Lun. Lug 22nd, 2024

Foto di Diane Joanis a puro scopo illustrativo

Il giro in tondo

Bologna, quartiere Mazzini. Una rincorsa circolare, che fa andare avanti alla ricerca di un domani migliore. Storie di persone diverse, accomunate da un unico obbiettivo: sopravvivere

Integrazione, sopravvivenza, economia circolare, storie di un “giro in tondo” nella “rossa” Bologna. I nomi delle persone sono stati cambiati per ovvi motivi

di Diana Vitale

A Luisa e Matteo hanno comprato un bar, ben avviato, l’italiano l’hanno imparato sul campo. Non c’era tempo.

All’inizio è stato difficile, la diffidenza, gli errori, le ore di lavoro.

Erano soli, ospitati da altri connazionali, non si conoscevano tra loro, ma hanno dovuto imparare a convivere.

Sono giovani, e non hanno avuto scelta. La scelta, quella che riguardava la loro vita, l’hanno presa altri.

Iniziano a lavorare alle 6 con le colazioni, poi gli aperitivi, i pranzi, altri aperitivi, le cene, e gli eterni dopocena di chi tira tardi davanti ad una birra.

Immagine a puro sono illustrativo

Una sala per le partite dal canale satellitare, una per le slot. All’una di notte li trovo a pulire tutto, per ricominciare poche ore dopo. Hanno imparato a conoscerci, col tempo, a capire la nostra cucina, a cercare il forno che avesse prodotti di buona qualità, a servire abbondanti porzioni di stuzzichini con l’aperitivo, ed accoglierci sempre con un sorriso, salutandoci col nostro nome. 

Sette giorni su sette.

Un protocollo micidiale. Applicato con un metodo, che gli è stato spiegato ed imposto.

Dawud lucida la sua frutta. Deve essere bella, più di quella dei supermercati.

Ed il negozio è sempre ordinato e pulito. Come il suo ce n’è uno ad ogni angolo delle nostre città. Si sono resi indispensabili, con la loro offerta fuori orario, dalle 6 alle 23, senza chiusura, neanche per i pasti. Quando si entra, c’è sempre un sorridente benvenuto per il cliente, alla maniera medio orientale. Con brevi conversazioni, ha imparato a conoscere gli avventori, ad intercettarne gusti. Fa sempre assaggiare la sua frutta, prima dell’acquisto, invita a mercanteggiare, proponendo merce sopraffina, cercando di invogliare a prendere più di quello che ci si era ripromessi. La sua famiglia vive nello stesso condominio, ma è invisibile. Deve esserlo.

Romi arriva col suo furgone. Stamattina si è annunciato con una telefonata, ha chiesto gentilmente se potesse venire un paio di ore prima. L’azienda gli calcola un tempo per ogni singolo mobile che monta. Ma è impossibile seguire la tabella di marcia così come gli viene imposta.

Ci vuole quasi il doppio delle ore per ogni singola consegna. Eppure le sue mani corrono veloci e sicure, senza esitazioni, pronte ad ogni imprevisto dovuto a misure errate o pareti sconnesse. Dovrebbe iniziare alle 8 e finire alle 18, ma carica tutto alle 6 di mattina, perchè sa che il tempo stabilito, non gli basterà, e che finirà, come ogni giorno, dopo le 21. Non ha tempo di pranzare, ma accetta volentieri acqua e caffè, qualche biscotto. Masticare un panino è impensabile, l’orologio corre, i clienti del pomeriggio saranno, come ogni giorno, indispettiti dai ritardi accumulati, i reclami saranno inevitabili. Mi ha raccontato della sua vita, delle truffe a spese sue e di molti suoi connazionali su finti contratti per case inesistenti. Di giovani famiglie arrivate qui credendo di poter avere un posto in cui vivere in maniera dignitosa, che hanno dovuto fare i conti con la disonestà di alcuni, e con la diffidenza di altri. Non basta un contratto di lavoro, l’accento è un biglietto da visita poco gradito, un marchio. 

Anna passa velocemente i prodotti alla cassa. il contratto di formazione, che le hanno proposto, prevede 40 ore settimanali, ma la paga è solo un rimborso spese. E’ una studentessa fuori sede, i soldi dei genitori bastano appena per l’affitto e le tasse unversitarie, così ha cercato subito un lavoro, indispensabile per vivere in questa grande città. 

Il supermercato vende prodotti low cost, di qualità accettabile. E’ sempre affollato, sette giorni su sette, dalle 8 alle 21. Luisa e Matteo comprano acqua, piccola pasticceria, alcolici, latte per i loro cappuccini.

Dawud prende lì le confezioni di pane in cassetta e biscotti, detersivi e conserve per il suo negozio. Romi fa la spesa prima di tornare a casa, a quell’ora non vendono alcoolici, un’ordinanza comunale lo vieta dalle 18, neanche una birra prima di crollare dalla stanchezza.

Così il supermercato si trasforma in un giro in tondo, tiene per mano questa umanità, dà e prende, toglie e conforta, unisce e nutre.

Al suo interno ci si riconosce, ci si sorride a vicenda. Sappiamo tutti perchè siamo lì. E le distanze, all’improvviso, scompaiono.

(Tutte le immagini sono a puro scopo illustrativo e nulla hanno a che fare con le storie raccontate)

Diana Vitale


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