Lun. Lug 15th, 2024

Trekking a Genova: le “mura” raccontate in una nuova guida

Intervista a Pier Guido Quartero:  “la realizzazione di questo lavoro è un lavoro di squadra”

di Antonello Rivano

Trekking a Genova, gli itinerari delle mura” è un libro tascabile edito da “Liberodiscrivere“, dello stesso formato del precedente lavoro di Pier Guido Quartero, intitolato “La Via Romana a Genova“. Si tratta di un libricino da tenere in tasca mentre si esplorano gli itinerari descritti dall’autore. Questa volta, sulla copertina figurano non solo il nome di Quartero, ma anche quelli di Enzo Dagnino, Ubaldo Oliveri e Piero Rocca, che hanno contribuito alla stesura della guida con le loro ricerche, foto, cartine, ecc.

Il libro sarà presentato mercoledì 7 febbraio presso la Biblioteca Universitaria di Genova, in Via Balbi 40, alle 17, con la partecipazione di tutti e quattro gli autori.

Pier Guido Quartero (da foto di Anna Gugliandolo)

Abbiamo incontrato Pier Guido, poliedrico e prolifico autore, per farci raccontare un po’ del suo percorso letterario e per saperne di più su quest’ultimo lavoro.

Partiamo dall’inizio. Da cosa e quando nasce la tua passione per la scrittura?

Fin da bambino, avevo sempre letto con appassionato interesse romanzi e racconti scritti per i piccoli lettori, ma anche le riduzioni di romanzi per il pubblico adulto, adattati a lettori in più tenera età. Corollario di questa passione libresca era anche un amore sconfinante nella venerazione per chi produceva questi oggetti che tanto mi piacevano, e la conseguenza di tutto ciò non poteva che essere una: da grande avrei fatto lo scrittore.

Col passare degli anni, tuttavia, la dura realtà mi si pose davanti in tutta la sua evidenza: per campare facendo lo scrittore bisognava possedere una serie di requisiti (di qualità, ma anche di fortuna e altri ancora) che a me mancavano. Così, risolsi la questione di una sistemazione sicura trovandomi un buco nel pubblico impiego e dimenticando i libri e le penne.

Poi però, a quanto pare, qualcosa è cambiato.

Tutto ricominciò quell’anno in cui andai in pensione.

Mi succedeva, in quel periodo, di incontrare per strada persone con le quali avevo avuto occasione di lavorare insieme. Nel trovarsi davanti a me, molti di questi mi guardavano con aria smarrita, per poi finalmente aprirsi a un sorriso soddisfatto: mi avevano riconosciuto. Seguivano cinque minuti di convenevoli, conditi da espressioni del tipo: “Come la trovo bene!” e similari, che mi inducevano a spericolate contorsioni per raggiungere quelle parti del corpo che è opportuno toccare in circostanze come queste. Insomma. Una situazione non soddisfacente.

Fu così che mi tornò alla mente la mia vocazione giovanile per la scrittura: tutto sommato, potevo permettermi di pubblicare senza cercare grandi guadagni, visto che una pensione ce l’avevo, e una certa capacità di raccontare storie, scrivendo relazioni per la Pubblica Amministrazione, l’avevo affinata. Perché no?

Come operasti la scelta del genere letterario su cui indirizzare la tua scrittura?

A quei tempi imperversava Camilleri, e diversi altri semidilettanti si erano cimentati in gialli di taglio locale di maggiore o minor successo. Confesso che ci provai anch’io, e devo dire che gli amici cui sottoposi la mie prime prove mi incoraggiarono a proseguire, ma accadde l’imprevisto: uscì Bruno Morchio con Bacci Pagano, che ottenne meritatamente un grande successo, e il messaggio fu chiaro: nun c’è trippa pé gatti. Ricordo ancora il dolore nelle viscere quando incontravo qualche amico che, prima o dopo, mi chiedeva: “Hai visto il libro di Bacci Pagano? Bello eh?”. Insomma: dovevo cambiare genere, e così feci.

Mi sono messo a scrivere romanzi storici aventi come sfondo le vicende genovesi (tra cui anche una trilogia dedicata all’esperienza tabarchina) che hanno avuto un discreto successo.

I libri della “Trilogia tabarchina” di Pier Guido Quartero

Oltre ai romanzi storici tra le tue “fatiche letterarie” c’è anche altro.

Mi resi conto, in quei giorni, che gli spostamenti effettuati normalmente dalle persone durante la loro vita seguono quasi sempre itinerari fissi, diretti verso i soliti punti di riferimento: la casa di abitazione, il posto di lavoro, l’abitazione della mamma. Va a finire, così, che molti genovesi conoscono ben poco della loro città, e che molti, che pure non perdono occasione per visitare i palazzi dei Rolli e le mostre a Palazzo Ducale, difficilmente vanno per conto loro a dare un’occhiata a parti della città che considerano estranee, come potrebbe essere Crevari per San Desiderio o Apparizione per Pontedecimo.

