Quelle panchine rosse… vuote

Saranno vuoti gli spazi attorno alle panchine rosse oggi, l’emergenza sanitaria ha cancellato anche gli eventi legati a questa giornata, perlomeno quelli in presenza. Molto si farà via web, ma l’importante è non spegnere le luci, non abbassare i riflettori.

di Antonello Rivano

La Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne è una ricorrenza istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, tramite la risoluzione numero 54/134 del 17 dicembre 1999. L’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha designato il 25 novembre come data della ricorrenza e ha invitato i governi, le organizzazioni internazionali e le ONG a organizzare in quel giorno attività volte a sensibilizzare l’opinione pubblica sul problema della violenza contro le donne.

Saranno vuoti gli spazi attorno alle panchine rosse oggi, l’emergenza sanitaria ha cancellato anche gli eventi legati a questa giornata, perlomeno quelli in presenza. Molto si farà via web, ma l’importante è non spegnere le luci, abbassare i riflettori, calare i sipari

Sono 91 le donne vittime di omicidio nei primi dieci mesi del 2020. Ancora una ogni tre giorni.

Sono i dati del rapporto Eures sul femminicidio in Italia: che segnala una leggera flessione rispetto alle 99 vittime dello stesso periodo dell’anno precedente. A diminuire significativamente sono tuttavia soltanto le vittime femminili della criminalità comune (da 14 ad appena 3 nel periodo gennaio-ottobre 2020), mentre risulta sostanzialmente stabile il numero dei femminicidi familiari (da 85 a 81) e, all’interno di questi, il numero dei femminicidi di coppia (56 in entrambi i periodi), mentre aumentano le donne uccise nel contesto di vicinato (da 0 a 4). 

Il Coronavirus non ha fermato l’abominio, lo ha semplicemente nascosto meglio. I titoli dei giornali, concentrati sulla pandemia, non hanno più dato risalto ai fatti di cronaca, ma di fatto anche mentre stiamo scrivendo una donna viene violata, minacciata, picchiata e…forse uccisa.

La tendenza, da parte dei media, a dare visibilità a notizie di “tendenza” ha fatto in modo che molti fatti di cronaca siano stati tralasciati, trascurati, dimenticati. Magari nascosti sotto forma di trafiletto nelle cronache locali, perché quello che attira l’attenzione del lettore, dell’utente dei social, ora è altro.

Forse chi passa distratto neppure fa più caso a quelle panchine che, in molte città, macchiano con il loro colore il grigio di anonimi marciapiedi, o l’angolo di qualche piazza, eppure dovrebbero essere lì per porci una domanda: perché?!

Dovrebbero essere li a ricordarci Anna, Maria, Rosa, Veronica…madri, sorelle, compagne, amiche…donne. Dovrebbero essere li per ricordarci che molte di loro sono state violate, picchiate, uccise in nome di un amore sbagliato, malato, perverso.

Dovrebbero essere li a ricordare a ogni donna che l’amore è altro, che non dovrebbero mai accettare di essere umiliate, minacciate. Che alla prima minaccia devono denunciare, andare via, ma soprattutto mai giustificare il minimo gesto che significhi mancanza di rispetto verso di loro, da chiunque provenga.

Quelle panchine, questa giornata, devono anche dirci che non possiamo fare finta di non vedere un abuso, non possiamo voltarci dall’altra parte se vediamo una donna in difficoltà, dobbiamo cogliere quei segnali, spesso silenziosi e fievoli, di richiesta di aiuto.

E’ fondamentale che quelle panchine non siano solo un mero arredamento urbano, che magari qualcuno si fermi, si sieda e rifletta su quello che quel rosso significa.

Antonello Rivano

Fonti Ansa e Wipedia

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