Gio. Feb 9th, 2023

Riproduzione di un bassorilievo di Medinet-Habu

L’isola che non c’è-5-

La riproduzione di un bassorilievo di Medinet-Habu, in cui sono ritratti gli Shardana, i Pheleset/Filistei loro alleati ma anche i carri trainati da buoi, spiegherebbe la migrazione, quando queste popolazioni, sfuggendo dalla ipotizzata catastrofe, portarono con sé familiari e masserizie, utilizzando appunto i carri effigiati nel bassorilievo.


Quali sono le prove documentali a sostegno dell’ipotesi che la caduta di un corpo celeste e del conseguente tsunami abbia determinato lo sconvolgimento dell’intero Mediterraneo, che oltre ad una terrificante siccità e conseguente carestia, comportò anche due invasioni dei Popoli del Mare?

di Giorgio Valdès

Invasioni che Widmer Berni e Maria Longhena nel più volte citato libro “Una Nuova Preistoria Umana –Ipotesi inedite sull’origine della Civiltà” (da cui abbiamo tratto la maggior parte delle successive prove documentali), individuano più precisamente in una migrazione con intento predatorio e in un successivo piano d’invasione accuratamente progettato.
Negli ultimi decenni molti ricercatori ritengono di aver trovato prove inconfutabili a testimonianza di un cambiamento climatico con effetti devastanti che si protrassero per secoli.
E’ indubbio che di episodi di siccità e carestia la storia è fin troppo ricca, ma Itamar Singer dell’Università di Tel Aviv riteneva che la fine del XIII secolo e l’inizio del XII fossero stati colpiti da un disastro senza precedenti e che la fame avesse afflitto un territorio estremamente vasto. Ciò risulta essere confermato dagli studi dei pollini a Cipro e in Siria prodotti dall’Università francese di Tolosa e dalla Yale University. Entrambe queste ricerche hanno portato ad un identico risultato: la fine dell’Età del Bronzo coincide con una siccità che durò 300 anni. Un cambiamento climatico eccezionale di cui non conosciamo la causa, almeno al momento, determinò una grande carestia che obbligò un gran numero di individui a cercare sostentamento altrove
”. (dal libro sopra citato).

tempio di Medinet-Habu,


Ma ecco, al proposito, cosa si legge sulle mura del tempio di Medinet-Habu, nella traduzione dell’egittologo William Franklin Edgerton (1893-1970) e John A. Wilson (1899-1976) archeologo statunitense di fama mondiale e professore emerito di egittologia all’Università di Chicago:Il grande calore di Sekhmet si è mischiato con quello dei loro focolari, cosicché le loro ossa s’incendiano all’interno dei loro corpi: La meteora (the Shooting Star) fu terrificante per come li perseguitò mentre la terra (d’Egitto) era serena” (la dea Sekhmet, “la Potente”, era la signora del terrore, della strage, colei che percuote).


La caduta di questo astro celeste innescherà una serie di fenomeni distruttivi dalle conseguenze devastanti, e in tal senso anche i testi mutili di Medinet-Habu sono espliciti: “Così per i paesi stranieri…distruzione delle loro città, furono devastate in un solo attimo, i loro alberi e le loro genti sono diventati cenere. Essi presero consiglio dai loro cuori: verso quale luogo andremo? I loro capi vennero…(con) i loro beni e i loro figli sulla schiena d’Egitto” (Edgerton).


In numerosi passaggi si parla di movimenti tellurici, oscillazioni e “di una gigantesca ondata di marea” che spazzò via città e villaggi.

Il dio Amon Ra


Amon Ra parla quindi con Ramesse III informandolo che mentre l’Egitto è sostanzialmente risparmiato dalla catastrofe “L’Oceano e il Grande Circolo sono sconvolti dall’oscillazione e dall’ondeggiamento” e così prosegue: “Ti diedi la mia spada per distruggere i Nove Archi e misi per Te tutti i paesi ai Tuoi piedi. Feci in modo che essi vedessero la Tua maestosità come forza di Nun (l’oceano primordiale – mia nota) quando distrusse e cancellò le loro città e i loro villaggi con un’ondata d’acqua”. (Edgerton)


E ancora, nell’opera fondamentale del famoso archeologo e storico statunitense James Henry BreastedAncient Records of Egypt” , è scritto a proposito dei Libici: “il fuoco ci ha penetrati, il nostro seme non esiste più” e in riferimento agli alleati Meshwesh: “Le loro città sono ridotte in cenere, devastate, desolate, il loro seme non esiste più”.

