Il Chiesino della Val Varenna: una piccola chiesa, una valle, tre secoli di storia
Nel Ponente genovese, la Val Varenna custodisce una piccola chiesa che racconta quasi tre secoli di storia: quella di un territorio, del suo lavoro, delle sue comunità e di una memoria ancora viva

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Tesori d’Italia racconta luoghi, monumenti, parchi, borghi e patrimoni culturali che custodiscono la storia e l’identità del nostro Paese. Un viaggio tra bellezza, memoria e cultura, alla scoperta di tesori conosciuti e meno conosciuti d’Italia.
Il Chiesino della Val Varenna: una piccola chiesa, una valle, tre secoli di storia
di Antonello Rivano
Il tesoro di cui parleremo oggi non è un’opera d’arte, non è un palazzo sontuoso, non è una cattedrale che lascia senza fiato e non custodisce oro, gioielli o ricchezze da ammirare. Non è nemmeno uno di quei monumenti davanti ai quali viene spontaneo fermarsi per scattare una fotografia. È molto più semplice. E forse proprio per questo, se non si conosce la sua storia, si rischia di passarci accanto senza comprenderne il valore.
Il nostro tesoro si trova a Pegli, nel Ponente genovese, nella Val Varenna, la valle attraversata dall’omonimo torrente che si sviluppa alle spalle dell’abitato di Pegli, nel territorio del Comune di Genova, risalendo verso l’entroterra.

È qui, tra il quartiere costiero e le pendici dell’Appennino ligure, che si trova una piccola chiesa conosciuta come il Chiesino. Un edificio apparentemente modesto che da quasi tre secoli accompagna la storia di questo territorio. Perché ci sono luoghi che non hanno bisogno di essere grandi per raccontare qualcosa di importante. Basta guardarli non soltanto con gli occhi, ma attraverso le storie che hanno attraversato quelle pietre.


La storia del Chiesino comincia nel 1726, quando sul terreno appartenente alla famiglia Grimaldi venne costruita una piccola cappella. Le fonti locali riferiscono che una precedente cappella, collocata più in basso, era stata distrutta da una piena del torrente Varenna e che la nuova costruzione venne realizzata in una posizione più sicura. Attorno a quella cappella si sviluppò progressivamente un piccolo nucleo abitato che avrebbe preso proprio il nome di Chiesino. Il rapporto con il territorio è dunque presente fin dall’origine: il torrente, le abitazioni e il luogo di culto appartenevano allo stesso paesaggio umano.
Poco più di vent’anni dopo, la Val Varenna fu coinvolta negli avvenimenti bellici che interessarono il territorio genovese. Le fonti locali collocano nel 1746-1747 il passaggio delle truppe austriache dirette verso Genova e raccontano che il Chiesino venne incendiato e successivamente ricostruito dalla popolazione. Le fonti non sono perfettamente concordi sull’anno preciso dell’episodio: alcune indicano il 1746, altre il 1747. Per questo è più corretto riferirsi agli avvenimenti del biennio. Alla memoria di quel periodo è legato anche il racconto del ritrovamento, tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, di un vecchio cannone nei pressi di un rivo della valle, attribuito dalla tradizione locale alle truppe austriache. È un elemento della memoria del luogo che va distinto dalla documentazione storica direttamente verificabile.

La storia della chiesa proseguì insieme a quella delle famiglie che possedevano terre e proprietà nella valle. Nel 1876 i marchesi Cattaneo Della Volta subentrarono ai Grimaldi e nel 1878 l’edificio venne ampliato e restaurato. Nel 1839 era stato dedicato anche a San Nicola da Tolentino, mentre l’attuale campanile venne innalzato nel 1919. Nel 1946 il Chiesino divenne parrocchia autonoma; dopo la costruzione della nuova chiesa di Tre Ponti, nel 1962, perse progressivamente la propria funzione parrocchiale. Quello che vediamo oggi è quindi il risultato di una lunga stratificazione: la cappella settecentesca, la ricostruzione dopo gli eventi bellici, gli interventi dell’Ottocento e le modifiche del Novecento.

Ma il vero tesoro non è soltanto la chiesa. È la storia che la circonda. Per secoli il torrente Varenna è stato una risorsa fondamentale per la vita e per il lavoro. La valle ha conosciuto mulini, lavanderie, fonderie, fabbriche tessili e soprattutto cartiere. La produzione della carta ebbe un ruolo particolarmente importante e nel 1845 venne realizzata una cartiera proprio nella zona del Chiesino. Il Comitato Val Varenna ha ricostruito anche il complesso sistema di chiuse che permetteva di convogliare l’acqua del torrente verso le diverse attività produttive e documenta la presenza, nel Settecento, di numerosi mulini lungo la valle.
È difficile oggi immaginare una Val Varenna nella quale l’acqua fosse una delle principali fonti di energia e nella quale il lavoro seguisse il corso del torrente. Eppure proprio attorno a quelle attività si formò una comunità. Il piccolo nucleo del Chiesino, con le sue abitazioni raccolte intorno alla chiesa, era parte di un sistema fatto di lavoro, famiglie, percorsi, acqua e produzione. Anche gli antichi percorsi che risalivano la valle collegavano i diversi nuclei abitati e le attività produttive. La piccola chiesa non era quindi un edificio isolato, ma uno dei punti di riferimento di una comunità profondamente legata al proprio territorio.


