Carloforte, presto 1300 assistiti senza medico di base?
Dal 1° ottobre sull’isola di San Pietro resteranno tre medici di famiglia per circa 5900 abitanti. Una situazione che si inserisce nella carenza di medici di medicina generale in Sardegna e in Italia, ma che a Carloforte assume una dimensione particolare per le difficoltà legate all’insularità.

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Carloforte, un medico va in pensione: il problema di 1.300 assistiti
di Antonello Rivano
CARLOFORTE (SU) – Dal 1° ottobre uno dei quattro medici di medicina generale attualmente in servizio a Carloforte andrà in pensione. Sull’isola resteranno quindi tre medici per una popolazione di circa 6.000 abitanti e circa 1.300 assistiti dovranno trovare un nuovo medico.
Il medico in questione, il dott. Gianfranco Grosso, ha in carico anche circa 900 pazienti della prospiciente Calasetta, sull’isola di Sant’Antioco, dove si reca due volte alla settimana. Anche loro sono alle prese con la carenza di medici di base.
La vicenda è stata raccontata da L’Unione Sarda nell’articolo pubblicato il 21 agosto, a firma di Antonella Pani. Il quotidiano ha raccolto l’allarme del dottor Stefano Sulis, medico di medicina generale a Carloforte, e del sindaco Stefano Rombi.
Il problema non riguarda soltanto la necessità di sostituire un professionista che raggiunge la pensione. I tre medici che rimarranno in servizio hanno già un numero elevato di assistiti e, secondo quanto evidenziato da Sulis nell’articolo, non sarebbero nelle condizioni di farsi carico anche dei pazienti del collega. Una redistribuzione dei circa 1.300 assistiti finirebbe quindi per aumentare ulteriormente il carico sui professionisti rimasti, già impegnati anche negli adempimenti burocratici legati alla professione.
La questione diventa ancora più delicata perché Carloforte non è un comune della terraferma. È una comunità dell’isola di San Pietro, e ogni eventuale carenza di servizi sanitari deve essere valutata tenendo conto dei collegamenti con la Sardegna.
Come si trova un nuovo medico di famiglia
Quando un incarico di medicina generale diventa vacante, la sede viene inserita nelle procedure previste per l’assegnazione degli incarichi. In Sardegna la procedura segue le regole stabilite dall’Accordo collettivo nazionale e dalla disciplina regionale, con il coinvolgimento delle strutture sanitarie competenti.
I medici in possesso dei requisiti possono presentare la propria candidatura. Le domande vengono esaminate sulla base delle categorie, dei criteri e delle priorità previste dalla normativa. L’assegnazione, quindi, non avviene semplicemente perché un medico dichiara la propria disponibilità, ma attraverso una procedura regolamentata.
Il punto più delicato è però un altro: la pubblicazione di un incarico vacante non significa necessariamente che quell’incarico verrà coperto.
È il problema già verificatosi in altre realtà della Sardegna. L’Unione Sarda richiama il caso di Portoscuso, dove i bandi per individuare un nuovo medico sarebbero rimasti senza candidati. Per evitare che i cittadini dovessero affrontare spostamenti anche di una trentina di chilometri per esigenze sanitarie di base, il medico pensionato Ignazio Atzori era tornato temporaneamente in servizio per nove mesi.
La Sardegna ha previsto anche strumenti incentivanti per alcune sedi considerate disagiate, proprio per cercare di aumentare l’attrattività degli incarichi. Ma resta la questione principale: trovare un professionista disposto a lavorare stabilmente in quel territorio.
A Carloforte questa difficoltà assume un significato particolare.
L’insularità e la “madre isola”
C’è un’isola e c’è la “madre isola”. E tra le due, come normalmente accade, c’è il mare.
È questa una delle caratteristiche che distinguono Carloforte non soltanto da un piccolo comune della terraferma, ma anche da un qualsiasi altro centro della Sardegna, l’isola madre. Se un servizio sanitario non è disponibile sul territorio, per raggiungere molte delle alternative bisogna prima attraversare il mare e raggiungere l’altra sponda, la “madre isola”. E non è un dettaglio: per farlo bisogna affidarsi ai collegamenti marittimi, agli orari delle tratte e alle condizioni meteo-marine. Quando queste non consentono spostamenti regolari, anche l’accesso a un servizio sanitario può diventare più complicato.
