Gio. Apr 16th, 2026

Gli dèi greci erano davvero greci? -3-

Una ricerca tra mito e storia per restituire alla Sardegna il ruolo di culla delle leggende mediterranee.
A cura di Giorgio Saba

GLI DÈI GRECI ERANO DAVVERO GRECI? terza puntata

Leggi le altre puntate già pubblicate

Chi erano gli antichi maureddus?

di Giorgio Saba

Se avete letto la prima puntata di questa collana, avrete visto che Ercole si reca sull’Isola di Erizia per rubare il tesoro del Re di Tartesso Gerione, i famosi buoi rossi che non erano bovini (avrei voluto vedere Ercole caricare sulla propria barca un’intera mandria di buoi), si trattava invece di lingotti di rame (il metallo rosso) a forma di pelle di bue (i buoi rossi).

Era quella la decima fatica ordinatagli dal re Euristeo; nell’undicesima deve impadronirsi delle “poma d’oro”, i frutti proibiti che donavano l’immortalità a chi se ne nutriva; perciò deve

tornare sulle Esperidi e stranamente non ricorda dove si trovino.

Non ricorda? Ma se c’era appena stato?! I casi sono due: o Ercole era uno smemorato oppure i due episodi sono avvenuti in epoche diverse (anche il sovrano è cambiato; ora non è più

Gerione, ma Atlante). L’arcano viene spiegato in tal modo dagli storici: poiché le dodici fatiche sono avvenute in epoche diverse, l’Eroe che le ha compiute non era lo stesso, ma un altro a cui la fantasia popolare ha attribuito lo stesso nome: Ercole o Eracle o Melkart o Macheride (sono questi i nomi che assume nelle diverse aree mediterranee.)

Partiamo dall’inizio Ercole non sa dove si trovi il frutteto che produce le poma d’oro; una ninfa, figlia di Nereo, gli confida che l’informazione gliela potrà dare suo padre. Incontratolo questi si mostra recalcitrante e, avendo capacità di assumere svariati aspetti, cerca di spaventare Ercole travestendosi da toro, da leone, da gigante e, per ultimo, in una pira di fuoco. Ercole non si scompone e spegne il fuoco con un potente getto di liquido (…che liquido?).

Nereo, umiliato, gli rivela che il frutteto delle Esperidi lo troverà su Erizia, in Mauritania

(Marocco o Sardegna sud-occidentale?), nel regno di Medusa (altro indizio: Medusa era regina di Sardegna e Corsica).

Giuntovi, trova davanti all’isola il titano Atlante che regge con le possenti braccia la volta del cielo.Riprenderemo più tardi il racconto delle poma d’oro e cerchiamo di scoprire perché la Mauritania di cui parlavano tanti storici non si individuerebbe in Marocco, bensì in Sardegna.
Duemila anni fa il celebre scienziato
naturalista Plinio il Vecchio si recò in Marocco per cercare le favolose Esperidi dai frutti magici e i monument eretti in onore di Ercole.

Il effetti, all’epoca di Plinio, si chiamava Mauritania anche il Marocco con la parte occidentale dell’attuale Algeria, ma laggiù Plinio non trova le Isole Esperidi, non trova

l’altare di Ercole e nemmeno i favolosi frutti proibiti. Mistero!

Non sapendo dove rinvenire le Esperidi, gli studiosi di epoca ellenistica le posizionano presso le attuali Canarie (unico arcipelago

presente nei pressi del Marocco-Mauritania) e posizionano Atlante (che Omero ed Esiodo

descrivono come un gigante che con le braccia rivolte in alto regge la volta del cielo) lungo una catena montuosa che attraversa l’Africa nei pressi del Sahara – Omero ed Esiodo (VII secolo a.C.) avevano torto?

Plinio cita uno scritto, oggi scomparso, di Stazio Seboso che recita “le Esperidi si trovano a un giorno di navigazione da
Corno di Espero”, ma, dice Plinio, le Esperidi si trovano a quaranta giorni di navigazione.E allora?
In questo disegno vediamo il promontorio di Capo Teulada e questo dista un giorno di navigazione dal primo approdo

raggiungibile nel vicino arcipelago del Sulcis, unico arcipelago di una possibile (anzi probabile) Mauritania; quella sarda chiamata appunto Sulcis.

Ma il Sulcis si chiamava Mauritania anche all’epoca di Stazio Seboso? Procopio da Cesarea, uno storico greco (della parte

dell’attuale Turchia che allora era governata dai greci), affermò che il nome Mauritania era stato attribuito alla Sardegna sudoccidentale da un gruppetto di schiavi berberi importati qua dal figlio di Genserico.

Procopio era venuto in Sardegna? No!

Procopio possedeva documenti a sostegno di tale ipotesi? No! Procopio era mai stato in Sardegna? No!

Era Mai Stato in Italia? No!

Era mai stato in Tunisia o nel Mediterraneo occidentale? No!

La spiegazione ce la dà il glottologo Salvatore Dedola: maureddu è un termine prettamente
sardiano e ha la base nell’akkadico ma’u(m) (uccello) + redu(m) (cacciatore), ossia cacciatore di
uccelli.

Il toponimo Mauritania in Sardegna deriva dall’usanza di cacciare gli uccelli con i lacci

(uccellagione).

Sono solo indizi? Sì, ma ce ne sono molti altri che vi proporrò nelle prossime puntate di questo resoconto.

CONTINUA…

Giorgio Saba

Leggi le altre puntate già pubblicate


Per approfondire:


Scusi, dov’è l’Ade? Ipotesi sulla storia antica della Sardegna


Sardegna: dimora antica degli dei… e di altri condomini

image_printDownload in PDF