, giornalista, scrittore, direttore editoriale e Web Media Manager. Si occupa di cultura, società, ambiente e problematiche territoriali, con particolare attenzione alle comunità locali e alle identità culturali. Ha partecipato come relatore a conferenze sulla storia e cultura tabarchine e a progetti di valorizzazione culturale in diversi territori italiani.
È autore di romanzi, saggi e raccolte poetiche e ha ricevuto riconoscimenti letterari e premi per la comunicazione. Vanta inoltre una lunga esperienza nella progettazione e gestione di siti editoriali e nella comunicazione digitale.
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