Secondo quanto riportato da L’Unione Sarda, il dottor Sulis ha richiamato anche le difficoltà legate alla continuità assistenziale e l’assenza di una guardia medica turistica durante l’estate, quando la popolazione di Carloforte aumenta sensibilmente. Sull’isola, inoltre, non c’è un ospedale che possa essere raggiunto in pochi minuti.
Per questo la questione dei medici di famiglia non può essere affrontata soltanto attraverso il rapporto tra numero di professionisti e numero di assistiti. Il fattore geografico pesa sulla possibilità di accedere ai servizi.
Il Comune, intanto, si è attivato. Il sindaco Stefano Rombi ha spiegato, sempre nell’articolo de L’Unione Sarda, che la questione non rientra nella competenza diretta dell’amministrazione comunale, ma che sono già stati avviati contatti con la Asl per arrivare alla soluzione del problema in tempi brevi.
È un ruolo di sollecitazione e interlocuzione, non di decisione. Il Comune può rappresentare le esigenze della comunità e chiedere alla sanità regionale di intervenire, ma non può nominare direttamente il medico di medicina generale.
La Sardegna e il problema nazionale
Quello di Carloforte è dunque un caso particolare di un problema molto più ampio.
La Sardegna ha registrato negli ultimi anni una forte riduzione dei medici di medicina generale. Secondo la Fondazione GIMBE, tra il 2019 e il 2024 il numero dei medici di medicina generale nell’isola è diminuito del 40,3%, a fronte di una riduzione nazionale del 14,1%.
Il problema riguarda anche il futuro: secondo la stessa analisi, entro il 2028 saranno 231 i medici sardi che raggiungeranno l’età pensionabile di 70 anni.
A livello nazionale, tra il 2019 e il 2024 i medici di medicina generale sono diminuiti di 5.197 unità, passando da 42.009 a 36.812. Una riduzione che interessa soprattutto i territori dove diventa più difficile rendere attrattivo l’incarico.
Carloforte, quindi, non è un’eccezione rispetto alla crisi della medicina generale. È un luogo nel quale quella crisi incontra una difficoltà aggiuntiva: l’insularità.
Da una parte ci sono 1.300 assistiti che dovranno trovare un nuovo medico. Dall’altra ci sono tre professionisti che, secondo l’allarme lanciato dal dottor Sulis e riportato da L’Unione Sarda, non possono semplicemente assorbire tutti quei pazienti.
Nel mezzo c’è una procedura che dovrà portare alla ricerca di un nuovo professionista e un’amministrazione comunale che, pur non avendo la competenza diretta, sta cercando di favorire una soluzione attraverso il confronto con la Asl.
Chi può intervenire
La vicenda di Carloforte chiama in causa livelli istituzionali diversi, con competenze differenti.
Il Comune può fare soprattutto da interlocutore e da tramite con le autorità sanitarie. Può segnalare la situazione, sollecitare la Asl, rappresentare le esigenze della comunità e favorire, per quanto nelle proprie possibilità, le condizioni che rendano più agevole l’arrivo di un nuovo professionista. Non può però nominare direttamente un medico di medicina generale.
La Regione Sardegna, attraverso il sistema sanitario regionale e le strutture competenti, ha invece un ruolo diretto nella programmazione dell’assistenza territoriale. Può individuare e pubblicare le sedi carenti, gestire le procedure previste per l’assegnazione degli incarichi, utilizzare gli strumenti incentivanti per le aree disagiate e intervenire sull’organizzazione dei servizi sanitari territoriali. È quindi il livello istituzionale dal quale dovrà passare concretamente la ricerca del nuovo medico per Carloforte.
Il Governo e il Parlamento, infine, possono intervenire sul quadro nazionale. Non possono assegnare direttamente un medico a Carloforte, ma possono modificare le regole della medicina generale, aumentare e programmare la formazione dei nuovi medici, finanziare incentivi per le sedi più difficili da coprire e introdurre criteri specifici per le piccole isole e i territori caratterizzati da particolare disagio geografico.
