Mer. Lug 24th, 2024

Oltre gli oceani: la straordinaria impresa di Andrea Mura con ‘Vento di Sardegna’

Un viaggio epico intorno al mondo in solitaria: la storia di un uomo, la sua barca e la forza della determinazione

Di Marco Negretti

Qualche tempo fa, mentre vagabondavo in rete, mi imbattei in una foto che ritraeva una bella barca a vela con i quattro mori dipinti sullo scafo. La mia innata curiosità mi indusse ad aprire l’articolo che la conteneva: la barca si chiamava Vento di Sardegna ed il suo skipper era Andrea Mura, 59enne cagliaritano.

I vocaboli “vela”, “Sardegna”, “vento” aprirono subito il cassetto dei ricordi nella mia testa. Erano più o meno gli anni ’70 quando sbarcai la prima volta in Sardegna e nello stesso periodo iniziai a manovrare per la prima volta una vela. Fu l’affiorare di tanti ricordi che mi spinse ad approfondire i contenuti dell’articolo.

La Storia della Barca e dello Skipper

La barca è un Open 50 non recentissimo, disegnata da Felci, e aveva già effettuato il giro del mondo in precedenza con Pasquale de Gregorio, col nome Wind Express. Acquistata da Andrea, è stata refittata, reinterpretata, modificata, adattata dallo skipper cagliaritano in previsione della grande impresa. Nel frattempo ha partecipato e vinto diverse regate internazionali tra cui la Route du Rhum, la Ostar, la Quebec Saint Malo, la Two Star e diverse regate nazionali. Andrea Mura (cognome azzeccatissimo) è figlio di un velaio cagliaritano ed ha iniziato prestissimo a regatare, partendo dalle derive fino ad arrivare in Coppa America, vincendo due campionati del mondo, passando per i maxi yacht ed i super yacht. Mica pane e fichi. Innumerevoli i riconoscimenti tra cui miglior velaio dell’anno nel 2005, miglior velista dell’anno nel 2010, nel 2014 riceve la medaglia d’argento dalla Marina Militare per meriti di marina, nel 2017 riceve il premio dal Royal Western Yacht Club della Regina Elisabetta, e nel 2018 gli viene conferita dal Coni la medaglia d’oro per valore atletico. Un palmares appena sufficiente!

Foto da_globalsolochallenge.com

La Grande Impresa

Inquadrati il personaggio ed il mezzo, veniamo alla “grande impresa”. La Global Solo Challenge è una regata intorno al mondo, in solitaria, senza scalo, senza assistenza! Solo Tu, la tua barca, il mare e tutte le sue incognite. E che incognite! Un vecchio detto marinaresco dice: “Pochi possono permettersi di dare del tu al mare, e quei pochi non lo fanno”. Guai a non rispettare il mare. Ho iniziato a seguire Andrea quando era già partito da La Coruña, quasi per caso, il solito vagabondare in rete, ed un bel giorno mi compare un reel (una clip) con questo uomo che trasmette da bordo di Vento di Sardegna, in mezzo all’oceano, in tutta serenità, con la barca che fila come un razzo, con un bel sorriso stampato in faccia, e col suo saluto “a si biri”! E qui esce fuori quel me che ogni tanto si diverte a timonare qualche barchetta, ed inizio a pensare: caspita, ma che coraggio! Ma soprattutto, con quale serenità e leggerezza naviga costui! E così, giorno dopo giorno, attendevo i reel, lo seguivo sul sito ufficiale della Globo Solo Challenge, e sul tracker di YB, condividendo i suoi stati d’animo, le sue paure, le sue gioie, i suoi scherzi, scoprendo un sardo tosto, determinato, inarrestabile, e… sempre sorridente! Quasi spiaceva terminare i messaggi sulla sua pagina con il solito “a si biri”. Specie nei momenti difficili, quando il mare affermava tutta la sua forza, si cercava di fargli coraggio, lo si spronava a non mollare, si cercava di mantenere viva, non la nostra, ma la sua speranza che tutto sarebbe andato bene. E così è stato. Nonostante i guai elettrici, quelli elettronici, le rotture, i silenzi radio, Vento di Sardegna ha resistito, ha cavalcato onde di nove metri, sconfitto burrasche con venti oltre i 40 nodi, doppiato i micidiali capi di Agulhas, in Sud Africa, della Nuova Zelanda, ed il mitico Capo Horn con i 40 ruggenti ed i 50 urlanti (sono dei venti gelidi) attraversando due volte l’equatore, e gli oceani Atlantico, Indiano, Pacifico e di nuovo Atlantico percorrendo la bellezza di 27.403 miglia nautiche! Ed ha riportato a casa, sano e salvo, il suo skipper! Qualcosa di inimmaginabile!

