Sab. Mag 15th, 2021

Scuola e Dad: manca la “poetica” dello sguardo.

Con la Dad si può garantire la nozione, la conoscenza in sé, sgusciata dall’involucro che tutto tiene: il sapere formativo, il sapere non trasmesso e semplicemente da recepire.

di Pina Esposito

Non ragionerò sui ritardi e sulle deficienze del governo, sui banchi a rotelle e sulle rime buccali indicate nelle linee guida del ministero della Pubblica Istruzione.

Non farò riferimento alle mille polemiche e agli scontri istituzionali ancora in corso; non farò il capello in quattro sui danni inevitabili che le chiusure delle scuole comportano, né mi muoverò sui binari scomposti su cui viaggia il treno dei “leoni da tastiera “che alimentano odio, vomitando in rete parole di furia e di follia.

Non lo faccio perché a fronte di una tragedia mondiale, a fronte degli episodi di guerriglia urbana, a cospetto di mille disagi psicologici e finanziari, è stato detto di tutto.

Intanto, il nemico che ci sta annientando, incurante va avanti nella sua indomita, invisibile, cinica ferocia.

Se la ride di noi e dei dibattiti che scatena; si fa un baffo dei nostri pensieri; sghignazza sui fiumi d’inchiostro versati a suo nome e se ne frega dei capi di Stato, dei politicanti, dei ministri, degli scienziati, dei poveri cristi, dei disoccupati.

Chi si ammala o si è ammalato per causa sua, chi è morto in straziante solitudine o chi ancora muore con funerale contingentato, per il virus, conta, ma solo come conferma numerica della sua infallibilità.

Quindi, tralasciando le cose tristemente note, è con senso di smarrimento comune, trascinandomi dietro e dentro, come tutti, il disagio del tempo sospeso già sperimentato, aggravato ora da una cupa sfiducia, affronto la questione della didattica a distanza.

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In Campania, con un decreto di De Luca del 15 Ottobre, le scuole sono state  chiuse,tranne asili e scuola dell’infanzia,con un rettifica di qualche giorno dopo. Ma le ordinanze si adeguano alla corsa del virus, per cui ne vengono emanate di continuo. Una ne ingoia un’altra, annullando la disposizione precedente: un nuovo stop, pertanto in Campania, anche alle scuole dell’infanzia, dalla fine di Ottobre fino a metà Novembre.

Il governo centrale, al di là degli strali della ministra Azzolina e al di là delle sentenze del TAR, invocate e perse, con l’ultimo DCPM del Presidente Conte, ha definitivamente ammesso che la Dad, per fronteggiare il rapido avanzamento dei contagi, si può praticare al 75% per cento in vari ordini e gradi di scuola. Poi si vedrà come.

Appena riaperte, le scuole sono state chiuse in più di una regione ed altre si avviano a chiudere, con le evidenti ricadute negative su molti fronti.

Oggi, quindi, ci ritroviamo a “piangere” sul nuovo corso che avanza, discutendo animosamente sulle inadempienze di chi ci governa e sui pasticci commessi, sull’impreparazione degli addetti ai lavori, sui soldi sprecati e sul tempo buttato al vento.

Ripensiamo, con una certa amarezza, alla sbornia presa in estate, quando tutto sembrava finito, inebriati per la libertà ritrovata.

Pensavamo ad un Autunno non amaro, gestibile, dove tutto potesse essere controllato. Eravamo ottimisti, perché eravamo stati tranquillizzati. Così ci avevano fatto credere.

 Abbiamo avuto le elezioni e abbiamo partecipato al voto in modo sereno, convinti che il virus quasi non esistesse più da noi.

Adesso siamo ripiombati nell’incubo dei bollettini e degli ospedali intasati, delle saracinesche abbassate, costretti ad un coprifuoco “morbido” che comunque blocca economia, socialità e gioia di vivere.

Se nella prima fase siamo stati obbedienti e fiduciosi, disciplinati e solidali, se abbiamo avuto persino voglia di cantare, ora lo scenario è mutato e, con esso, anche le reazioni sociali.

l’Italia è in fiamme; la tensione per i disordini in molte città e le relative scene di violenze, non possono che aumentare l’ansia in ognuno di noi.

Proteste per il DPCM del 25 ottobre (Zai.net)
Proteste per il DPCM del 25 ottobre (Zai.net)

Si registra un collasso fiduciario fra istituzioni e cittadini che non giova.

Se questo è il quadro attuale, in esso si inserisce l’altro dato infausto della già sperimentata Dad: gli alunni e i docenti costretti a fare lezione, guardandosi attraverso delle schermate.

Ciò che si voleva evitare ad ogni costo, è di nuovo, al momento, l’unica pratica concessa per tenere in vita le scuole.

Una mazzata alla cultura e ad intere generazioni di varie fasce d’età, deprivate della linfa vitale che viene della formazione e della socializzazione.