Ed è proprio quest’ultimo aspetto che la vicenda di Carloforte porta in evidenza. Una sede sanitaria su un’isola minore non può essere valutata soltanto sulla base del numero degli abitanti. Ci sono il mare, gli orari dei collegamenti, le condizioni meteo-marine, la distanza dai servizi ospedalieri e l’impossibilità di raggiungere rapidamente un’alternativa sulla terraferma.
Per questo la soluzione immediata dovrà arrivare dal sistema sanitario regionale, ma il problema posto da Carloforte riguarda anche la programmazione nazionale. Il Comune può sollecitare, la Regione può intervenire e il Governo può cambiare le regole. Ognuno, con competenze diverse, ha una parte della soluzione.
Per i circa 2.200 assistiti complessivamente in carico al medico che andrà in pensione, tra Carloforte e Calasetta, la prima risposta dovrà però arrivare prima del 1° ottobre. A Carloforte, sull’isola di San Pietro, raggiungibile dalla Sardegna soltanto via mare, le difficoltà legate alla sostituzione del medico si intrecciano con una condizione di particolare isolamento territoriale. Calasetta, sull’isola di Sant’Antioco, è invece collegata alla terraferma attraverso l’istmo e il ponte. Ma questa differenza geografica non rende meno importante il problema di Calasetta: anche qui centinaia di cittadini rischiano di trovarsi senza un punto di riferimento sanitario essenziale. In entrambi i casi, il calendario non è soltanto una questione amministrativa: significa garantire che, quando un medico lascia il servizio, ce ne sia un altro pronto a prendere il suo posto.
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Nota dell’autore
Ho iniziato a scrivere per Polis come collaboratore di redazione nell’ormai lontano 2017. Il mio primo articolo di prova, poi pubblicato, si intitolava “Isolani isolati”.
È triste constatare che, da allora, molto è cambiato, ma troppo poco è cambiato davvero. Una situazione che ricorda, per certi versi, quella gattopardiana: cambiare tutto perché nulla cambi. Anzi, quando si parla di sanità e soprattutto di assistenza territoriale, a livello locale, regionale e nazionale, viene da chiedersi se non abbiamo compiuto, in questi anni, qualche passo indietro. Purtroppo, la risposta la conosciamo fin troppo bene.
Non importa di chi sia la colpa. È giusto riconoscere che le istituzioni locali hanno a cuore il benessere dei propri cittadini e cercano di fare quanto è nelle loro possibilità, spesso tra mille ostacoli. Ma proprio questo caso dimostra che, quando si parla di territori insulari e di servizi essenziali come la sanità, la buona volontà locale non può bastare. Servono strumenti, risorse e decisioni che vadano oltre i confini del singolo Comune e, probabilmente, anche di quelli regionali.
A distanza di quasi dieci anni, ritrovarmi a scrivere ancora di problemi legati all’insularità, che in quell’articolo riguardavano sia le piccole isole sia quelle maggiori, dà a questa storia un significato particolare. “Isolani isolati” non è solo il titolo di un articolo del 2017: sembra ancora oggi una condizione con cui Carloforte è costretta a fare i conti. Ma per la sanità pubblica italiana il rischio è che, alla fine, possiamo diventare tutti “isolani isolati”, indipendentemente dal territorio nel quale viviamo: sulle isole come sulla terraferma, nei piccoli centri come nelle città, avere un servizio sanitario vicino e accessibile potrebbe diventare sempre più difficile
Ma sono certo che la comunità di Carloforte, come ha già fatto in altre occasioni, saprà ancora una volta trovare al proprio interno la forza e la solidarietà necessarie per sopperire alle difficoltà. Perché una comunità, soprattutto quando vive su un’isola, sa bene quanto sia importante non lasciare indietro nessuno.
Antonello Rivano
| Antonello Rivano — Direttore/Coordinatore Nazionale della Redazione di Polis SA Magazine. Giornalista, scrittore e direttore editoriale, si occupa di informazione, cultura, società e territorio, con particolare attenzione alle comunità locali, alle identità culturali, alle problematiche territoriali e alle trasformazioni sociali, oltre che alle nuove tecnologie e alla comunicazione digitale. Ha esperienza nella gestione e progettazione di siti giornalistici e nella comunicazione attraverso web e social media. È autore di romanzi, saggi e raccolte poetiche e ha ricevuto diversi riconoscimenti letterari e premi per la comunicazione. |

