Considerazioni semiserie su quello che ci è stato portato via.

di Pina Esposito

Quante cose sono cambiate con la pandemia? Ognuno di noi è capace di indicarle e quando lo fa agisce per sottrazione. Sfoglia il libro della storia, quella personale e quella che appartiene al genere umano, e mentre lo fa, pagina dopo pagina, si accorge di restare intrappolato in una trama da romanzo horror.

Il libro ancora non è finito perché l’autore, il “Coviddiciannove”, da perfetto sconosciuto, ora che ha raggiunto una fama mondiale, in accordo con il suo editore (Coronavirus), vuole restare ancora sul suo piedistallo da star, conquistato con poca fatica, senza troppa fantasia e senza alcun investimento finanziario.

Roba facile. Poche goccioline di saliva, veicolate nell’aria dagli umani, depositate su oggetti vari ed il gioco è fatto.

Transito gratuito e via, in giro nel mondo, in allegria.

Avendoci preso gusto, finché la farà franca, questo nostro autore, continuerà a viaggiare e a scrivere (non gli costa niente) il suo romanzo nero, nel quale lo sfondo è il villaggio globale. I personaggi siamo noi, senza distinzione di razza o di genere, senza distinzione fra ricchi e poveri, fra potenti ed ultimi sul gradino della scala sociale.

Il tempo è questo, il 2020, che sta per finire e che sarà destinato all’empireo, insieme ad alcune date storiche a noi ben note.

Ma dato che il libro di” Coviddiciannove”è un libro aperto, mi sa che si prenderà ancora del tempo, infestando anche i giorni dell’anno nuovo che aspettiamo senza entusiasmo, caricati come siamo ancora di stress e di paura.

Poverino il 2021, sapendo già che nasce senza possedere la stessa fortuna degli anni che lo hanno preceduto, si appresta con mestizia presso di noi.

Avverte un senso di disagio, di minorità, gli altri che sono andati via, e che lo hanno preceduto, sono stati festeggiati alla grande, con calici levati, pieni di bollicine festanti.

 Hanno avuto il privilegio di assistere ai fuochi beneauguranti che inneggiavano alle nascite nuove dei giorni da vivere e da strappare dai calendari.

 Hanno avuto anche gli abbracci e i baci, scambiati a profusione fra gli uomini del nostro pianeta. Quelli belli ed esaltanti, scambiati dopo la conta euforica dell’ultimo minuto dell’anno vecchio che andava via.

Adesso, gli scampoli degli ultimi giorni di questo catastrofico 2020 si stanno consumando fra mille incertezze.

Si chiudono ancora bare, ma non si chiudono le bocche che creano insopportabili litigate fra i nostri governanti. Si paventa la crisi di governo, si litiga sul numero dei commensali per le tavolate festive che verranno.

Se non fosse tutto vero, drammaticamente vero, potremmo pensare ad una farsa, ad una grottesca e tragica messa in scena teatrale.

Tant’ è …

Allora, sugli ondeggiamenti di questi ultimi giorni del 2020, mi voglio soffermare sulle famose sottrazioni indicate in premessa, per ricordare a noi l’elenco delle cose sottratte, rubate, carpite, sciupate, devastate e forse, in alcuni casi, perse.   

 Il ladro in questione ci ha deprivato in primis della vita, nel senso che ha fatto un bottino di morti su scala planetaria che nemmeno le guerre mondiali, forse, hanno portato a casa.

Il farabutto ha cancellato la pietas umana, quella che rende dignitosa la dipartita, quella morte celebrata nei versi antichi dei poemi epici, quella cantata, intrisa di forza mimetica da poeti di tutte le epoche.

Questo nemico ci ha sottratto la libertà, ci ha incastrato nelle gabbie delle pareti di casa, dove chi viveva male e con le mura piene di urla,ha finito di essere ulteriormente vittima della povertà e della violenza domestica.

Ha sottratto a bambini e ad adolescenti gli spazi vitali della crescita e della formazione personale nel posto giusto, dove si sperimentano tante cose, la scuola; luogo dove il confronto con il gruppo dei pari e con gli adulti che li hanno in carico, è un elemento formidabile e necessario per tutti, grandi e piccoli, nessuno escluso.

Ha scippato dagli occhi, unico elemento ben visibile nei volti camuffati e mascherati, la radiosità dei sorrisi. In compenso li ha invasi di luci fosche, venate da diffidenza e paura.

Sempre lui, il ladro in questione, ha sottratto l’amor proprio che scaturisce dal lavoro, eliminando anche la necessaria fonte di sostentamento per sé e per il proprio nucleo familiare.

 In compenso, anche in questo caso, mentre sottrae, riesce per concause vicine e lontane, anche ad addizionare, arricchendo certi colossi finanziari e le tasche ingorde del malaffare, rapace e capace come un corvo affamato, di lucrare sul male degli altri.

Le grandi calamità, per costoro ahinoi, sono da sempre fari orientanti, proiettati verso l’illecito. Sciacalli ingordi! Brutta progenie umana…

Insomma, l’elenco dei “meno” si potrebbe allungare ancora.

Ma prima di chiudere vorrei ricordare l’unica sottrazione effettuata da questa canaglia l’unica degna di nota, anche se è stata momentanea e che abbiamo già dimenticata.

 Riguarda la natura.

Questo virus strafottente, ha sottratto alla natura i mali inflitti dagli uomini. Nei primi mesi, quelli lunghissimi della segregazione, ci ha ridato cieli mai visti, notti luminose nel silenzio sconfinato, stelle e fiumi e ruscelli e mari rinvigoriti, trasparenti e belli.

Tuttavia, le illusioni sono morte e tutto è tornato come prima.

Non ci resta che sperare e provare a dimenticare i cieli di piombo che ancora incombono su di noi

Pina Esposito

Foto di copertina  Alexandra_Koch da Pixabay 

Foto 1 Foto di Sumanley xulx da Pixabay 

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