Cultura (scuole, cinema, teatro, eventi, convegni) da sacrificare in nome della salute e per la salvaguardia dell’economia, ad esclusione dei settori ritenuti “ricreativi”. Questa è la deludente realtà di questi giorni.

Giunti all’inevitabile, che poteva essere evitato con misure di contenimento nella fase dell’” interregno “estivo, non ci resta che sperare e fare i conti con quello che ci tocca affrontare.

Da ex docente, in particolar modo, sono colpita dalla chiusura delle scuole e di questa ferita inferta al settore principale della nostra società.

Non sopporto vedere sgocciolare questo sangue, perché so che sarà una ferita che sarà assai lenta da cicatrizzare.

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Per questo sono molto indignata: il colpo inferto è partito da più mani. Imperdonabile sciatteria politica, forse più dannosa dello stesso virus in circolazione!

Se la Didattica a distanza è l’unica misura possibile di contrasto, anche considerando tutte le ricadute sulle famiglie (tante e piuttosto serie), ritengo tale rimedio un surrogato, che avrà effetti negativi anche in futuro, perché deprivare gli studenti dell’ambiente scolastico e di ciò che esso complessivamente veicola, ha costi altissimi in termini di progresso e civiltà.

Con la strumentazione telematica si offre un servizio: all’utente viene dato un parcellizzato sapere, fra linee che cadono, fra orari ridotti,fra interferenze parentali,soprattutto con gli alunni più piccoli,fra altri inconvenienti che non bisogna nemmeno elencare.

Certo i docenti ce la mettono tutta e si armano di pazienza, cercando di tenere a bada, motivando, gli studenti con cui si interfacciano.

Anche gli alunni si aggrappano a questa unica possibilità, come appiglio di vita, gioendo o scherzando, almeno virtualmente con i compagni di classe.

Le difficoltà ci sono, inutile negarlo.

Ma non sono queste le componenti che vanno ad incidere di più sul processo educativo e formativo che va in “onda” in siffatte circostanze.

Vengono a mancare, in tali contesti, tante di quelle variabili positive che, solo citandone alcune, per il peso che hanno, dovrebbero procurare l’orticaria ai vari responsabile della crescita senza controllo del Covid-19.

Nell’interazione virtuale, pur con i migliori docenti all’opera, vengono meno i gesti terapeutici, veri farmaci dell’animo, resi possibili nei contesti reali, fra le pareti di un’aula scolastica.

Di cosa parlo? Parlo della “poetica”dello sguardo che si inscena fra un gruppo classe e i docenti, quella sana osmosi che induce all’apertura dell’essere.

Parlo dell’empatia, difficile da far transitare attraverso dei monitor freddi; parlo del preludio prodigioso che hanno i sorrisi veri e delle complicità immediate fra i membri di una classe in continua interazione fra di loro.

Si obietterà che anche virtualmente ciò può capitare, ma si tratta di gesti svuotati dalla forza e privi di quella carica che si genera nelle aule. Gli sguardi si innestano su altri sguardi e nel mentre questo avviene, si è più motivati ad apprendere.

Con la Dad  si può garantire la nozione,la conoscenza in sé,sgusciata dall’involucro che tutto tiene: il sapere formativo,il sapere non trasmesso e semplicemente da recepire.

La “poetica”dello sguardo è fatta sì di parole, ma ha suoni sottesi che vibrano e che sono captati con le immersioni da palombari che il docente, sapiente o meno sapiente, fa quotidianamente, bagnandosi di emozioni, di vissuti, di esperienze e dei bisogni dei suoi allievi.

Nel lavoro educativo saper guardare, oltre che saper osservare, è essenziale.

Come si può garantire questo paradigma nelle condizioni virtuali?

E come si può ovviare al deficit relazionale che le pratiche della distanza non consentono, se non in maniera assai sacrificata?

Il sentire ed il percepire che si agita dentro ogni studente e che costituiscono elementi fondanti per la conoscenza da elaborare e da costruire, per forza di cose, vengono attualmente ad essere sacrificati.

Tutt’ al più, il docente davanti ad uno schermo, può garantire un’osservazione etologica, cosa ben diversa dalla cose di cui dicevo prima.

Concludendola Dad è utile in momenti eccezionali, come quello della pandemia che stiamo vivendo. Meglio questa che niente, mi pare ovvio!

Ma dovrebbe essere ridotta, perché i processi conoscitivi necessitano di meccanismi diversi, dove la dimensione emozionale e relazionale, unite ad una comunicazione efficace, rendono il processo di apprendimento, un processo vivo, fecondo, vero.

L’autodeterminazione del soggetto avviene nel costante dialogo intersoggettivo, imperniato su fattori non virtuali.

L’auspicio, dunque, che si riprenda al più presto a vedere il cielo da una finestra di una scuola.

Pina Esposito

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