Gio. Apr 16th, 2026

Baby‑gang, ragazzi tra social e strada

Come i giovani si incontrano online e nella movida, tra fragilità sociali, tagli ai servizi e sovraffollamento nelle carceri minorili

Il fenomeno delle baby‑gang in Italia non è più confinato a episodi isolati: racconta fragilità sociali, vuoti educativi e difficoltà nel reinserimento dei giovani più vulnerabili. Non si tratta di bande nate per caso in strade periferiche. Oggi i ragazzi si conoscono prima di tutto online, attraverso chat, messaggi e social network, dove fissano ora e luogo degli incontri reali. Successivamente, si ritrovano nei luoghi della movida urbana — piazze, vie centrali, zone di locali — dove il gruppo prende forma, consolidando ruoli e dinamiche di riconoscimento tra pari, e talvolta sfociando in episodi di violenza, ripresi e condivisi come spettacolo digitale. Il gruppo diventa un contesto in cui costruire identità e appartenenza, benché spesso in modi problematici.

Gli adolescenti coinvolti hanno un’età media tra gli 11 e i 17 anni, con una composizione sempre più fluida: ragazzi italiani e stranieri di contesti sociali diversi entrano e escono facilmente dai gruppi, mentre il collante resta una cultura condivisa fatta di abiti, linguaggi, musica e ricerca di visibilità. La violenza, quando emerge, serve spesso a ottenere prestigio sociale o visibilità tra coetanei, più che a perseguire obiettivi criminali strutturati.

I dati degli ultimi due anni confermano l’aumento del fenomeno. Nel 2024 i minorenni coinvolti in omicidi rappresentavano circa l’11% degli autori, contro il 4% nel 2023, mentre la quota di vittime minorenni è salita al 7%. Nel 2025 le forze dell’ordine hanno condotto una maxi operazione nazionale con 73 arresti e 142 denunce, tra cui 13 minorenni, sequestrando armi e monitorando profili social che incitavano alla violenza. Operazioni più ampie hanno portato all’arresto di circa 380 persone e alla segnalazione di oltre 1.100 giovani per reati vari, tra cui risse, rapine e detenzione di armi o droga. Solo nella provincia di Reggio Emilia, nel 2025, sono state 158 denunce di minorenni per aggressioni e risse tra gruppi di adolescenti, con un incremento del 10% rispetto all’anno precedente.

Dietro a questi numeri ci sono vuoti strutturali e tagli ai servizi dedicati ai giovani, che riducono le opportunità di socializzazione positiva e di sostegno educativo. I fondi per politiche giovanili sono passati da circa 90,8 milioni di euro nel 2022 a 72,8 milioni nel 2024, mentre la legge di bilancio 2026 prevede una riduzione di circa 620 milioni di euro per l’istruzione nei prossimi tre anni. Questa contrazione limita percorsi di aggregazione strutturata, laboratori culturali e attività sportive, spingendo molti adolescenti a trovare appartenenza e riconoscimento nei gruppi informali, anche quando questi diventano violenti.

Il quadro si complica ulteriormente nelle carceri minorili, dove i percorsi di reinserimento e sostegno educativo risultano spesso insufficienti. Al 30 aprile 2025 gli Istituti Penali per Minorenni ospitavano circa 611 ragazzi, con un aumento di oltre il 50% rispetto al 2022, segnando un record storico di presenza. Oltre il 60% dei detenuti era ancora in attesa di giudizio, e molte strutture erano sovraffollate. Spazi insufficienti per attività scolastiche e formative, celle con materassi a terra e ore d’aria ridotte rendono difficile garantire percorsi di recupero e reintegrazione sociale, aumentando disagio psicologico e rischio di recidiva. Questo paradosso mette in luce come la giustizia minorile si concentri sempre più sulla punizione, a scapito del reinserimento educativo previsto dalla Costituzione.

Affrontare le baby‑gang significa allora comprendere che violenza, devianza e disagio non sono fenomeni individuali, ma il risultato di fragilità sociali, digitalizzazione dei rapporti, carenza di opportunità e insufficienza dei percorsi di supporto sia nei contesti educativi sia nelle carceri minorili. La prevenzione richiede un approccio integrato: creare spazi educativi e culturali, sostenere l’istruzione, offrire attività sportive e laboratori formativi, e garantire percorsi di reinserimento efficaci anche per chi entra in contatto con la giustizia, per trasformare i segnali di disagio in opportunità di crescita.


Fonti principali:
• Servizio Milena Gabanelli, TG La7, 26 gennaio 2026
• Dati polizia e operazioni nazionali contro la criminalità giovanile 2024‑2025 (tg.la7.it, deultimominuto.net)
• Province e dati locali su denunce minorenni 2025 (reggioreport.it)
• Sovraffollamento e disagio nelle carceri minorili 2025 (ansa.it, unipd-centrodirittiumani.it, orizzontescuola.it)
• Fondi istruzione e politiche giovanili 2022‑2024


REDAZIONE

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