Diario di una vittima della droga -30-
Le parole hanno un potere elevato: possono aiutare una persona e a’ ponn accir’!
Diario di una vittima della droga
Diario di Camilla Roberto, madre di Antonio Metad Eid Sayed, un ragazzo vittima della droga nel 2010.
a cura di Nicoletta Lamberti
La mia lotta contro la droga è iniziata nel 2010, mentre tornavo dalla comunità con il mio Antonio e un nostro amico, dopo un colloquio. Ricordo esattamente il momento in cui dissi: ‘Ho deciso di lottare contro la droga’. Antonio si girò, eravamo in macchina, e mi dedicò un sorriso che non dimenticherò mai. Disse al nostro amico: ‘Hai sentito? E chi la ferma? Ha già deciso tutto!’. Da quel momento lotto, e il mio diario nasce per parlare a chi non vuole ascoltare la verità!”
Camilla Roberto

14/06/2022
Dal diario di una VITTIMA DELLA DROGA: IO
Oggi vi voglio parlare delle parole! Nel vocabolario sono ordinate grazie all’alfabeto dalla A alla Z… e ci son tutte le “parole” che usiamo. Si comincia imparando le vocali, poi l’intero alfabeto e poi si impara a leggere e a scrivere e questo ci consente di studiare… e comunicare con gli altri.
I poeti le usano per comporre poesie, gli scrittori i loro romanzi, gli avvocati per scrivere gli atti e i giudici le sentenze, i medici le diagnosi e… tante altre cose!
Le parole hanno un potere elevato: possono aiutare una persona e a’ ponn accir’!
E noi quando apriamo bocca prima di dire qualcosa pensiamo al male che possiamo fare agli altri! Chi è sensibile può essere ferito profondamente, ovvio le carogne e le canaglie no, potete dire di tutto, non fanno una piega!
Quando parliamo a un bambino: attenzione, memorizzano tutto e spesso i nostri ragazzi hanno traumi legati all’infanzia che poi creano quelle voragini che li fanno cadere più facilmente nella droga, in particolare in quella fase “difficile” dell’adolescenza.
Dietro ogni cosa: le parole!
Chi le sa usare può ottenere molto e quindi dietro ogni successo ci sono loro: le parole!
Parliamo ai nostri ragazzi e ascoltiamoli di più perché i nostri figli devono avere rispetto dei genitori, ma devono anche considerarli amici.
E quindi? Impariamo a usare le parole, regaliamo libri, e non stronzate varie, e quando siamo consapevoli che è meglio ascoltare per imparare restiamo in religioso silenzio.
Io penso che la prima grande arma da usare con i ragazzi è attraverso le parole e soprattutto far capire loro che quella cosa che si chiama droga è una brutta cosa!
Li dobbiamo informare dei danni che la droga procura a chi ne fa uso senza usare paroloni, ma in modo chiaro e semplice.
Una lotta, la mia, per dare voce a un dolore che deve diventare ancora di salvezza per ogni ragazzo.
Io con la droga ho perso un figlio di 24 anni ed io, in ogni ragazzo, vedo il mio Antonio e lo amo! E per salvare i ragazzi dalla droga io darei la vita!
Ragazzi state alla larga, la droga è morte!
Chest’è!
15/06/2022
Dal diario di una VITTIMA DELLA DROGA: IO
Buongiorno… Anche oggi vi parlo di droga e dei danni che derivano dall’uso. Certo, l’argomento è di quelli che fanno storcere il naso a tanti, vuoi perché ne fanno uso o spacciano e poi c’è l’esercito di vittime della droga, come me, che invece vogliono che si faccia qualcosa partendo dai bambini perché poi più in là può essere troppo tardi.
Una società, la nostra, con poche certezze. Perché i giovani sono completamente abbandonati a se stessi! Guardatevi intorno e apriteli sti occhi, perché a Mercato San Severino la droga è ovunque! Come del resto ovunque, ma noi occupiamoci del nostro paese.
E poi non pensate che di droga si muore solo di overdose, si muore anche indirettamente per i danni che si fa al fisico e per le invalidità gravi.
E dei danni economici alla famiglia??? E il dolore di avere un figlio che si droga?
Facciamo e fate qualcosa prima che sia tardi!
Io ho perso mio figlio a 24 anni e lotto per dare un senso alla sua morte… non dico volato in cielo, ma MORTO! Io l’ho visto senza vita ed era morto!
E io vorrei che nessuna madre conosca questo dolore e che le istituzioni si diano una mossa perché senza giovani sani non esiste FUTURO!
Chest’è!
17/06/2022
Dal diario di una VITTIMA DELLA DROGA: IO
Ho il voltastomaco per tutto quello che ho letto e per le ignobili azioni che mi hanno riferito e che non mi sogno neppure di scrivere, perché sinceramente non voglio problemi.
Ho già tanti nemici p’cche’ so’ kell che parla di droga! Ma per favore diamoci una mossa, apriamo gli occhi e cerchiamo di agire perché girano fiumi di droga nel mio paesello, quello che ha tolto la vita a mio figlio e accuso pubblicamente la Società, tutti, nessuno escluso, tutti responsabili della sua morte!
E la cosa grave è che non è cambiato nulla, si continua a non parlarne perché questo copre la realtà! Fare uso di droghe non significa solo morte folgorante da overdose, ma anche una morte lenta, esclusione dalla società, patologie varie che comunque minano la vita di ogni giovane.
Questo vuol dire anche la distruzione delle famiglie e la disperazione in particolare delle mamme.
No, non posso non dire quello che penso perché non sto comunicando pensieri altrui ma il mio!
Perché lo faccio? Non cerco riconoscimenti di nessun genere: sono solo la mamma di Antonio Mathed, nato il 3 aprile 1986, in una splendida giornata di sole. Così come lo era il 22 settembre 2010 quando ha lasciato questo mondo di merda e lotto per aiutare i giovani a capire che la droga… non dà ma toglie.
Voi avete il dovere di vivere anche per Antonio!
E per oggi ho concluso: fine della puntata che sarà letta, ma non commentata!
Chest’è!
Trasposizione e adattamento per Polis SA Magazine a cura di Nicoletta Lamberti
Pagine del diario di Camilla Roberto già pubblicate su Polis SA Magazine
La pubblicazione delle pagine del diario di Camilla Roberto è con sua autorizzazione ai sensi degli artt. 10 e 320 cod.civ. e degli artt. 96 e 97 legge 22.4.1941, n. 633 – Legge sul diritto d’autore
©PSAM-Tutti i diritti riservati-Vietata la riproduzione
@Tutti i diritti riservati ai sensi della Legge 633/1941 sul diritto d’autore e delle normative internazionali sul copyright. È vietata la riproduzione, anche parziale, senza il permesso scritto della redazione