James Henry Breasted “Ancient Records of Egypt” (5 vol.)


E’ altrettanto interessante quello che a questo punto si legge ancora nel libro di Berni e Longhena: << I Popoli del Mare sono i sopravvissuti ad un gigantesco Tsunami espresso dalla forza del Nun, la forza cosmica dell’oceano che distrugge e dà vita…i testi di Medinet-Habu appaiono quindi assolutamente illuminanti ed esprimono una sequenza del tutto logica, a cominciare dalla caduta di ciò che Edgerton e Wilson tradussero comeShooting Star” (meteorite) allo Tsunami, gigantesca onda di Marea che segue necessariamente la caduta in Oceano di un astro del cielo. I sopravvissuti di questo catastrofico evento furono in seguito stremati da scosse telluriche ed eruzioni vulcaniche che trovano conferma nei testi di Medinet-Habu, in cui si afferma che “le isole non avevano riposo”. Il testo egizio utilizza, spesso applicato alle isole, uno specifico verbo dal significato di “saltare” che includerebbe però un movimento repentino, violento. Le isole quindi non avevano né pace né riposo ma letteralmente ”saltavano” scosse violentemente da scariche telluriche incessanti >>…<< Gli eventi climatico-ambientali portarono a due reazioni: la prima pressoché immediata e dovuta alla perdita improvvisa di ogni bene che si caratterizza in una migrazione con intento predatorio; la seconda, ritardata, si esprime al contrario come un piano di invasione accuratamente ideato e progettato nelle isole dell’Haou-Nebout, messo in atto con una perfetta conoscenza del Mediterraneo e dei suoi paesi.>>.
La riproduzione di un bassorilievo di Medinet-Habu, in cui sono ritratti gli Shardana, i Pheleset/Filistei loro alleati ma anche i carri trainati da buoi, spiegherebbe la migrazione, quando queste popolazioni, sfuggendo dalla ipotizzata catastrofe, portarono con sé familiari e masserizie, utilizzando appunto i carri effigiati nel bassorilievo.


A proposito dei Filistei, anche la Bibbia fornisce un importante indizio connesso all’inondazione di cui si è sinora riferito, nel momento che li definisce come “i sopravvissuti delle isole”.

Alan Henderson Gardiner



Così scrive Alan Henderson Gardiner ( 1879 – 1963), forse il più celebre egittologo britannico, commentando l’esodo di cui si è appena riferito: ”Questa volta non si era trattato di una semplice scorreria di predoni, ma di una invasione vera e propria alla ricerca di nuovi territori in cui stabilirsi.
Maraye e i suoi alleati (Maraye è un libico e tra gli alleati ci sono gli Sherden – nota mia) avevano condotto con sé le mogli e i figli, il bestiame e un’enorme quantità di armi ed utensili, che furono catturati dal nemico
”.


Vorrei concludere richiamando il mito di Fetonte, pubblicato con lo stesso titolo di questo articolo ma con il numero d’ordine 3.
Direi che sia del tutto evidente il fatto che Ovidio (ma anche Platone), raccontando del disastro combinato dai cavalli del sole imbizzarriti, che incendiarono le terre del mondo allora conosciuto e prosciugarono fiumi e corsi d’acqua vari, avesse voluto rappresentare, in termini figurati, ciò che probabilmente, nelle memorie del tempo, era tramandato come la caduta nel Mediterraneo di un asteroide.

Immagine di copertina: la riproduzione di un bassorilievo di Medinet-Habu (regno di Ramesse III: XX dinastia 1186-1154 a.C. ) con ritratti gli Shardana, i Pheleset e i carri trainati da buoi che probabilmente trasportavano familiari e masserizie.

Giorgio Valdès

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