Sulle speculazioni: energia, interessi e nucleare
Dalla vicenda biblica di Giuseppe alla transizione energetica in Sardegna, una riflessione sulle possibili speculazioni legate alle fonti rinnovabili e al ritorno del nucleare.

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Sulle speculazioni: energia, interessi e nucleare
di Giorgio Saba
Tranquilli, sono ancora ateo e ciò che sto per scrivere non è un tentativo di catechizzarvi.
Ricordate la vicenda biblica di Giuseppe, figlio prediletto di Giacobbe e grande patriarca della cristianità e dell’ebraismo, quello delle vacche grasse e delle vacche magre? Sì? Comunque ve la voglio ricordare, riassumendola con parole mie, ma senza travisarne il significato.
Quando Giuseppe spiegò al Faraone, che lo interpellava, il significato delle vacche nel suo sogno, il Faraone lo trovò molto arguto e gli propose di prendere le redini economiche dell’impero.

Seguirono sette anni di prosperità (vacche grasse) e, intelligentemente, Giuseppe fece costruire tantissimi magazzini in cui stoccare le granaglie in esubero.
Arrivò poi la carestia e i sudditi si trovarono a corto di cibo e di semi per le attività agricole; andarono quindi da Giuseppe per chiedere di poter utilizzare i prodotti accumulati negli anni precedenti. Giuseppe rispose che essi erano disponibili, ma non gratuitamente; pertanto, qualcuno li pagò con denaro, altri con oggetti preziosi e, per un po’, la Nazione tirò avanti.
Ma la carestia continuò e gli Egizi tornarono da Giuseppe per chiedere altre granaglie – questa volta senza denaro e senza oggetti preziosi –.
Giuseppe rispose che avrebbe concesso le granaglie, in cambio della proprietà di tutti gli animali in loro possesso.
La carestia continuò ancora e stavolta, non avendo più merci di scambio, i cittadini si videro costretti ad accettare di essere messi in stato di schiavitù nei confronti di Giuseppe.
Un grande patriarca, a detta delle Sacre Scritture, ma, riflettendoci meglio… Giuseppe fu l’inventore della speculazione economica, attività da sempre praticata dai suoi discendenti prediletti (banchieri e usurai).
Giacché siamo in tema di speculazione, vorrei attualizzare il fenomeno in un contesto tutto sardo:
Io sono contrario a tutte le forme di speculazione, ma…
Ma la mia posizione nei confronti della transizione energetica si discosta da quella di molti miei conterranei; infatti, sono favorevole all’utilizzo di tutte le forme di energia alternativa: eolico, solare, moto ondoso, maree. Purché non diventino di esclusivo vantaggio da parte delle grandi multinazionali, supportate dai soliti politici prezzolati.
Invece, vedo attorno a me una strenua opposizione a tutte le forme di energia alternativa, da parte di miei corregionali, distribuiti su quasi tutti i diversi schieramenti politici.
Come sempre, la domanda che mi pongo è “CUI PRODEST?”.
Conviene sicuramente ai petrolieri che, neanche tanto nascostamente, alimentano questa incomprensibile protesta; per loro la transizione energetica è peggio di una pugnalata nella schiena.
Ma non è tutto.
Tornare al carbone non è un’opzione attuabile e, infatti, nessuno la propone.
Resta il nucleare e circolano numerose teorie sulla convenienza di un nucleare di quarta generazione, quello artatamente chiamato nucleare pulito.
Convenienza? Il premio Nobel Giorgio Parisi non è di quell’avviso. Con il suo staff, ha analizzato i costi della realizzazione di tali impianti (di fatto ancora da inventare) e ha dimostrato che, a conti fatti, non sono assolutamente più convenienti: costano meno gli attuali sistemi di produzione di energia.
E stiamo ancora trascurando un dettaglio non insignificante: la messa in sicurezza.
Una giornalista come Milena Gabanelli, che non parla mai a vanvera, in questi giorni fa circolare un video in cui afferma che le centrali nucleari italiane, messe a riposo dopo il referendum di quarant’anni fa, ancora attendono di essere messe in sicurezza; la loro pericolosità rimane alta e lo rimarrà per mille anni e più.

In particolare, le scorie radioattive sono state collocate in fusti metallici e temporaneamente sotterrate in varie località della Pianura Padana. Ora quei fusti metallici sono invecchiati e risultano corrosi, quindi difficilmente manovrabili.
Se un grosso nubifragio dovesse colpire la zona di Saluggia, sede di uno di quegli impianti dismessi, lo straripamento della Dora Baltea (affluente del Po) potrebbe far sì che le acque, dopo aver raggiunto quei fusti deteriorati ed essere diventate radioattive, andrebbero a finire in falda. In questo caso, tutte le località presenti su entrambi i lati del fiume e sino all’Adriatico dovrebbero essere evacuate e rimarrebbero inabitabili sino a impossibile bonifica (cioè mai).
Segue la puntata di Dataroom sull’argomento: video su Facebook
| Giorgio Saba, nato a Cagliari. Laureato in Architettura a Firenze, svolge attività di libera professione. Nel 1983 frequenta un anno del Corso di Perfezionamento in Archeologia e Storia della Sardegna (docenti, Giovanni Lilliu e Enrico Atzeni). Dal 1984 al 2017 è docente nella Scuola pubblica (negli ultimi 30 anni insegna Architettura al Liceo). Dal 2012 al 2017 è Presidente dell´Ordine Architetti, P.P. e C. di Cagliari e ottiene l´attivazione degli Esami abilitanti la professione di Architetto. Membro dell´Osservatorio Città Metropolitane del CNAPPC. Coordinatore di URBANPRO Cagliari (Ordine Architetti, CCIAA, Confcommercio, ANCE). È stato relatore e coordinatore in oltre quaranta convegni su temi di Architettura, Paesaggio, Archeologia, Teoria del Colore, Linguaggi semiotici. Nel 2016 pubblica il libro Scusi dov´è l´Ade? (la prima edizione va esaurita in otto mesi). Nel 2024 è uscito Sardegna: dimora antica degli dei… e di altri condomini. Per Polis ha già curato la serie, in otto puntate, Gli dèi greci erano davvero greci? |

