Lun. Nov 28th, 2022

Io sto con Francesco

Altissime le parole del papa contro la guerra, occorre farle nostre e rivedere le priorità di una società smarrita

di Antonello Rivano

È l’ora di abolire la guerra, prima che lei cancelli l’uomo dalla Storia” – e ancora- “È passato più di un mese dall’invasione dell’Ucraina, di questa guerra crudele e insensata, che rappresenta una sconfitta per tutti noi. C’è bisogno di ripudiare la guerra, luogo di morte dove padri e madri seppelliscono i figli, dove uomini uccidono i loro fratelli senza averli nemmeno visti, dove i potenti decidono e i poveri muoiono”.
Sono le parole pronunciate da Papa Francesco durante l’Angelus di domenica scorsa. Sarebbe forse troppo facile, troppo semplice solamente ricordarle, imprimercele nella mente e nel cuore, qualunque fede noi possiamo abbracciare, qualunque agnosticismo, ateismo, dottrina, noi possiamo dichiarare.

Sono parole che dobbiamo fare nostre, fissarle indelebilmente nella carne, fare in modo che le nostre stesse ossa, il nostro sangue, le nostre viscere più interne del nostro corpo siano marcate da esse.
E alla luce di questo rivedere tutto questo nostro mondo.

Ecco questo è un pensiero utopistico, lontano da quello che l’uomo è sempre stato: l’unica specie, su questo pianeta, in grado di autodistruggersi. L’unico “animale” che può modificare il suo habitat tanto da trasfigurarlo e distruggerlo. L’unico che può fare male solo per il gusto di farlo o per noia.
Perché questo siamo…una specie, un’unica specie. E non importa se siamo bianchi o neri, rossi o gialli, di destra o di sinistra, se parliamo ucraino oppure russo…tanto poi quelli che soffriranno saranno sempre gli stessi…i poveri, gli indifesi, gli emarginati, gli “ultimi. Perché forse è vero: gli ultimi saranno i primi…a morire!


E’ un pensiero utopistico ma è l’unico per il quale vale la pena lottare, con armi che non uccidano ma formino una nuova coscienza globale.
Anche se ci sono guerre che andrebbero in ogni caso combattute: quelle contro la deriva sociale ed etica.
Perché non possiamo più permetterci una società in cui degli adolescenti facciano del male per noia, magari violentando un loro coetaneo e sua madre.
Non possiamo più permetterci la decadenza dei costumi, la povertà delle idee, la mancanza di valori. E forse è proprio combattendo queste guerre, fatte con le sole armi fornite dalla cultura, dall’arte, da ogni forma di “umanesimo”, che potremo mettere fine ad altre ben più cruente e devastanti battaglie. Perché poi sta tutto lì: il rispetto dell’altro e la sacralità della vita, in qualsiasi forma essa sia. Non dobbiamo preoccuparci di come parlare ai nostri figli della guerra e della morte, ma raccontargli cosa sono e come siano importanti la pace e la vita.

Dobbiamo resettare il nostro modo di pensare e rimettere ordine nelle nostre priorità. Per farlo ci vorrà sicuramente tempo, fatica, impegno. Chi può deve mettersi al servizio di una divulgazione ed informazione sane, politicamente corrette. Si dovrà combattere contro una forma di politica, e di società, a livello globale che, ormai, non è più in grado di formare leader “illuminati”.

Rivedere i metodi di insegnamento e formazione. Riconnettendo tra di loro gli individui nella realtà, cosa oramai sostituita dalla connessione virtuale, spesso falsa, effimera e colpevole di sterilità nelle idee e pensieri. Le idee, appunto, devono ritornare a circolare, con confronti seri e non preda di “chiacchere da social “in una società che sia un po’ meno smart ma molto più “umana”.


Urge mettere dei punti interrogativi sul perché in un momento così difficile per la nostra società e per la nostra economia, ci siano persone in coda, anche da giorni, per comprare un orologio di plastica che costa più di duecentocinquanta euro. Dobbiamo capire perché gli “influencer”, profeti del nulla, hanno preso il posto dei grandi intellettuali di un passato neppure tanto remoto, ma oramai così tanto lontano.
Intanto mi tatuo sul cuore le parole di Francesco e, inevitabilmente, sinceramente, con tutto me stesso…sto con lui, unica vera voce di pace.

Antonello Rivano
Direttore di redazione e coordinatore nazionale Polis SA Magazine

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