Poi il territorio è cambiato. Le attività produttive hanno progressivamente perso la loro funzione, le vecchie strutture sono state abbandonate o trasformate e il rapporto quotidiano tra gli abitanti e la valle si è modificato. L’industrializzazione, la nuova viabilità e l’espansione urbana hanno cambiato il paesaggio. Ma la Val Varenna conserva ancora molte tracce del proprio passato: ponti, antichi percorsi, nuclei abitati, resti di attività produttive e luoghi religiosi. Il paesaggio stesso racconta questa trasformazione, con una natura che in alcune zone ha lentamente riconquistato spazi lasciati liberi dall’uomo.
Ed è proprio qui che la storia del Chiesino arriva fino al presente. Dopo aver perso la sua funzione religiosa originaria, la piccola chiesa è stata utilizzata anche per iniziative culturali, mostre e convegni, diventando un luogo nel quale la memoria della valle può continuare a essere condivisa. Il passato, insomma, non è rimasto chiuso dentro le sue mura.

E qui entrano in scena le persone che oggi si prendono cura della memoria della valle. Il Comitato Val Varenna ODV è un’organizzazione di volontariato che da anni lavora per la conoscenza, la valorizzazione e la tutela del territorio. Il suo impegno non si limita alla conservazione dei luoghi e alla promozione di iniziative culturali: attraverso il volontariato, il Comitato rappresenta anche una presenza concreta nella vita della comunità, mantenendo vivo quel rapporto tra territorio, persone e solidarietà che appartiene alla storia stessa della Val Varenna. Nel corso degli anni i volontari hanno inoltre contribuito alla riapertura e alla manutenzione di diversi sentieri della valle, restituendo percorribilità a percorsi che rischiavano di essere cancellati dalla vegetazione e dall’abbandono.
Accanto al Comitato è nato anche il Circolo Amici della Val Varenna APS, associazione di promozione sociale senza scopo di lucro nata dall’esperienza dei volontari della valle. Il Circolo opera per il recupero e la valorizzazione ambientale, artistica e culturale della valle, per la tutela delle sue tradizioni e per rafforzare la conoscenza di un’identità territoriale che rischierebbe altrimenti di perdersi.
Sono realtà che permettono di comprendere cosa significhi davvero custodire un territorio. Non significa soltanto restaurare un edificio antico o impedire che un sentiero venga cancellato dalla vegetazione. Significa conoscere la storia di un luogo, recuperare documenti e testimonianze, riaprire percorsi, organizzare iniziative, mantenere viva una memoria e, soprattutto, continuare a esserci per la comunità.

Il Chiesino della Val Varenna è stato inserito nel censimento «I Luoghi del Cuore» del FAI, il programma attraverso il quale vengono segnalati e valorizzati luoghi italiani considerati importanti dalle comunità. Ma forse il significato più interessante di questa piccola chiesa sta proprio al di là di qualsiasi censimento. Sta nel fatto che, quasi tre secoli dopo la sua costruzione, continua a essere riconosciuta come parte della storia della valle.
Il tesoro, allora, non è soltanto il Chiesino. È tutto ciò che quel piccolo edificio ci permette di vedere: una valle attraversata dall’acqua e dal lavoro, una comunità che si è trasformata, un paesaggio che ha cambiato volto e una memoria che qualcuno continua ancora oggi a custodire.
Perché i tesori italiani non sono necessariamente quelli che brillano, quelli che riempiono le fotografie o quelli davanti ai quali si formano le code. A volte sono piccoli, quasi nascosti, e bisogna conoscerli per capire quanto valgono.
Il Chiesino della Val Varenna è uno di questi. Una piccola chiesa, una valle, tre secoli di storia.
Antonello Rivano
![]() Antonello Rivano — Direttore/Coordinatore Nazionale della Redazione di Polis SA Magazine, giornalista, scrittore, direttore editoriale e Web Media Manager. Si occupa di cultura, società, ambiente e problematiche territoriali, con particolare attenzione alle comunità locali e alle identità culturali. Ha partecipato come relatore a conferenze sulla storia e cultura tabarchine e a progetti di valorizzazione culturale in diversi territori italiani. È autore di romanzi, saggi e raccolte poetiche e ha ricevuto riconoscimenti letterari e premi per la comunicazione. Vanta inoltre una lunga esperienza nella progettazione e gestione di siti editoriali e nella comunicazione digitale. |
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