Mar. Lug 14th, 2026

Sir Francis Drake e i corsari del terzo millennio

Dalle guerre di corsa del XVI secolo alle strategie geopolitiche contemporanee: continuità e trasformazioni del potere globale

di Giorgio Saba

Francis Drake (Tavistock, tra il 1540 e il 1544 – Portobelo, 28 gennaio 1596) fu un corsaro, navigatore e politico inglese.
Al di là dei numerosi meriti nel suo ruolo di ammiraglio della Marina Britannica di Sua Maestà Elisabetta I, egli fu un lestofante.

Gli si attribuiscono atti di pirateria, e fin qui niente di speciale, in quei secoli la pirateria era molto diffusa, ma Francis si distinse in operazioni “speciali”, cioè issava una bandiera spagnola non appena veniva avvistata una nave inglese e, dopo averla depredata, aveva cura di lasciare in vita alcuni membri del malcapitato equipaggio, per far sì che al rientro in patria potessero raccontare di essere stati assaliti dagli spagnoli. In tal modo si offriva alla regina un pretesto per poter accusare di pirateria la Spagna (solite questioni di diritto internazionale che vengono aggirate).

Queste operazioni gli valsero la riconoscenza di Elisabetta che gli conferì il titolo di baronetto, nominandolo Sir Francis Drake.

Francis Drake

Perché ho raccontato questo episodio?
Trascorsi diversi secoli, siamo nel terzo millennio, in Afghanistan si iniziò la costruzione di un oleodotto, al fine di convogliare il petrolio sino al Golfo Persico, per poterlo “bunkerare” nelle cisterne delle petroliere.

L’Argentina si era aggiudicata l’incarico della realizzazione dell’oleodotto, ma George Bush figlio dichiarò di volersi sostituire agli argentini, per gli speciali interessi che gli americani attribuivano a quell’opera.

Ovviamente Argentina e Afghanistan gli risposero “picche!”.
George allora affermò la necessità di dichiarare guerra all’odiato Stato islamico.
I giovani americani gli risposero “picche!”.

Poi arrivò l’undici settembre e tutti sappiamo cosa avvenne, o forse no.

Due aerei si schiantarono contro le due torri gemelle di New York; un terzo aereo sfondò i muri perimetrali del Pentagono; un quarto aereo venne abbattuto in volo dai caccia americani.

Qualcosa non torna, vediamo che cosa:

  1. L’aereo che “avrebbe” colpito il Pentagono (il condizionale è d’obbligo) non venne ritrovato. La NASA dichiarò che il metallo era sublimato (passato dallo stato solido a quello gassoso), venne fatto ritrovare solo un pezzo della turbina di un motore, ma la Boeing, costruttrice di quei 747, dichiarò che nessun aereo prodotto dalla società aveva mai montato quei componenti.
  2. Il foro generato sul muro esterno del Pentagono era di diametro inferiore a quello della carlinga dell’aereo.
  3. L’altissima temperatura necessaria per far sublimare le lamiere (oltre 1500 gradi) non bruciacchiò il tavolo in legno e le pagine dei libri svolazzanti nelle immediate vicinanze del foro medesimo.
  4. La lista dei passeggeri dichiarati morti nell’incidente risultò del tutto inventata.
  5. I pali dei lampioni allettati dal volo del Boeing, prima dello schianto, non presentavano segni di impatto.
  6. I due aerei piombati sulle torri gemelle provocarono un incendio che portò la temperatura della struttura metallica ai livelli di snervamento e al conseguente crollo delle torri; ma l’incendio generato dalla combustione del carburante non poteva raggiungere quel livello di calore, considerato che tutta la struttura portante era protetta da uno spesso strato di isolante termico; solo una serie di cariche di “termite” (un esplosivo utilizzato per le demolizioni di fabbricati) applicate direttamente sui diversi piani della struttura medesima avrebbe potuto generare quelle temperature.
  7. Il quarto aereo, quello abbattuto in volo dai caccia militari, non risultava dirottato, ma su di esso viaggiava Katherine Harris. Chi era? Nella veste di Segretario di Stato della Florida, la Harris ebbe un ruolo decisivo durante la controversia nata alle presidenziali americane del 2000: la Florida era lo stato chiave che avrebbe determinato la vittoria fra i candidati George W. Bush e Al Gore. Quest’ultimo, ritenendo ci fossero stati brogli, presentò un ricorso e ottenne da un giudice distrettuale il riconteggio manuale delle schede, ma questo venne interrotto, prima del risultato finale, dalla Harris, la quale era considerata una fervente sostenitrice di Bush. In tal modo la Harris decretò la vittoria del suo prediletto. In seguito tutti i 50 componenti della commissione incaricata del riconteggio dei voti (conteggio rallentato in modo esasperante) ebbero incarichi di alto profilo nell’Amministrazione Bush; la Harris, forse si attendeva di più, ma la sua morte nell’abbattimento del Boeing mise fine a tutte le pretese.

Bush attribuì la responsabilità dell’attentato terroristico all’Afghanistan, nella persona di Bin Laden, suo amico e sodale (gestiva insieme a Bush le azioni della Carlyle Group, fornitrice di armamenti all’esercito americano).

I piloti kamikaze degli aerei coinvolti negli attentati erano addestrati da Bin Laden e di nazionalità saudita, ma Bush dichiarò guerra all’Afghanistan e, questa volta, l’Occidente gli si affiancò.

Sta di fatto che le operazioni militari contro l’Afghanistan ebbero inizio (per portare la democrazia, si disse).
L’oleodotto venne sottratto all’Argentina e completato dagli USA. Però la democrazia non arrivò e le famiglie di Bush e Bin Laden continuarono a percepire i dividendi azionari della Carlyle Group, anche negli anni successivi.

Poi Bin Laden (o un suo sosia) venne catturato e ucciso. Dopo una ventina d’anni Biden decise il ritiro degli americani dall’Afghanistan, senza aver portato un briciolo di democrazia e restituendo la Nazione ai pericolosi talebani. Gli USA però mantennero la proprietà del famigerato oleodotto.

Trovate qualche somiglianza con le azioni piratesche del corsaro Sir Francis Drake? Forse sì.

E veniamo ai giorni nostri e all’attacco terroristico del 7 ottobre in Israele (o meglio, in Cisgiordania)…

È proprio necessario che continui?

[Immagine di copertina elaborata da AntoRiva con il supporto dell’intelligenza artificiale per © Polis SA Magazine]

Girgio Saba

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