Gio. Apr 16th, 2026

Accendere la luce, dentro e intorno

L’Italia celebra l’Immacolata tra tradizione e festa, ma la luce più vera resta quella che illumina chi è solo o in difficoltà.


"Scrivere è un gesto delicato, quasi impercettibile, come camminare in punta di penna sulla superficie del nostro tempo. Non per dare risposte, ma per lasciare che le parole scivolino tra le pieghe della realtà, invitandoci a fermarci, a guardare più a fondo, a pensare. In un tempo che sembra divorato dalla fretta e dalla superficialità, le parole diventano fari: non per guidarci verso certezze, ma per ricordarci che riflettere è ancora possibile, che ascoltare e nominare ciò che accade ha un valore che non si misura in like o in rumore, ma nella capacità di nutrire la nostra attenzione e il nostro senso del mondo."
AR


Oggi, 8 dicembre, l’Italia si accende per l’Immacolata. Napoli, Torino, Milano, Roma e le piazze di piccoli borghi: tutte le città si vestiranno di luminarie, mercatini, alberi scintillanti. In molte case, grandi e piccole, si addobbano alberi di Natale e si allestiscono i presepi, veri e propri scrigni di memoria, di cura, di racconti familiari. Accendere una candela, decorare un angolo, osservare la luce riflettersi sui volti: gesti semplici, ma carichi di significato, che ci invitano a fermarci, a respirare, a guardare oltre l’abitudine.

Eppure, mentre ci prepariamo a imbandire le tavole e a celebrare, il mondo intorno a noi non è in pausa. In Italia, sempre più persone non arrivano a fine mese, dormono per strada o lottano con pensioni insufficienti. I nuovi poveri non sono lontani: erano il nostro vicino di casa fino a pochi giorni fa, la vecchina che abbiamo visto a messa e che rovista nei cassonetti per sopravvivere. La luce che celebriamo, allora, non può essere solo decorazione: diventa gesto di attenzione, di presenza, di consapevolezza verso chi sta vivendo l’ombra della vita quotidiana.

E non parliamo solo dell’Italia e dei cattolici. In altre culture e religioni, dicembre porta celebrazioni che parlano di luce, resistenza e comunità. Gli ebrei accendono le candele di Hanukkah, simbolo di perseveranza; i musulmani rafforzano i legami di solidarietà; in India e altrove, festival di luci illuminano templi e case. Tutte queste tradizioni condividono un filo sottile: la volontà di accendere una scintilla, dentro di sé e intorno, anche quando il buio sembra prevalere.

Ma il mondo oggi è segnato da guerre prolungate, riarmo, tensioni politiche e sociali, emergenze climatiche e crescenti disuguaglianze. È un contesto in cui la luce non è solo simbolo religioso o decorativo: è scelta, impegno, resistenza morale. L’Immacolata ci invita a illuminare non solo case e strade, ma anche il nostro sguardo sulle fragilità altrui, sulle sofferenze silenziose, sulle ingiustizie quotidiane.

Forse il senso più profondo della festa non sta nelle vetrine scintillanti né negli alberi addobbati, ma nella capacità di fare spazio alla riflessione e alla cura. Accendere una luce diventa allora gesto di responsabilità: verso chi è vicino e verso chi è lontano, verso chi ci assomiglia e verso chi è diverso, verso chi ha perso e verso chi lotta per non perdere. La luce dell’Immacolata, come quella dei presepi, delle candele, delle luminarie, è un invito universale: portare luce dove c’è buio, almeno un po’, trasformando la festa in un atto di umanità condivisa.

Antonello Rivano

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