“Parole rosse”: il nuovo libro di Antonello Rivano presentato alla Sala Conte di Pegli
In occasione della presentazione, l’articolo di Sara Piccardo e la lettura critica di Massimo Bramante.

I libri e gli autori
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Sommario:
- La presentazione a Pegli-di Sara Piccardo
- “Parole rosse”: che nessuno fugga da sé stesso – di Massimo Bramante
- Informazioni
La presentazione a Pegli – di Sara Piccardo
Ci sono libri che raccontano una storia. E ce ne sono altri che sembrano aprire una porta verso mondi dove realtà ed immaginario convivono senza soluzione di continuità.
“Parole rosse”, il nuovo romanzo di Antonello Rivano, appartiene alla seconda categoria. Sabato 28 febbraio, alle ore 16, alla Sala Conte di Genova Pegli, il pubblico potrà entrare in quell’universo fatto di nebbie, memoria e mistero, in un incontro che si preannuncia più come un viaggio condiviso che come una semplice presentazione.
Rivano – giornalista, poeta, divulgatore culturale – è uno di quegli autori che non separano mai la scrittura dalla vita. Nato a Carloforte, profondamente legato alla cultura tabarchina, divide da sempre il cuore tra l’isola e Pegli. “Ho due cuori”, ama dire. E in effetti nei suoi libri questa duplicità si avverte: nei luoghi che parlano, nei personaggi che sembrano portare dentro una nostalgia antica, nel continuo dialogo tra passato e presente.
Con “Parole rosse” (Polis SA Edizioni, 2025) l’autore costruisce un romanzo multilivello, sospeso tra realtà e allucinazione. Il protagonista, Riky, è un cantante in fuga da sé stesso dopo la misteriosa scomparsa di Gloria, una ragazza che, anche solo in pochi giorni, è riuscita a smuovergli qualcosa dentro. La sua ricerca si snoda tra una Milano nebbiosa, i caruggi genovesi e un’isola mediterranea che sembra custodire più di un segreto e nella quale non è difficile ritrovare il luogo natale dell’autore stesso.
Attorno a lui si muovono figure che sfuggono agli stereotipi: due investigatori fuori dagli schemi – due pensionati, appassionati di libri e buona tavola, uno ex maresciallo dei carabinieri e l’altro ex imprenditore dall’ironia irresistibile – e presenze femminili mai marginali, sempre decisive. Il confine tra sogno e ragione si assottiglia pagina dopo pagina, fino a un finale che promette di sorprendere.
Chi conosce Rivano sa che nei suoi libri i luoghi non sono mai sfondo neutro. Sono presenze vive, quasi personaggi silenziosi. Era già accaduto con il romanzo d’esordio, “La forma della felicità”, dove Pegli e Carloforte diventavano nodi di un intreccio che attraversava secoli e generazioni. In “Parole rosse” questa capacità di raccontare i territori si rafforza e si fa più inquieta, più interiore.

L’incontro del 28 febbraio sarà anche l’occasione per confrontarsi con l’autore sui temi che attraversano la sua scrittura: il mistero, i legami umani, la memoria collettiva e la cultura come tessuto vivo che tiene insieme comunità diverse. Accanto a Rivano ci sarà Enzo Dagnino, docente del CUP – Centro Universitario del Ponente, conferenziere e autore, che insieme a Pier Guido Quartero ha pubblicato libri sulla storia di Genova e del suo territorio. Enzo e Antonello condividono una profonda passione per la storia tabarchina e, come racconta lo stesso Rivano, li lega “un’amicizia che va oltre le distanze geografiche che spesso separano”, un legame che rende ancora più vivo il dialogo tra letteratura, storia e identità culturale.
Come spesso accade nelle presentazioni di Rivano, il pubblico non resterà spettatore. Le sue non sono conferenze frontali, ma momenti partecipati, in cui le domande diventano parte del racconto e le storie si intrecciano.
L’ingresso è libero e gratuito. E forse, in un pomeriggio di fine inverno a Pegli, tra parole rosse e memoria, qualcuno potrebbe scoprire che certi libri non si leggono soltanto: si attraversano.

