Lun. Nov 28th, 2022
Diego De Silva

Diego De Silva: “Vi racconto il mio Malinconico televisivo”

Nell’intervista all’autore la nuova fiction di RAI 1, tratta dal suo lavoro letterario, in onda a partire da giovedì 20 ottobre

Di Stefano Pignataro

Personaggio nato, cresciuto nella sua naturalezza nella Letteratura contemporanea dalla penna dello scrittore Diego De Silva, l’Avvocato “di insuccesso” Vincenzo Maliconico, protagonista di libri noti ai lettori quali, tra gli altri,  “Non avevo capito niente”, “Mia suocera beve” e “Divorziale con stile” arriverà sugli schermi di Rai 1 a partire da giovedì 20 ottobre in prima serata. “Vincenzo Malinconico Avvocato d’insuccesso” nasce  da una coproduzione Rai Fiction e Viola Film e, come nella Letteratura, condurrà il pubblico di Rai 1 nella magia della Campania, tra Salerno e la Costiera Amalfitana alla scoperta, come sottolinea il regista Alessandro Angelini, “dello spettacolo più grande, quello offerto dalla gente”.

De Silva,il passaggio dalla narrativa alla serialità televisiva è un esperimento molto interessante. Nonostante la bravura di attore protagonista, sceneggiatori e registi, vi sono degli elementi che secondo Lei rimangono esclusivi della Letteratura e della Televisione oppure oggi è possibile  trovare una sinergia che unisca due mondi differenti?

Il tentativo è proprio questo. Il lavoro di sceneggiatura è stato lungo, ragionato perché dovevamo assolutamente rispettare la molteplicità di registro del personaggio. Malinconico non è facile da recitare. Sono stato molto fortunato: Massimiliano Gallo è stato eccezionale, capace di rendere in maniera convincente tutti i vari registri che caratterizzano il personaggio; lo stesso respiro di battuta può essere triste, stupidamente felice, molto acuto, ritardato o tutto insieme. Non è stato semplice renderlo in scrittura visiva però ho avuto la fortuna di lavorare con un regista molto capace e con, appunto, un attore che arriva, dopo una lunga carriera, al suo primo ruolo di protagonista assoluto, ad immedesimarsi totalmente con il mio personaggio.

-Lo spettatore, e prima il lettore, che società vedrà rappresentata dagli occhi di Malinconico? Malinconico analizza, con la sua sincerità d’animo che viene in soccorso a  se stesso, la società con una “maschera” pirandelliana?

Il paradosso è che la sua maschera sta proprio nella sua autenticità perché lui è un antieroe. Non è un vincente ma non è un fallito. Lui perde la sua competizione con la vita ed è sempre in bilico in tutti quei ruoli che la vita gli assegna. Non è mai sicuro di se, come avvocato, come genitore, come marito, come amente, è  un uomo che si accompagna perennemente con la massima consapevolezza dei propri limiti e ciò è anche la sua caratterizzazione filosofica interrogandosi e facendo lunghi monologhi. Egli cerca di avere con la vita un rapporto di autenticità, forse è per questo che piace alle donne ma non se le sa tenere. Come genitore non è educativo ma è riuscito comunque a costruire un rapporto adulto con i suoi figli. Ma è limitato: scopre l’omosessualità del figlio maschio e per quanto lui sia una persona pensante la prima reazione è di rifiuto, rifiuto di cui poi si vergogna e questa vergogna è il filtro di un’impostazione culturale: alla fine lui accetta la tendenza sessuale del figlio e comprende che il figlio può avere la vita che vuole. Come anche quando si ritrova tra le mani il figlio di Alaggia che è di colore, dopo il primo momento di sbandamento lo ama.  La lotta contro il pregiudizio riguarda anche le persone colte; non è vero che siamo così’ attrezzati e distruggere il pregiudizio ma  è sempre una conquista e non occorre mai arrendersi ad esso. Vi sono invece molte persone che si arrendono al pregiudizio. Ne abbiamo avuto una bella riprova durante la campagna elettorale.

Massimiliano Gallo, l’attore interprete di Vincenzo Malinconcio

E’ stato difficile mettere insieme i racconti di Malinconico e cercare di amalgamare testi, stili e racconti per creare un filo rosso per la serie televisiva?

La naturalezza è venuta fuori in un momento successivo; la prima cosa da fare per una serie è creare un’impalcatura narrativa che si svolga per un tempo determinato anche per venire incontro alle esigenze di Rete. Dunque abbiamo creato una linea orizzontale narrativa. La naturalezza del personaggio prende il sopravvento ma ciò arriva dopo che hai strutturato il tutto. Molto fa la scrittura, molto fa anche la recitazione; Massimiliano Gallo ha preso il controllo del personaggio, dal punto di vista gestuale e psicologico, cominciava anche a pensare come lui. Me ne sono accorto durante le riprese. Questa è la parte più bella, come il cuore del personaggio inizi a vivere nel processo di formazione del prodotto finale. Massimiliano, tra l’altro, sul set ha avuto un rapporto splendido con gli attori, riusciva a coinvolgere tutti sempre con simpatia e coinvolgimento. Spero che tutto questo arrivi al grande pubblico. C’è molto entusiasmo ma anche un po’ di paranoia, abbiamo tutti molta fiducia in questo progetto.

Secondo Lei, per giungere ad una trasposizione televisiva di un prodotto editoriale occorre attendere che quel prodotto abbia un grande pubblico e che sia creato da una penna elegante e fine come la Sua e dunque il pubblico cercherà ancora di più di rispecchiarsi, ma cosa avviene quando si vuole fare subito un prodotto televisivo senza attendere  che quel personaggio giunga alla giusta maturità nel lettore come ogni prodotto letterario e dunque che sia entrato nell’immaginario collettivo?

Molto dipende dall’opera, in genere un giallo o un’ opera romantica, dunque un’opera incasellata in un genere è facile da trasporre. Nel mio caso non è così: Malinconico anche come personaggio seriale è un’anomalia dal punto di vista narrativo: le sue indagini in cui si imbatte sono sempre un pretesto per far parlare di lui, per raccontare di lui, per dare voce al suo rapporto con il Mondo. Per la Rai questo progetto è un tentativo per tentare di aprire una finestra narrativa diversa; Malinconico anche come seriale letterario fa eccezione: i personaggi seriali rimangono uguali a se stessi, lui sta invecchiando con me ; ha cominciato che aveva 40 anni e nel corso degli anni gli è successo di tutto: è invecchiato, si è ammalato di tumore, è guarito, ha cambiato due compagne, sua figlia ha avuto un bambino ed è diventato nonno nell’ultima serie.  Io dunque non penso ad una serialità o ad una trasposizione, ma seguo la voce del personaggio. Ma se questa voce riesce a diventare storia, serie o qualcos’altro ne sono lieto. E’ un esperimento questo Malinconico televisivo, ma è stato molto ragionato. Sarà una Serie, inoltre,  anche molto divertente.

Tratto da La città di martedi 11 ottobre 2022

Stefano Pignataro
Sezione Cultura
Vice coordinatore nazionale Polis SA magazine

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