Nocera Superiore, fontana abbattuta senza confronto: cresce il malessere in città
A piazzetta Filauro demolizione senza confronto: tra perdita di memoria urbana e crescente distanza tra amministrazione e cittadini, il caso diventa simbolo di una crisi democratica più profonda
A Nocera Superiore l’abbattimento della fontana di piazzetta Filauro, accanto alla stazione, non è soltanto un intervento urbano: è diventato il simbolo di un problema più profondo che riguarda il rapporto tra amministrazione e cittadini
La decisione è stata assunta senza alcuna comunicazione preventiva né momenti di confronto pubblico. I cittadini si sono trovati davanti al fatto compiuto, senza sapere cosa sorgerà al posto della fontana né quali siano le motivazioni concrete che hanno portato alla sua demolizione. Un metodo che alimenta interrogativi e, soprattutto, un crescente senso di distanza tra istituzioni e comunità.
In città si respira un clima di profonda crisi democratica: le scelte sono calate dall’alto, considerate implicitamente incontestabili, con la maggioranza consiliare che pedissequamente si sottratte a quel dibattito che dovrebbe essere il cuore della vita amministrativa. La mancanza di dialogo sta generando sfiducia e un progressivo allontanamento dei cittadini dalla partecipazione civica, svuotando di significato il concetto stesso di bene comune.
A rendere ancora più controverso l’episodio è il valore simbolico della fontana abbattuta. Non si trattava soltanto di un arredo urbano, ma di un manufatto che richiamava elementi identitari del territorio: l’antico acquedotto romano che attraversa Nocera Superiore e le forme architettoniche del Battistero Paleocristiano di Santa Maria Maggiore. Segni, seppur contemporanei, di una memoria storica stratificata che contribuisce a definire l’identità di una comunità.
Demolire senza valutare percorsi di riqualificazione significa perdere un’occasione. Recuperare, valorizzare, restituire alla città ciò che esiste è spesso una scelta più lungimirante rispetto alla logica della sostituzione. Abbattere per costruire ex novo, invece, rischia di rispondere a una visione consumistica dello spazio urbano, dove il “nuovo” prevale sul “significativo”, e dove ciò che esiste viene considerato facilmente sacrificabile.
La memoria di una città non è fatta solo di grandi monumenti, ma anche di elementi quotidiani che accompagnano la vita dei cittadini e ne costruiscono l’immaginario collettivo. Ogni intervento che cancella senza spiegare, senza condividere, senza coinvolgere, contribuisce a indebolire quel legame.
Al contrario, quando i cittadini sono messi nelle condizioni di partecipare alle scelte che riguardano il volto della propria città, si rafforza il senso di appartenenza. Una comunità coinvolta è una comunità che cura, tutela e difende i propri spazi. Escluderla significa rinunciare a tutto questo.
La vicenda della piazzetta Filauro, dunque, va oltre la singola fontana: pone una questione di metodo, di visione e di rispetto. E richiama con forza la necessità di restituire centralità al confronto, prima che la distanza tra amministrazione e cittadini diventi irreversibile.
Redazione

