Gio. Feb 9th, 2023

La statuetta di Aristeo custodita nel Museo Archeologico di Cagliari

Ma che bravo Aristeo!

In Sardegna, la più antica testimonianza delle prime forme di apicoltura rustica è probabilmente riconducibile alla statuetta di Aristeo, oggi custodita nel Museo Archeologico di Cagliari, risalente, presumibilmente, al V-VII secolo a.C. e raffigurante un giovane nudo con cinque api disposte sul corpo


Scrive Giovanni Ugas nel suo libro “L’Alba dei Nuraghi”, che “la tradizione letteraria greca riporta al XVI-XV secolo (a.C.), dunque al tempo dei protonuraghi, l’avvento in Sardegna di un ‘daidalos’, un architetto di scuola cretese o ateniese, al seguito dell’eroe ‘Aristeus’…”

di Giorgio Valdès

In Sardegna, la più antica testimonianza delle prime forme di apicoltura rustica è probabilmente riconducibile alla statuetta di Aristeo, oggi custodita nel Museo Archeologico di Cagliari, risalente, presumibilmente, al V-VII secolo a.C. e raffigurante un giovane nudo con cinque api disposte sul corpo


Ad Aristeo potrebbe farsi risalire anche l’introduzione della coltivazione della vite e dell’ulivo nella nostra isola. A parte ogni considerazione su “Daidalos/Dedalo”, presunto ideatore e costruttore dei nuraghi (*), l’archeologo Mario Sanges osservava “che la tradizione storiografica … narra che Aristeo, compagno di viaggio di Dedalo, introdusse in Sardegna la coltivazione della vite e dell’ulivo e l’allevamento delle api: notizie di un evento realmente accaduto, traslata e ricordata attraverso la narrazione mitica. Una conferma di quanto fosse radicata questa credenza, tramadataci da Pausania e da altre fonti antiche greche e latine, è data dal ritrovamento in territorio di Oliena, in località Sa idda ‘e su mele (il paese del miele), di un piccolo bronzo raffigurante Aristeo, con il corpo totalmente ricoperto di api…


E’ interessante al proposito riportare questo passo tratto dagli scritti del canonico Giovanni Spano: “La statuetta che presentiamo fu trovata nel gennajo del 1843 nel villaggio di Oliana, nel salto chiamato Dule, nell’atto che si sarchiavan le fave in una vigna appellata De su Medde. Appena che seppimo d’essersi trovata questa statuetta, ne interessammo il sig. Can. C. Asproni, allora in Nuoro, il quale gentilmente corrispose, scrivendone subito al Vicario Parrocchiale di Oliana, Sacerdote sig. Salvatore Carrus il quale n’era il possessore. Questi con lettera del 27 luglio ci fece sapere il sito, e come venne trovata la statuetta in discorso, ed allo stesso tempo ce ne fece grazioso dono, per cui forma parte della nostra raccolta archeologica”.

François Joseph Bosio, Aristée, dieu des jardins, 1817, Louvre, Parigi


Sempre in merito all’introduzione della coltivazione della vite in Sardegna, Mario Sanges scriveva inoltre che “Fino a qualche decennio fa, era opinione comune fra tutti gli studiosi del settore che l’arrivo in Sardegna del vino, e di conseguenza della successiva coltivazione della vite, fosse da far risalire alle fasi iniziali della colonizzazione fenicia (IX – VIII sec. a.C.), e che la vitivinicoltura diffusa in scala più ampia datasse alla successiva dominazione cartaginese (VI sec. a.C.), e poi romana (III sec. a.C.). Fortunate campagne di scavo condotte con i più moderni sistemi di indagine archeologica, coadiuvate da sofisticate analisi scientifiche, quali esami al Carbonio 14, pollinici e gascromatografici, nonché comparazioni con i siti extra insulari le cui genti hanno avuto contatti nella preistoria e nella protostoria con le popolazioni dell’Isola, hanno consentito di retrodatare, almeno a partire dalla fine dell’Età del Bronzo Medio (XV sec. a.C.) o dagli inizi dell’Età del Bronzo Recente (XIV sec. a.C.), la certezza della presenza in Sardegna della vite e del vino. A partire da tale periodo, infatti, si intensificano e si consolidano i rapporti bilaterali, già intrapresi in precedenza, con il bacino orientale del Mediterraneo e in particolare con il mondo miceneo. Compaiono nuove forme ceramiche più adatte alla conservazione e al trasporto di derrate, con le superfici esterne e interne particolarmente trattate al fine di contenere sostanze liquide di pregio, quali olio d’oliva e vino, nonché recipienti per la mescita e per il consumo di bevande come appunto il vino”

Nuraghe Arrubiu di Orroli,

Sono significative, a questo proposito, le diverse brocchette da vino, provenienti da livelli certi del Bronzo Recente, in ceramica ‘grigia nuragica’, ritrovate in alcune località della Sardegna: dal nuraghe Antigori di Sarroch, insieme a ceramiche micenee di importazione e di imitazione locale, dal complesso nuragico di Santu Pauli di Villamassargia, dalla grotta santuario di Pirosu Su Benazzu di Santadi, dal nuraghe Arrubiu di Orroli, e dal probabile scalo commerciale nuragico nel porto di Kommos, nelle coste meridionali dell’isola di Creta.
Maggiori informazioni su questa statuetta e sul sito di suo ritrovamento sono contenute nell’articolo cui rimanda il
seguente link: https://www.comune.oliena.nu.it/citta-e-territorio/archeologia/ll-ritrovamento-di-aristeo-a-dule.html
(*)altri autori come Pseudo Aristotele fanno edificare i nuraghi da Jolao, che si dice giunse in Sardegna con i Tespiadi, figli di Herakles/Ercole; ma è noto come i greci fossero accentratori e certamente non avrebbero mai accettato di attribuire ai costruttori sardi l’edificazione degli stessi nuraghi.
In allegato: La statuetta di Aristeo custodita nel Museo Archeologico di Cagliari.

Giorgio Valdès

Articolo presente anche su https://www.nurnet.net/

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