Dom. Apr 14th, 2024

Sagra della polpetta di baccala a Spiano di Mercato San Severino (SA)

Sabato 8 e domenica 9 luglio, a partire dalle 17, l’ancestrale borgo di Spiano – una delle ventidue frazioni di Mercato San Severino (oltre ai quartieri di lignaggio) – ha ospitato la sagra della polpetta di baccalà; leccornia tradizionalmente cucinata in tale località

. Tutto va sotto la denominazione di “Storia, leggenda, tradizione e cultura”. L’evento – gastronomico e anche storico, sulle tracce del brigante fra’ Diavolo (che ha bazzicato in queste zone) – si è tenuto in piazza S. Croce. La kermesse godeva del patrocinio del Comune, ed è stata voluta dall’amministrazione comunale – in particolare dal vicesindaco Enza Cavaliere e da Assunta Alfano, assessore alle Frazioni e alle Politiche della Scuola – nonché dal sodalizio “I cavalieri delle poiane”. Referente: Vito Mariano, che si occupa (assieme alla sua realtà associativa) di trekking urbano; escursioni a piedi e a cavallo; trekking a cavallo; equitazione. E di passeggiate immersi nella natura, a contatto con la flora e la fauna della borgata di Spiano. Illustrando le bellezze naturali, ancora incontaminate, di vari sentieri: il sentiero del mare e i luoghi vissuti dal leggendario brigante fra’ Diavolo – al secolo: Michele (Arcangelo) Pezza. Una figura molto controversa e camaleontica, contraddittoria. Avvolta nel fascino del mistero, su cui molto si è – anche – ricamato. Contestualmente alla sagra della tipica polpetta (di baccalà, mentre nella frazione sanseverinese di Costa è di carne) cucinata a Spiano, è stato in atto – sabato 8 – un convegno, incentrato appositamente su fra’ Diavolo. Appuntamento in serata – sempre in piazza S. Croce. Tema dell’incontro: “Storia, leggenda, tradizione, ambiente e cultura sul sentiero del mare e del brigante fra’ Diavolo (Michele Pezza)”. Anche questo happening è stato allestito da “I cavalieri delle poiane”, in solido con un’altra associazione locale: “Astrambiente”. Retta da Luigi Pergamo – originario di Costa. Hanno trattato dell’illustre personaggio storico: i già citati Vito Mariano e Luigi Pergamo – a capo delle rispettive “compagini” socioculturali – i consiglieri comunali Michela Amoroso e Filomena Iannone; il presidente del consiglio comunale stesso Fabio Iannone; la giornalista Elisabetta Ingenito; l’assessore Alfano; il vicesindaco Cavaliere. A tirare le conclusioni, il primo cittadino Antonio Somma. A moderare, la cronista e docente Rita Occidente Lupo – direttore del quotidiano on line “DentroSalerno.it”. Spiano, un paesino di circa settecento “anime”, presenta un panorama caratteristico; fresco; boscoso. È antichissimo. Si tratta di un’importantissima oasi linguistica dell’intera cittadina di San Severino, ove si parla il dialetto originario del comune in provincia di Salerno. Laborioso, il popolo di questa tipica località. L’artigianato consta di numerose opere in legno; sporte; scale. Qui “prevalgono” i cognomi Vassallo; Iannone; Salvati e Acconcia – dall’amalfitano: “Acconcia-gioco”, che era colui che indiceva il mercato. Oppure chi organizzava i tornei cavallereschi. Perché il borgo di Spiano – sebbene ombreggiato dai boschi e caratterizzato dalle verdeggianti alture – ha avuto, nel tempo, parecchi contatti con gli abitanti della “divina” costiera. Tramite il valico di “Chiunzi” e, appunto, mediante il noto sentiero del mare. Per questo, la frazioncina è un esempio etnograficamente molto rilevante: è questa – difatti – “l’origine” del piatto “di mare”, proprio il baccalà. Invece che un pasto a base di cacciagione o selvaggina, troviamo la polpetta stessa. Come, volendo esemplificare ulteriormente, ad Ischia (pur essendo “luogo di mare”) si assaggia e si degusta il sangue di coniglio fritto. Tutti motivi etnografici che rovesciano i classici, i soliti, “cliché”. Sovvertendo le “ovvietà”: in montagna si dovrebbero mangiare i prodotti del bosco, mentre nelle località marine si possono “ordinare” soltanto cibi ittici. Proprio nella frescura di Spiano, il bandito – di cui sopra – ha operato le sue battaglie contro l’ordine costituito. Ribelle, contro la legge. Alimentando l’alone di leggenda, di cui è pervaso il suo essere. Tanti anfratti