Naturalmente, Polis SA Magazine ha chiesto all’autore alcune parole a commento dell’evento che vedrà protagonista la sua ultima opera. Antonello Rivano si è detto felicissimo di poter presentare “Parole rosse” nella sua Pegli, e ha voluto ringraziare, anche da queste pagine, la Scuola Musicale Giuseppe Conte e l’associazione Pegli Flora, “due realtà che tanto fanno per la diffusione della cultura e per la vitalità sociale della comunità pegliese, e non solo.”
Alla nostra domanda sul futuro del suo romanzo, Rivano ha spiegato che “Parole rosse” verrà molto probabilmente presentato anche a Calasetta, “così, dopo la prentazione di Carloforte e quella di Pegli, da completarne il percorso tabarchino“. E non solo. “Parole rosse”, in estate, sarà in concorso nell’ambito di un importante festival culturale in Costiera Amalfitana, quindi non si può escludere una presentazione anche in Campania, di cui Polis SA darà sicuramente conto.
Sara Piccardo
“Parole rosse”: che nessuno fugga da sé stesso – di Massimo Bramante
La forma materiale non poteva che essere quella del libro. All’apparenza – ma solo all’apparenza – quella di un “giallo”, di un mistero da risolvere, di un passato da disvelare. Con l’avvertenza doverosa – va subito chiarito – che il passato è in grado tanto di imprigionare quanto di redimere. La chiave sta nel coraggio del perdono: che si ha per dote innata o, se tale dote non la si ha, la si deve trovare lungo la strada.
“Parole Rosse”, l’ultima proposta letteraria di Antonello Rivano, poeta e giornalista, in realtà è una costellazione di emozioni, simboli, richiami letterari e musicali inaspettati, luoghi dello spirito esistenti ma, al tempo stesso, “ricreati” dall’autore.
L’intreccio e l’intento narrativo si dipanano, come avventura, in una serie ininterrotta di incontri, di luoghi, di suoni, di miti arcaici e, soprattutto, di “identità – come nota in una intervista lo stesso Autore – da cui nessuno di noi può sfuggire…”.
Incontri. Euridice. Il mito greco che si ripropone in tempi vicini a noi nelle note di un Roberto Vecchioni ingiustamente poco conosciute. Fatale fu per Orfeo il suo voltarsi a guardare l’amata. La luce che illumina è la stessa che può annientare. Tempo che fugge. “Uomini semidimenticati/lacrime nella pioggia/aggrappati alla vita/che se va con tutto il furore/dell’ultimo bacio/dell’ultimo amore”. La potenza travolgente dell’amore, di tutti gli amori. “Che farò senza Euridice?” – Ed il coro finale – “Trionfi amore! e il mondo intero” (Christoph Willibald Gluck, Orfeo ed Euridice, atto III).
Incontri. Isole. Isole che esistono in cartine e mappe, punti terreni emergenti dal mare ma privi, nella narrazione di Rivano, di una dimensione geografica. Isole che rappresentano per lo scrittore “spazi simbolici”. Non è superfluo andare con la memoria al grande Guido Gozzano: “Bella più di tutte l’isola non trovata…”. Altrettanto consono il riferimento al brano di Edoardo Bennato “L’isola che non c’è”; consono perché anche in Rivano dimora la convinzione ferma che “l’isola” è raggiungibile solo da chi ha il cuore puro, da chi conserva negli anni in sé la capacità di sognare, di credere e lottare per farcela. L’urgenza di andare – sempre Bennato – “diritto fino al mattino/poi la strada la trovi da te / porta all’isola che non c’è”. Isola come simbolo: un’Itaca da cui partire, per poi arrivare, per poi ripartire. La vita è spesso un ritorno.
Incontri. Le strade strette e ripide di una Genova che Antonello ama, dello stesso amore con cui ama la sua aspra e ventosa Sardegna, Carloforte in primis. La Genova in cui si muove tanto Riccardo – il protagonista del romanzo – quanto Antonello. Anche qui luoghi, suoni, richiami letterari, musicali, culinari. In sottofondo le note malinconiche e appassionate di Fabrizio de André, Faber: la graziosa dagli occhi grandi color di foglia, che ci conduce all’amore dei sensi se solo decidiamo di prenderla, per una notte, per mano. “Via del campo” sì. “La città vecchia” sì: con il suo dedalo di viuzze dense di fumo, profumo di focaccia appena uscita dal forno, biancheria stesa al poco vento che filtra tra casa e casa, la trippa; il pesto è meglio con l’aglio, ha più il sapore di Genova e dei genovesi. I caruggi sono poveri di luce ma ricchi di un’umanità composita e dolente che Rivano ben conosce e – con tutta probabilità – ama. Qualche passo ancora giù giù ed ecco il mare di Genova e la “macaia, vento caldo di scirocco; se la stagione è quella giusta – l’indicazione ce la fornisce lo stesso De André – puoi addirittura scorgere “le acciughe fare il pallone” (da Anime Salve, 1996).
Un libro? Un romanzo? Una colta costruzione esoterico-simbolica? Quello di Rivano a me è parso soprattutto un garbato e coinvolgente invito ad interrogarci sul senso ultimo delle cose che sono accadute e che accadono e sull’imprevedibilità di tutti gli incontri di uomini, donne, luoghi, suoni, financo sapori che da sempre hanno accompagnato e per sempre accompagneranno il nostro vissuto.
Massimo Bramante
INFO
Presentazione del libro: Parole rosse di Antonello Rivano (Polis SA Edizioni, 2025)
📅 Sabato 28 febbraio 2026
🕓 Ore 16:00
📍 Sala Conte, Genova Pegli
👤 Con Antonello Rivano, affiancato da Enzo Dagnino, docente del CUP – Centro Universitario del Ponente, conferenziere e autore.
📚 Evento organizzato da:
• Scuola Musicale Giuseppe Conte — storica associazione culturale e musicale di Genova Pegli che promuove iniziative culturali e formative nel territorio.
• Associazione Pegli Flora — realtà culturale attiva nella valorizzazione del patrimonio storico, ambientale e sociale di Pegli.
🎟️ Ingresso libero e gratuito

