Mar. Mag 18th, 2021

L’importanza degli insetti impollinatori a difesa dell’Ecosistema

Il 22 Aprile, in occasione della “Giornata Internazionale della Terra“, l’ Unione Provinciale Agricoltori e Confagricoltura di Siena, a confronto con rappresentanti ed esperti del settore dell’apicoltura, in una diretta facebook che ha fatto il punto sul degrado ambientale e i cambiamenti climatici che minacciano il futuro del nostro pianeta.

Di Silvia De Cristofaro

“E questa nostra vita, via dalla folla, trova lingue negli alberi, libri nei ruscelli, prediche nelle pietre ed ovunque il bene”.

Il drammaturgo William Shakespeare lo segnalava nel lontanissimo Cinquecento: la natura dev’essere ascoltata, capita, protetta. La Terra è il nostro bene più prezioso ed eredità essenziale per le generazioni che seguiranno la nostra.

Celebrarla, in una giornata internazionale, che dedica iniziative per la salvaguardia dell’ambiente che cerca di difendersi dall’aumento di gas serra e dalla tendenza al riscaldamento globale, è doveroso per qualsiasi cittadino, ospite di un mondo che ha bisogno, adesso e in tempo, di abbassare i livelli di inquinamento, considerando che nel 2020 le concentrazioni atmosferiche di gas serra hanno raggiunto la media annuale più alta dal 2003.

-Giornata internazionale della terra-

Per ridurre i rischi e contrastare la “malattia” della Terra bisogna unire più forze individuando un sentiero più sostenibile che passa anche attraverso la difesa di insetti fondamentali per l’ambiente e per la produzione alimentare.

Un terzo del nostro cibo dipende dall’impollinazione delle api che giocano un ruolo essenziale nella regolazione dell’ecosistema: senza di esse e di altri invertebrati come le farfalle, tantissime specie di piante selvatiche in fiore si estinguerebbero. Le stesse colture agrarie perderebbero i benefici dell’impollinazione animale.

La protezione di questi preziosissimi insetti è quindi fondamentale. Tanto da suscitare interesse da parte di Confagricoltura Siena che ha organizzato, in diretta facebook sulla sua pagina ufficiale, una mattinata di approfondimenti in collaborazione con l’Unione Provinciale Agricoltori di Siena e la testimonianza di rappresentanti di aziende del settore dell’apicoltura, di presidenti di associazioni e federazioni apistiche, di professori e veterinari, che hanno denunciato il pericolo di estinzione dell’ “apis mellifera

Le api stanno perdendo la funzionalità proprio a causa dei cambiamenti climatici, dell’inquinamento e dell’uso inarrestabile e diffuso dei pesticidi sintetici. Il ripristino degli habitat naturali, riducendo l’utilizzo dei pesticidi e riprogettando i sistemi della nostra agricoltura, è dunque stato al centro della discussione on line avviata dall’Upa.

Sara Costagliola, dell’ufficio Comunicazione dell’Upa di Siena, ha introdotto gli argomenti riguardanti il tema del dibattito “Api, sentinelle dell’ambiente” basato sull’individuazione di misure che consentano di preservare la biodiversità attraverso la difesa delle popolazioni di insetti che stanno scomparendo. Biodiversità in bilico, secondo quanto affermano Nicola Ciuffi e Gianluca Cavicchioli, rispettivamente presidente e direttore dell’Upa di Siena, che sottolineano quanto un’estinzione di questi minuscoli invertebrati possa influire sulla sopravvivenza di tutte le infiorescenze del pianeta.

L’impollinazione di diversi tipi di piante di frutta e verdura è proprio dovuta alle api che, nutrendosi, si cospargono di polline garantendone la riproduzione: un compito vitale che protegge anche gli esseri umani da una carenza alimentare che determinerebbe squilibri economici e la diminuzione delle attività agricole che costituiscono un’essenziale fonte di reddito per i produttori.

La testimonianza di due imprenditori ed apicoltori di aziende toscane agricole, Daniela Maccaferri (rocca delle Macìe) e Michele Manelli (Salcheto), ci mostra la necessità di coinvolgere sempre più studiosi e giovani generazioni nella realizzazione di un programma che azzeri l’utilizzo di tutte quelle sostanze dannose che compromettono la riproduzione di questi insetti favorendo l’uso di prodotti biologici.

Il biologo vegetale Massimo Nepi del dipartimento Scienze della Vita, professore associato in Botanica dell’Università di Siena ha puntato il dito contro gli effetti negativi dei cambiamenti climatici: l’aumento delle temperature, della siccità, troppo caldo o freddo all’improvviso modificano i cicli vitali di piante ed animali.

Un periodo di fioritura diverso dal “normale” compromette l’attività d’impollinazione degli insetti. Il nettare, ad esempio, è più “concentrato” quando le condizioni climatiche registrano un’altissima temperatura: le api non riescono ad aspirare il liquido che non è più liquido.

Il capitolo temperature è aperto anche dal professor Tiziano Gardi del dipartimento di Scienze agrarie, alimentari e ambientali dell’Università degli Studi di Perugia ed esperto apistico nazionale nominato dal Ministero delle politiche agricole ed alimentari, presidente della commissione tecnica dell’Albo nazionale allevatori api italiane: l’ape autoctona, l’apis mellifera ligustica definita “l’ape d’oro” per le sue produzioni, rischia l’estinzione a causa di cambiamenti climatici (grandine in piena estate, sbalzi termici notturni che bloccano la produzione di nettare con la conseguenza di una scarsità di produzione di miele) e l’uso di agrofarmaci.

-Apis Mellifera Ligustica-

E’ necessario che gli apicoltori adottino sistemi per garantire sul territorio nazionale la conservazione della specie, tutelandola dalla diffusione eccessiva di ibridi.

Le avversità climatiche però, secondo Gennaro Giliberti dirigente della Regione Toscana e responsabile del settore delle produzioni agricole e vegetali, vanno contrastate con un’assistenza al settore agricolo che deve emergere nelle sue problematiche per definire nuove politiche che potenzino le produzioni agroalimentari.

La regione Toscana, d’altro canto, sta puntando sulle sue potenzialità rurali per ripartire al meglio dopo la pandemia. Dopo i difficili mesi del lockdown è bene avere un piano ben preciso per il rilancio delle terre toscane che sia d’esempio anche per altri territori.

Tra gli interventi, come ha poi sottolineato Monica Chiara Sordino, veterinario dirigente della Asl Toscana Sud-Est, quello di creare una banca dati, una sorta di anagrafe apistica per identificare i diversi alveari presenti ed intervenire con servizi veterinari competenti e verifiche sulle possibili aggressioni e malattie che coinvolgono gli insetti impollinatori.

Silvia De Cristofaro

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