Lun. Mag 17th, 2021

Maxi risse, moda o fenomeno sociale?

Vuoto, frustrazione, rabbia che non sa trovare sbocchi, noia, sono questi i motivi degli episodi registrati in varie città italiane o c’è dell’altro?

di Pina Esposito

Dagli ultimi scorci di Dicembre del 2020, ad oggi 10 Gennaio dell’anno nuovo, si sono registrati episodi sconcertanti, riguardanti bande di giovani che si scontrano fra loro, dando luogo a maxi risse, in varie città italiane.

Una nuova moda sembra aver messo radici nel cuore pulsante di alcuni importanti centri urbani: Roma, Venezia, Gallarate, Piacenza. Fino ad adesso è toccato a loro, a far da contesto alle scazzottate, domani potrebbe toccare ad altri luoghi, interessando altre piazze, altri punti di ritrovo.

Il fenomeno imitativo, si sa, si serve di meccanismi mentali, diabolici e perversi, che inducono a replicare le modalità di un evento, riproducendo gli stessi mezzi, le stesse azioni, le medesime procedure e gli stessi modelli che divengono, quindi, quasi degli stereotipi a schema fisso.

Nel caso delle maxi risse, gli “attori” di questi odiosi spettacoli, innescano una narrazione fatta di grida, di gesti violenti, quasi che alla parola, sul piatto dei fonemi, fosse servito solo un vocabolario: mazzate scellerate ed uso di spranghe e pietre e, in qualche caso, anche di pistole.

Pure in passato abbiamo assistito a scontriviolenti, dove ci scappava, purtroppo, anche il morto di turno. Erano scontri che si inserivano nella lotta ideologica, dove i protagonisti sentivano di giustificarsi in nome, ognuno, del proprio credo.

-Maxi rissa Genova (GenovaQuotidiana)-
-Maxi rissa Genova (GenovaQuotidiana)-

Avevano una visione del mondo ed in nome di essa si battevano.

Nemmeno quelle erano azioni di cui andar fieri, almeno a mio parere. Ci regalarono gli anni di piombo, con relative ed oscure strategie di tensioni, tramate fra sangue e terrore.

 Ma per molti scontri, vere guerriglie urbane, vi erano teorie su cui si basavano, teorie poi crollate, sfaldate come castelli di sabbia, aprendo il nuovo millennio ad altri ingarbugliati scenari.

Scenari che oggi stiamo ancora vivendo, contagiati ed appesantiti dal clima pandemico, i cui risvolti negativi ci martelleranno ancora chi sa per quanto.

L’accenno al passato è funzionale al presente nella misura in cui si cerca di tracciare una linea di demarcazione, per cercare di capire le spinte che inducono i giovani di oggi, a darsi appuntamenti, dove sanno che vanno, eventualmente, a scannarsi.

I rossi e i neri che sfilavano per le strade italiane erano meno giovani di quelli di questi giorni, fondamentalmente, quasi dei ragazzini.

Essi non si vestivano in maniera simile: anzi le “divise” rimarcavano la differenza di idee di cui erano portatori. E ne andavano fieri! Mediante l’abbigliamento lanciavano il loro messaggio: una sorte di carta di riconoscimento.

Contestavano per costruire, ogni setta, la propria identità, ritenuta salvifica e migliore.

Usavano ciclostile e praticavano il volantinaggio, si radunavano in covi e, a volte, nelle sedi dei loro rispettivi partiti politici.

Ideologia ed utopia ancora si mescolavano fra loro, come fiumi destinati a sfociare nello stesso mare.

-Maxi rissa Gallarate (MilanoToday)-
-Maxi rissa Gallarate (MilanoToday)-

 I ragazzi operanti nelle contese di questo periodo pandemico, invece, usufruiscono dei potenti ed insidiosi mezzi informatici che velocizzano tutto e tutto rendono sincronico, piegando le categorie spazio-temporali verso l’azzeramento.

Si nutrono con ciò che questi mezzi producono. Si sorreggono grazie alla realtà virtuale che poi, drammaticamente, fanno diventare reale.

I loro “antenati”sono state le baby gang che, con le loro devianze hanno martoriato il nostro tessuto sociale, ovunque, quasi diffusamente, nell’ultimo decennio. Si vestono allo stesso modo e

La loro omologazione è una omologazione al quadrato, rispetto a quella del passato.

Una massificazione in cui scovare e saldare la propria essenza.

Ma di cosa è fatta questa identità? Qual è la matrice di fondo che la connota? Di che natura è questo conformismo unidirezionale che inquieta?

Vuoto, frustrazione, rabbia che non sa trovare sbocchi, noia, possono essere i mattoncini sui quali edificano il loro vivere?

Se così fosse, ne viene fuori un’identità mediata e sostenuta anche dai video virali che restituiscono, come lo specchio d’acqua di Narciso, immagini del proprio io, consegnato senza paura, come una sfida, alle forze dell’ordine e alla pubblica visione, con relativi detrattori ed imitatori, con plausi di conseguenza o con incredulo raccapriccio.

-Maxi rissa Roma (La Repubblica)-
-Maxi rissa Roma (La Repubblica)-

Un’identità, quindi, frammentata, anzi no, basata sui frame che rimandano singulti delle loro vite sgangherate.

Che dire? Sono tutti così i ragazzi di oggi? Veramente dobbiamo credere che tutto sia perduto?

Ovviamente, in cuor nostro, auspichiamo altro.

Tuttavia, questo è uno spaccato del nostro tempo, da non sottovalutare, in cui il Covi la fa ancora da padrone. Ancora inquieta e tiene prigionieri, ancorandoci in un presente immobile, fatto di momenti perennemente uguali, intrisi di tristezza e di incertezza.

E forse, i giovani che creano le risse, si illudono di ribellarsi a questi imperativi che sottraggono spazio alla vita.

Forse la scuola con le sue aule e le bellezze degli scambi relazionali, finita di essere un baluardo di crescita e di formazione, è quello che più manca, soprattutto a questi provocatori.

Si sfidano fra loro e nel contempo, senza temere il contagio, sfidano l’intero impianto eretto contro il nemico invisibile.

Scappano da una prigione fisica, senza sapere di portarsi dietro le sbarre della prigionia del loro pensiero inconsistente, fragile deviante, per non dire totalmente cieco.   

Pina Esposito

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