Gli dèi greci erano davvero greci? -8-
Una ricerca tra mito e storia per restituire alla Sardegna il ruolo di culla delle leggende mediterranee.
A cura di Giorgio Saba
– Ottava e ultima puntata: Eccovi le mitiche colonne
GLI DÈI GRECI ERANO DAVVERO GRECI? Ottava puntata
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Eccovi le mitiche colonne
Giorgio Saba
Gli Egizi annoveravano diverse divinità nel loro Enneade divino, una tra le più importanti si chiamava Shu.
Shu era il Dio dell’aria che separa la terra dal cielo e veniva rappresentato con le braccia in alto intente a sorreggere la volta celeste

Era ritenuto un dio pericoloso quando si recava nel mondo dei morti, in estremo Occidente, presso la casa della Notte (Notte è la moglie di Erebo, uno dei sovrani del regno di Ade)
I greci (nel periodo tolemaico) lo associarono ad Atlante, il titano primordiale che sosteneva le sfere celesti; entrambi erano infatti rappresentati nell’atto di sostenere la volta celeste; ma altri storici lo associarono a Ercole.
Ercole, Atlante, Shu, cosa accomuna queste tre mitiche figure? Il fatto che tutt’e tre sono metafora delle Colonne; quali colonne?

Se tornate alla terza puntata lo potete rileggere: si tratta delle colonne di San Pietro, così come volle il sincretismo religioso all’avvento del cristianesimo (o di Carloforte, come le chiamano ancora oggi).
Vi chiederete cosa abbiano a che vedere con Ercole; è semplice le Colonne d’Ercole, così come scrisse Platone nel timeo, davano l’accesso all’Isola di Atlante; inoltre, come scrisse Dicearco da Messina, esse distavano diecimila stadi (circa mille miglia marine) da Capo Malea nel Peloponneso (esttamente la distanza dal Peloponneso all’arcipelago del Sulcis).
Ricapitoliamo; nelle scorse puntate abbiamo visto come alcuni personaggi chiamati divinità sumere, sbarcano nella terra di Dilmun, che rendono lussureggiante come un giardino, grazie alla capacità di Enki di individuare dove scavare i pozzi (qual è la terra dei pozzi sacri?).
Lo stesso Enki mangia i frutti proibiti e viene maledetto dalla Dea Madre Ninhursag.
Enki (dio Oceano o Poseidone) ha dimora sulle sponde del fiume Oceano, che separa l’Ade dall’Eliseo o Erizia (S. Antioco da S. Pietro).
Nella medesima isola di Erizia Ercole non può raccogliere le Poma d’Oro perché sono il frutto proibito dalla regina Hera; si avvale quindi della collaborazione di Atlante che è autorizzato a raccoglierle.
Persefone, liberata dopo essere stata rapita da Ade, subisce anche lei la maledizione per aver mangiato sei grani di una melagrana (il frutto proibito).
Gli storici assimilano l’antico testamento dei cristiani e degli ebrei alla saga sumera di Gilgamesh.
Servono altre prove? Quella che sto per scrivere farà il botto.

LA “STELE DI NORA”
Secondo alcune delle sue numerose traduzioni, fatte da svariati glottologi, sarebbe indicata su questa epigrafe l’incisione più antica del nome della Sardegna, scritta con caratteri che ancora oggi vengono chiamati comunemente (e forse erroneamente) “alfabeto fenicio”.

All’epoca nei linguaggi fenicio, proto-fenicio, sardiano, etrusco, greco arcaico, le vocali, pur esistenti, non venivano scritte, se non in rari casi, e quindi l’incisione riporta le sole quattro consonanti precedute dall’avverbio di luogo “B”.
Non avendo alcuna competenza linguistica glottologica, mi devo rifare alla traduzione della “Stele”, pubblicata dal Professor Salvatore Dedola (e altri linguisti), in cui scopro che stiamo trattando di un toponimo, in quanto l’avverbio cananeo “B” va associato a un luogo.
Esaminiamo le due prime consonanti della medesima incisione, cioè ŠR
Questo prefisso potrebbe avere due diversi significati: “principe” oppure “giardino”.
Trattandosi di un toponimo prendiamo per buona la seconda ipotesi;
ci troviamo quindi in un GIARDINO.
Manca ora la definizione delle due consonanti finali DN; quale potrebbe essere il loro significato?
A questo punto chiedo la vostra collaborazione. Come avrebbero scritto, nei linguaggi dell’epoca l’allocuzione “nel Giardino dell’Eden”?

B-ŠRDN
Esattamente come scritto nella Stele di Nora.
Abbiamo trovato il Giardino dell’Eden? Non lo so; trattandosi di protostoria è impossibile avere certezze (è già difficile averne nella cronaca contemporanea).
Tuttavia, fra tutte le ricerche eseguite nei secoli, per individuare quella mitica località, questa è quella con indizi più documentati; decidete voi se crederci o no.
FINE
Giorgio Saba
Una domanda che resta aperta
Gli dèi greci erano davvero greci? non è una domanda a cui si risponde: è una domanda che obbliga a spostare il punto di vista.
In questo percorso, Giorgio Saba ha intrecciato fonti, suggestioni e analogie che non pretendono di chiudere il discorso, ma di riaprirlo, restituendo alla Sardegna un ruolo possibile — e troppo spesso ignorato — nella grande narrazione del Mediterraneo antico.
Non spetta a una rubrica decretare verità storiche. Spetta però al giornalismo culturale creare spazi di dubbio, dove il mito non sia liquidato come favola e la storia non sia ridotta a dogma. Se, arrivati fin qui, il lettore sente il bisogno di tornare indietro, rileggere, contraddire o approfondire, allora questa serie ha raggiunto il suo obiettivo.
Antonello Rivano – Direttore Redazione Nazionale Polis SA Magazine
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