Partendo da questa considerazione, decisi di dedicarmi a un approfondimento delle periferie cittadine realizzato utilizzando i mezzi pubblici: avrei raggiunto i capolinea degli autobus diretti verso i quartieri esterni della città, cercando poi di trovare dei percorsi che unissero i diversi punti raggiunti, offrendo ai lettori un modo nuovo e diverso (così speravo) di conoscere Genova.

Frutto di questa scelta fu in primo luogo una specie di romanzo noir dedicato ai percorsi di periferia e intitolato Trekking a Genova (tre parole che ormai costituiscono una parola d’ordine), cui è seguita La Via Romana Genova e oggi una guida agli itinerari tracciati dallo sviluppo delle mura cittadine e intitolata Trekking a Genova: gli Itinerari delle Mura.

A proposito del tuo ultimo lavoro, puoi raccontarci qualcosa di più?

Questo è l’ultimo lavoro pubblicato e, naturalmente, vi aspettate che ve ne dica qualcosa. Intendiamoci: non starò a raccontarvi come questi percorsi si sviluppano: da buon genovese, conto che, se la cosa vi interessa, comprerete il libro. Posso però darvi qualche informazione sulla visione d’insieme che emerge dalla nostra guida.

Immagini tratte da “Trekking a Genova: gli Itinerari delle Mura”

Gli interventi realizzati nel tempo per dotare la città di sistemi di difesa adeguati sono stati contabilizzati in diversi modi; la maggior parte degli autori parlano di sette opere difensive principali. Vale la pena di osservare che queste opere, a seconda dei tempi in cui furono realizzate, possono distinguersi in due blocchi: quelle precedenti il Barbarossa e quelle successive.

Del primo blocco fanno parte le mura preromane e quelle così dette carolinge: di queste, è rimasto assai poco e le ricostruzioni che è possibile tentare si basano soprattutto sulle risultanze archeologiche e documentali. Le mura del Barbarossa invece, realizzate nel momento in cui Caffaro aveva cominciato a raccontare la storia della città, costituiscono una via di mezzo, essendosi conservate alcune parti di quel sistema difensivo, il che ne consente una ricostruzione più puntuale.

Immagini tratte da “Trekking a Genova: gli Itinerari delle Mura”

Il secondo blocco, che comprende le mura costruite successivamente, presenta caratteristiche assai diverse dal primo, in conseguenza del modificarsi dei modi di combattere seguiti all’introduzione delle armi da fuoco. Va detto che di queste mura molte parti si sono conservate, particolarmente nell’area del Righi. Per altro verso, in alcune zone (soprattutto nella valle del Bisagno, su buona parte del fronte mare e nel tratto che dal Forte di Begato scende alla Lanterna) lo sviluppo urbano ha quasi completamente cancellato le tracce delle strutture preesistenti.

Foto da “Trekking a Genova: gli Itinerari delle Mura”

Lo studio dell’evolversi dei primi sistemi difensivi individua una serie di aree cruciali nello sviluppo della città antica e medioevale: Genova nasce dall’area portuale del Molo, punto di sosta e incontro dei mercanti etruschi e focesi, da qui i mercanti risalgono all’area protetta di Castello (Sta Maria in Passione, Sta Maria di Castello…) dove possono riposarsi e contrattare. In un secondo tempo la zona difesa si allarga, fino alla distruzione operata da Magone e dai cartaginesi, cui segue una ricostruzione non meglio definita, che viene a comprendere la zona dell’attuale Via dei Giustiniani. Le Mura Carolinge toccheranno la Piazza di Sant’Andrea (Pta Soprana), arriveranno all’altezza dell’attuale Vescovato e, nella zona a mare, all’attuale Piazza Banchi. Con le Mura del Barbarossa il tratto difensivo si svilupperà da Pta Soprana all’attuale Pzza Corvetto e a Salita delle Battistine, per scendere a Portello e risalire a Castelletto (un toponimo che pone a confronto questa collina con quella di Sarzano), per poi scendere fino a Sta Fede e alla Porta dei Vacca.

Sulla copertina di “Trekking a Genova gli itinerari della mura” compaiono altri tre nomi oltre al tuo

 La realizzazione di questo lavoro (documentazione, costruzione delle cartine, fotografie…) è un lavoro di squadra, opera comune degli autori indicati in copertina: Enzo Dagnino, Ubaldo Oliveri e Piero Rocca.                                                                 

Antonello Rivano
Direttore di redazione/coordinatore nazionale Polis SA Magazine



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