Foto da_pagina FB ‘Global Solo Challenge

La Preparazione dietro l’Impresa

In un tempo in cui solo il dio calcio e qualche altro sport del momento vengono considerati dai principali mass media, un uomo, da solo con la sua barca, in soli 119 giorni ha fatto il giro del mondo! Ora, a parte l’eccezionalità della navigazione effettuata, ritengo doveroso rivolgere un pensiero anche a quello che sta “dietro” ad una simile impresa. Anni. Anni di preparazione tecnica, fisica, mentale, sentimentale. La preparazione tecnica della barca, delle apparecchiature, delle vele, degli equipaggiamenti, e delle mille piccole cose che sono spesso fondamentali, come il rotolo di nastro adesivo che è servito a “riparare” la cappottina. La preparazione fisica: non si affronta una simile avventura senza una super preparazione. Il tuo corpo viene sottoposto a prove davvero pesanti e, se non adeguatamente preparato, potrebbe cedere. Come la preparazione fisica, anzi più della preparazione fisica, è fondamentale quella mentale. Quando sei solo da tanto, con mille problemi da affrontare, è fondamentale avere una forza mentale solidissima per poter reagire in modo corretto ad ogni situazione. Bisogna sempre essere lucidi. E non è facile. La preparazione sentimentale: l’avete mai considerata?

Bisogna amarsi ed amare tantissimo per avere la forza di lasciare, non sai per quanto, moglie, figli, parenti, amici. E tenere a bada la mancanza delle relazioni affettive è molto, molto difficile. Perché è qui che nascono le paure nei momenti difficili. È qui che devi avere dentro delle certezze incrollabili. E non vale solo per chi naviga, ma anche e soprattutto per chi ti aspetta a casa. Provate a pensare come si sarà sentita Daniela, la moglie, quando il blackout elettrico impediva ogni collegamento. C’è tuo marito lì da qualche parte nell’oceano, che non risponde più, che non chiama più… cosa avrà passato? Cosa avranno passato!

Foto da_pagina Fb ‘Vento di Sardegna’

Il Significato dell’Arrivo

Un altro aspetto bellissimo dell’arrivo di Andrea a La Coruña ci è stato regalato da Cole Brauer: la ragazza americana, ventinovenne solare, che era giunta al traguardo due giorni prima si è messa alla guida del gommone che è andato incontro a Vento di Sardegna per accoglierla e festeggiarla! E a terra si è messa subito a dare una mano per sistemare la barca! Solo allora ha consegnato la coppa ad Andrea! Grandissima ragazza che avendo fatto la stessa regata ha dimostrato di essere una grande velista, con i suoi reels leggeri ed anticonvenzionali, ma anche un grande essere umano. Brava Cole!

Amore e Rispetto

Amore e rispetto. Queste le parole di Andrea Mura in fase di arrivo. Amore e rispetto per se stessi, per gli altri, per la natura, per il mare!

Ecco, tutto questo fa parte della grandezza di questa impresa, conclusasi con un uomo in bermuda e stivali, a prua del suo mezzo, con in mano la Bandiera italiana e quella sarda! A si biri!

Marco Negretti

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