spianesi han costituito nascondigli ideali, per “ospitare” il fuorilegge. Michele (Angelo) Pezza – il “mitico” fra’ Diavolo – ha avuto un’esistenza avventurosa, travagliata. Nato ad Itri, nel Lazio, fu vestito dalla madre – per un voto – da S. Francesco di Paola. Crescendo, mostrò tutta la sua ribellione. Combatté contro Napoleone, fece parte dell’esercito borbonico. Poi divenne un brigante e/o un capo-massa: un caporione (capo bastone). La sua vita ebbe termine verso Baronissi: la leggenda narra che si innamorò di una donna speziale. Una sorta di farmacista. Che lo denunciò, nei suoi spostamenti tra i boschi. Fu condotto, pertanto, a Salerno e impiccato in piazza del mercato a Napoli. Conobbe il re Ferdinando IV (di Borbone). Torniamo alla polpetta, la cui ricetta originaria si perde nella notte dei tempi e – inoltre – consta di innumerevoli varianti, a seconda della quantità di polpette da cucinare o della “fantasia”; dell’estro delle cuoche spianesi. Generalmente, la leccornia prevede i seguenti ingredienti: baccalà, uova, pane, formaggio pecorino, prezzemolo, code d’aglio. Ed olio d’oliva. Alla sagra – alla sua prima edizione – si sono potuti trovare le polpette ed anche i paccheri col baccalà (coi pomodorini, in umido). Le due serate, la due giorni, sono state/è stata sponsorizzate/a da numerose attività presenti sul territorio. In particolare nella frazione. Le degustazioni, “condite” dal convegno e da altre manifestazioni collaterali, erano a prezzo simbolico. Per recuperare le spese della preparazione. Che è avvenuta tramite le sapienti mani delle massaie spianesi. Una full immersion tra le bellezze locali e tipiche – quindi. Occorre sapere che la realizzazione delle famose polpette avviene – in genere – in occasione del “Fistone” (o “Grande festa”), precisamente il venerdì precedente la Domenica delle Palme. Quando viene onorata e omaggiata la Madonna Addolorata – il cui culto; la cui devozione sono molto sentiti a Spiano. Anche la statua stessa dell’Addolorata affonda la sua storia tra elementi leggendari e misterici. Si narra – ma è un racconto “metropolitano” (diciamo così) – che il simulacro fosse stato imprestato dai residenti nella frazione Lombardi. Nella quale località l’Addolorata si venera a settembre – con le “Fontanelle”, tipico rito apotropaico lustrale; con l’impiego di acqua colorata. L’acqua sale, per il principio fisico della capillarità, verso l’apparato; mediante degli ugelli – contenenti nuance colorate – e fuoriesce appunto colorata. Quindi, la statua – tornando a noi e a Spiano – sarebbe voluta rimanere nella frazione suddetta. Diventando sempre più pesante, nel tornare a Lombardi. All’episodio – totalmente inventato, sembrerebbe – sarebbe legato anche un sogno, da parte di una nobildonna del luogo. Ma il condizionale, in questi casi, è d’obbligo. Sta di fatto che la manifestazione ha riscosso, davvero, un buon successo. Grazie anche alla musica popolare, che ha contribuito a esaltare la validità dell’iniziativa. Tutto a cura della folk band “I Kalimma”. Nota realtà che propaga sound etnografico, molto rilevante antropologicamente. Nel corso dell’evento, il paesino è stato – giustamente – valorizzato e reso speciale. È una località bella, ricca – ma anziana. La collettività va sempre più spopolandosi. Invece, occorrerebbe promuovere il fascino e la quiete che promanano da tal magico luogo. Magari – ed è una proposta di chi scrive – avvalendosi della “candidatura” a “Igp” (Indicazione geografica protetta) della polpetta di baccalà. Ma la leccornia – a quanto sappiamo – viene cucinata soltanto per la devozione mariana. Per rispetto verso la Vergine dei Dolori. Comunque, e concludiamo, Spiano va assolutamente difesa e rivitalizzata. Attraverso proposte fattive, concrete. Affinché non venga perduto l’enorme contenuto culturale, che appare in crisi a causa del succitato spopolamento e/o dell’invecchiamento dei residenti della frazioncina. L’amministrazione comunale già sta muovendosi – da tempo – per salvaguardare Spiano stessa; per renderla più vivibile ed accessibile. Lasciamo, allora, che il Comune recuperi tale borgo, con tutti i suoi retaggi.

ANNA MARIA NOIA

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